Allarme obesità prima dei 30 anni: perché la prevenzione deve iniziare a scuola. Il progetto SIO-STEP

Obesità prima dei 30 anni: perché la prevenzione deve iniziare a scuola. Il progetto SIO-STEP

Istanbul – C’è un’età in cui il peso in eccesso smette di essere solo un problema “da correggere più avanti” e diventa un fattore capace di condizionare il futuro della salute. Quando obesità e sovrappeso compaiono presto, già nell’infanzia, nell’adolescenza o nei primi anni dell’età adulta, il rischio non riguarda solo la bilancia. Riguarda il cuore, il metabolismo, la possibilità di sviluppare malattie croniche e, secondo nuovi dati, anche l’aspettativa di vita.

Il tema è stato rilanciato dalla Società Italiana dell’Obesità in occasione dell’European Congress on Obesity, in corso a Istanbul dal 12 al 15 maggio. Al centro dell’attenzione ci sono i rischi dell’eccesso di peso negli under 30 e la necessità di portare la prevenzione dove le abitudini iniziano a formarsi: nelle scuole.

Obesità e rischio di mortalità

Secondo un ampio studio svedese dell’Università di Lund, pubblicato su eClinicalMedicine, l’obesità prima dei 30 anni è associata a un aumento del 70% del rischio di morte precoce. La ricerca ha analizzato decenni di dati clinici relativi a oltre 600mila persone, mostrando come l’obesità giovanile non possa essere considerata una fase passeggera o un problema rimandabile. “La ricerca scandinava ha monitorato decenni di dati clinici, riguardanti oltre 600mila persone, evidenziando come l’eccesso ponderale in età giovanile non sia una condizione transitoria, ma un precursore di patologie croniche devastanti”, spiega Silvio Buscemi, presidente SIO e professore ordinario di Nutrizione Clinica all’Università di Palermo.

L’accumulo di grasso e il metabolismo

Il punto, sottolineano gli specialisti, è che l’accumulo precoce di grasso, in particolare quello viscerale, può interferire con il metabolismo e con la salute cardiovascolare, favorendo la comparsa anticipata di condizioni come diabete di tipo 2 e ipertensione. “Il grasso viscerale accumulato precocemente altera il metabolismo e il sistema cardiovascolare in modo profondo, innescando precocemente diabete di tipo 2 e ipertensione. La soglia dei 30 anni emerge come un ‘punto di non ritorno’ biologico: intervenire prima di questa età è l’unica strategia per evitare che un’intera generazione veda drasticamente ridotta la propria aspettativa di vita”, aggiunge Buscemi.

L’obesità infantile in Italia

Il problema riguarda da vicino anche l’Italia. Nel nostro Paese, l’obesità infantile continua a rappresentare una criticità, soprattutto nella fascia tra i 7 e i 9 anni. Le stime indicano che circa il 10-17% dei bambini è obeso e che quasi il 20-39% è in sovrappeso. L’Italia resta tra i Paesi europei con i tassi più alti di eccesso ponderale in età pediatrica, con oltre 100mila bambini con obesità grave. “Nel nostro Paese l’obesità infantile nella fascia 7-9 anni è un’emergenza sanitaria”, specifica Buscemi. “Circa il 10-17% dei bambini è obeso e quasi il 20-39% è in sovrappeso. L’Italia è tra i Paesi europei con i tassi più alti, con oltre 100.000 bambini con obesità grave, pari al 2,6% del totale”.

Le disparità regionali

Il quadro non è uniforme sul territorio. Le regioni del Sud presentano percentuali più elevate rispetto al Nord. In Campania, per esempio, il 43,2% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni risulta in sovrappeso o con obesità: quasi uno su due. Per rispondere a questa situazione, la Società Italiana dell’Obesità ha presentato il progetto SIO-STEP, acronimo di Sviluppo Territoriale Educativo per la Prevenzione. L’obiettivo è costruire un modello di intervento nelle scuole primarie, coinvolgendo non solo gli alunni, ma anche insegnanti e famiglie.

Il progetto SIO-STEP

“Non si tratta di una semplice campagna informativa, ma di un trial controllato randomizzato che coinvolge 40 scuole primarie in tutta Italia”, spiega Buscemi. “Il progetto si basa su tre pilastri. Il primo è composto da educazione e movimento, ovvero da una serie di protocolli strutturati per aumentare l’attività fisica e la consapevolezza alimentare tra i banchi. Il secondo pilastro è la formazione degli insegnanti: vogliamo fornire ai docenti gli strumenti scientifici per gestire e promuovere stili di vita sani. Infine, con il terzo pilastro puntiamo a coinvolgere le famiglie, supportando costantemente i genitori per rompere il ‘ciclo vizioso’ di isolamento e sedentarietà che spesso accompagna l’eccesso di peso”.

La prevenzione dell’obesità inizia a scuola

Il progetto sarà valutato nell’arco di due anni, per verificare se gli interventi proposti siano in grado di modificare le abitudini dei bambini e renderle più stabili nel tempo. La prevenzione dell’obesità infantile, infatti, non può essere affidata solo alla responsabilità individuale del bambino o della famiglia. Servono ambienti che facilitino scelte sane, occasioni di movimento, informazione corretta e continuità tra scuola, casa e territorio.

Tradurre la scienza in azioni

“L’obiettivo finale è ambizioso: validare un modello di prevenzione da applicare in tutte le scuole d’Italia, trasformando l’istituto scolastico nel principale motore di salute per le nuove generazioni”, conclude Buscemi. “La SIO non è una società scientifica chiusa nei laboratori. Viviamo nel tessuto sociale e vogliamo supportare le istituzioni nelle decisioni strategiche. Per questo stiamo portando avanti SIO-STEP, con il quale vogliamo concorrere per un bando europeo Horizon e che si aggancia perfettamente alla ‘Legge Pella’ per la promozione della prevenzione precoce. Il nostro obiettivo è tradurre la scienza in azioni concrete per i cittadini italiani”.

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Si occupa da anni di salute, medicina, prevenzione e innovazione scientifica, con particolare attenzione alla qualità dell’informazione medico-scientifica e alla divulgazione. Firma gli articoli di Salute per Repubblica e ha maturato esperienze anche in Rai con cui continua a collaborare.