Convivere con un tumore che cresce lungo i nervi, provoca dolore e rende difficili anche gesti semplici della vita quotidiana. Per molte persone con neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) questa è una realtà che può iniziare nell’infanzia e accompagnarle per tutta la vita. Quando i tumori non possono essere rimossi chirurgicamente, le possibilità di trattamento diventano ancora più limitate. Ma oggi per questi pazienti arriva una nuova opportunità terapeutica: l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di mirdametinib (Ezmekly), un farmaco a bersaglio molecolare destinato al trattamento dei neurofibromi plessiformi sintomatici e non operabili, sia negli adulti sia nei bambini a partire dai due anni di età.
La decisione, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2026, permette ai pazienti che rispondono ai criteri previsti di accedere al trattamento a carico del Servizio sanitario nazionale. Una novità particolarmente importante per gli adulti, che finora disponevano di opzioni terapeutiche limitate.
Neurofibromatosi di tipo 1: che cos’è e quali sono i sintomi
La neurofibromatosi di tipo 1 è una malattia genetica rara che interessa circa tre persone ogni 10.000. In circa la metà dei casi viene trasmessa da un genitore, mentre negli altri può comparire per una mutazione genetica spontanea.
La malattia è causata da un’alterazione del gene NF1, coinvolto nei meccanismi che regolano la crescita delle cellule, e può manifestarsi in modi molto diversi da persona a persona. Tra i segni più caratteristici ci sono le macchie color caffellatte sulla pelle, ma possono comparire anche alterazioni scheletriche, complicanze neurologiche e tumori che si sviluppano lungo i nervi.
Tra il 30% e il 50% delle persone con NF1 sviluppa nel corso della vita neurofibromi plessiformi, tumori generalmente benigni che crescono lungo i nervi periferici e possono coinvolgere i tessuti circostanti. Le loro conseguenze dipendono soprattutto dalle dimensioni e dalla localizzazione: possono provocare dolore cronico, difficoltà motorie, limitazioni funzionali e alterazioni visibili dell’aspetto fisico.
Non si tratta, quindi, soltanto di una questione clinica. Il dolore, la difficoltà a compiere determinate attività e i cambiamenti del proprio corpo possono avere ripercussioni importanti anche sulla vita sociale, sulle relazioni e sul benessere psicologico.
Quando il tumore non può essere operato
La chirurgia rappresenta una possibile opzione di trattamento, ma non sempre è praticabile. I neurofibromi plessiformi possono infatti svilupparsi in profondità e coinvolgere strutture nervose o altri tessuti delicati, rendendo difficile rimuoverli completamente senza provocare danni. Si stima che fino all’85% di questi tumori non sarebbe suscettibile di una resezione completa. Inoltre, anche dopo un intervento chirurgico, esiste il rischio che ricrescano.
«Le persone con NF1 e neurofibromi plessiformi associati convivono con una condizione genetica rara e complessa che può avere un impatto significativo sul benessere psicologico e sulla qualità di vita», spiega Chiara Leoni, responsabile della UOS Malattie Rare Pediatriche e Terapie Innovative della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.
La specialista sottolinea anche la necessità di una presa in carico multidisciplinare che accompagni i pazienti lungo tutto il percorso di vita. È proprio nei casi in cui la chirurgia non è possibile che i farmaci a bersaglio molecolare possono offrire nuove prospettive.
Come funziona mirdametinib, il nuovo farmaco rimborsato
Mirdametinib appartiene alla classe degli inibitori di MEK, farmaci che agiscono su uno dei meccanismi coinvolti nella proliferazione cellulare. Nelle persone con neurofibromatosi di tipo 1, infatti, una particolare via di segnalazione che regola la crescita delle cellule può essere eccessivamente attiva, contribuendo allo sviluppo dei neurofibromi plessiformi.
Il farmaco interviene bloccando alcune proteine di questo sistema, chiamate MEK1 e MEK2, con l’obiettivo di limitare la crescita del tumore e favorirne la riduzione.
«La disponibilità di mirdametinib amplia oggi le opportunità terapeutiche per i pazienti con neurofibromi plessiformi sintomatici non operabili», osserva Leoni, ricordando che i dati disponibili hanno evidenziato riduzioni del volume tumorale anche superiori al 50%.
Il trattamento viene assunto per bocca ed è disponibile sia in capsule sia in compresse dispersibili in acqua, una formulazione particolarmente utile per i bambini piccoli e per le persone che hanno difficoltà a deglutire. Lo schema terapeutico prevede cicli di 28 giorni, con due somministrazioni quotidiane per tre settimane consecutive, seguite da una settimana di pausa.
Lo studio ReNeu: tumore ridotto nel 41% degli adulti e nel 52% dei bambini
La decisione di AIFA si basa sui risultati dello studio multicentrico di fase 2b ReNeu, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, che ha coinvolto 114 pazienti, tra adulti e bambini, con neurofibromi plessiformi sintomatici e non operabili.
I risultati hanno mostrato una risposta obiettiva al trattamento nel 41% degli adulti e nel 52% dei bambini. In termini concreti, significa che queste percentuali di pazienti hanno ottenuto una riduzione confermata di almeno il 20% del volume del tumore, valutata attraverso la risonanza magnetica.
La riduzione mediana massima del volume tumorale è stata del 41% negli adulti e del 42% nei bambini. In alcuni pazienti sono state osservate risposte ancora più profonde, con riduzioni superiori al 50%.
Un risultato importante perché diminuire il volume di questi tumori può significare anche ridurre il dolore e migliorare le capacità funzionali. Nello studio sono stati infatti osservati miglioramenti del dolore e della qualità della vita riferiti dai pazienti.
Tra coloro che avevano risposto al trattamento, l’88% degli adulti e il 90% dei bambini ha mantenuto la risposta per almeno un anno.
I dati di follow-up fino a quattro anni, presentati nel giugno 2026, suggeriscono inoltre che l’efficacia possa consolidarsi nel tempo: il tasso di risposta obiettiva è arrivato al 47% negli adulti e al 55% nei bambini.
Lo studio, tuttavia, era a braccio singolo, cioè senza un gruppo di confronto trattato con placebo o un’altra terapia. I risultati documentano l’attività del farmaco, ma non consentono un confronto diretto della sua efficacia con quella di altre opzioni terapeutiche.
Una nuova opportunità di cura, ma serve un percorso personalizzato
La disponibilità di mirdametinib amplia le possibilità terapeutiche per una malattia complessa, che può avere manifestazioni e conseguenze molto diverse da paziente a paziente. Il trattamento non è destinato indistintamente a tutte le persone con neurofibromatosi di tipo 1, ma a quelle che presentano neurofibromi plessiformi sintomatici e non operabili e soddisfano i criteri di eleggibilità. La scelta richiede quindi una valutazione specialistica, che tenga conto delle caratteristiche del tumore, dei sintomi e delle condizioni generali del paziente.
Anche la sicurezza e la tollerabilità devono essere monitorate durante il percorso terapeutico. Nello studio ReNeu gli effetti indesiderati correlati al trattamento sono diminuiti dopo il primo anno, ma resta necessaria un’attenta sorveglianza clinica.
Per i pazienti e le loro famiglie, la novità più significativa è la possibilità di intervenire farmacologicamente su tumori che spesso non possono essere rimossi, con l’obiettivo non soltanto di ridurne le dimensioni, ma anche di alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita.



