Obesità e diabete, il nuovo “triplo agonista” fa perdere oltre 20 chili in media

Irma D’Aria, giornalista scientifica

Perdere più di 20 chili in media e, nello stesso tempo, migliorare in modo significativo il controllo della glicemia. È il risultato ottenuto con retatrutide, un nuovo farmaco sperimentale studiato nelle persone con obesità o sovrappeso e diabete di tipo 2.

I dati arrivano dallo studio di fase 3 TRIUMPH-2, durato 80 settimane e presentato al congresso annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) di Milano. Nei partecipanti trattati con la dose più alta, 12 mg una volta alla settimana, la perdita di peso media è stata di 22,5 chili, pari al 20,8% del peso corporeo iniziale.

Fino a 27 chili in meno nelle persone con obesità più marcata

Il risultato è stato ancora più evidente tra chi partiva da un’obesità più severa. Nei partecipanti con un indice di massa corporea pari o superiore a 35, la perdita media di peso ha raggiunto 27,2 chili, cioè il 23,4% del peso corporeo. Alla fine delle 80 settimane, quasi 6 persone su 10 tra quelle trattate con la dose di 12 mg erano scese sotto la soglia di indice di massa corporea utilizzata per definire l’obesità.

L’effetto sul peso è risultato legato alla dose. Con 4 mg la riduzione media è stata del 12,7%, con 9 mg del 19,1% e con 12 mg del 20,8%. Nel gruppo placebo la perdita media è stata del 4%.

Migliora anche il diabete

Lo studio non ha valutato soltanto la perdita di peso. Tutti i partecipanti avevano, infatti, anche diabete di tipo 2 e uno degli obiettivi era misurare l’effetto del trattamento sull’emoglobina glicata, o HbA1c, il parametro che indica l’andamento medio della glicemia nei mesi precedenti. All’inizio dello studio, il valore medio di HbA1c era del 7,7%. Dopo 80 settimane, la riduzione media è stata dell’1,4% con 4 mg, dell’1,6% con 9 mg e dell’1,5% con 12 mg, contro lo 0,2% del placebo.

Con le dosi di 9 e 12 mg, circa il 79% dei partecipanti ha raggiunto un valore di HbA1c pari o inferiore al 6,5%. Fino al 40% è invece sceso sotto il 5,7%.

Che cos’è il “triplo agonista”

Retatrutide viene definita un triplo agonista perché una sola molecola agisce contemporaneamente sui recettori di tre ormoni: GIP, GLP-1 e glucagone. Sono sistemi coinvolti nella regolazione della glicemia, dell’appetito e del metabolismo. Il farmaco viene somministrato una volta alla settimana. È proprio l’azione combinata su tre diversi bersagli a distinguere retatrutide dalle terapie che agiscono su uno o due recettori.

Quanti hanno perso almeno il 20% del peso

Anche guardando alle soglie di perdita di peso, i risultati sono rilevanti. Con la dose di 12 mg, il 67% dei partecipanti ha perso almeno il 15% del peso corporeo, il 52% almeno il 20% e il 34,9% almeno il 25%.  In altre parole, per una parte consistente dei partecipanti non si è trattato di una riduzione di pochi chili, ma di una perdita di peso molto marcata.

Migliorano anche alcuni parametri cardiometabolici

Nel corso dello studio sono migliorati anche diversi indicatori legati al rischio cardiometabolico. Alla dose più alta, i trigliceridi sono diminuiti in media del 39,5%, il colesterolo non-HDL del 19,6%, la pressione sistolica di 10,8 mmHg e la circonferenza vita di 16,9 centimetri. È scesa anche la proteina C reattiva ad alta sensibilità, un marcatore di infiammazione, del 58,3%. Questi dati indicano un miglioramento di diversi fattori di rischio, ma non significano automaticamente che il farmaco riduca infarti, ictus o altri eventi cardiovascolari: per dimostrarlo servono studi specifici sugli esiti clinici.

Gli effetti collaterali

Gli eventi avversi più frequenti sono stati soprattutto gastrointestinali. Con la dose di 12 mg, il 33,6% dei partecipanti ha avuto diarrea, il 28% nausea, il 16,8% stitichezza e il 15,7% vomito. Gli eventi sono stati per lo più di grado lieve o moderato e, nella maggior parte dei casi, si sono risolti durante il trattamento. Una parte dei partecipanti ha però interrotto la terapia a causa degli effetti indesiderati: il 3,8% con 4 mg, l’11,6% con 9 mg e il 7,7% con 12 mg, rispetto al 4,9% con placebo.

Come è stato condotto lo studio

TRIUMPH-2 è uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo della durata di 80 settimane. Ha coinvolto circa 1.152 adulti con diabete di tipo 2 e obesità o sovrappeso, divisi in quattro gruppi: retatrutide 4 mg, 9 mg, 12 mg oppure placebo. TRIUMPH 2

Le dosi del farmaco non sono state somministrate immediatamente al livello massimo: i partecipanti hanno iniziato con 2 mg una volta alla settimana e hanno aumentato gradualmente la dose ogni quattro settimane fino a raggiungere quella prevista dal proprio gruppo.

Per ora resta un farmaco sperimentale

Retatrutide non è ancora un farmaco disponibile per i pazienti. La molecola è tuttora sperimentale e non è autorizzata per la commercializzazione o l’uso clinico. È in fase di studio anche per altre condizioni legate all’obesità e al metabolismo, tra cui apnea ostruttiva del sonno, steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, dolore da osteoartrosi del ginocchio ed esiti cardiovascolari e renali. I risultati di TRIUMPH-2 mostrano quindi fin dove potrebbe arrivare una nuova generazione di farmaci contro obesità e diabete, ma efficacia e sicurezza dovranno continuare a essere valutate prima che retatrutide possa entrare nella pratica clinica.

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Si occupa da anni di salute, medicina, prevenzione e innovazione scientifica, con particolare attenzione alla qualità dell’informazione medico-scientifica e alla divulgazione. Firma gli articoli di Salute per Repubblica e ha maturato esperienze anche in Rai con cui continua a collaborare.