Tumore al seno, una paziente su tre interrompe la terapia ormonale prima del tempo

Giulia Ippolito

L’aderenza terapeutica è una componente fondamentale del percorso di cura, anche dopo la fase iniziale della malattia. A Milano torna “The Life Button”, la campagna di sensibilizzazione che punta a richiamare l’attenzione sul valore della continuità delle cure e del supporto a pazienti e caregiver.

Ogni anno in Italia si registrano circa 56 mila nuove diagnosi di tumore al seno, la neoplasia più frequente nella popolazione femminile. La sopravvivenza a cinque anni è pari all’86%, anche se varia in base alle caratteristiche del tumore e allo stadio della malattia al momento della diagnosi. I progressi della ricerca hanno ampliato le possibilità di trattamento, rendendo sempre più importante anche la gestione della malattia nel lungo periodo.

In questo percorso, un aspetto centrale è l’aderenza terapeutica, cioè la capacità di seguire il trattamento secondo le indicazioni ricevute. Nel tumore al seno, infatti, le cure possono proseguire per anni anche dopo la fase iniziale. Eppure, secondo i dati citati nel comunicato di Lilly, circa una donna su tre interrompe precocemente la terapia ormonale adiuvante o non la assume come previsto.

Il valore della continuità delle cure

La terapia ormonale adiuvante può contribuire a ridurre il rischio di recidiva: secondo quanto riportato nel comunicato, se assunta correttamente può ridurlo fino al 40%. La continuità del trattamento rappresenta quindi un elemento importante nella gestione della malattia, ma mantenerla nel tempo può essere difficile.

«L’aderenza alla terapia è decisiva per il successo della cura e va mantenuta lungo tutto il percorso: nel tumore della mammella il trattamento può durare anni, e il rischio di interromperlo è presente in ogni fase, non solo all’inizio», spiega Carmen Criscitiello, professoressa associata di Oncologia medica presso Humanitas University e responsabile dell’Oncologia di IRCCS Humanitas San Pio X e dell’Oncologia mammaria di IRCCS Istituto Clinico Humanitas.

La possibilità di proseguire la terapia non dipende, tuttavia, soltanto dalla volontà della paziente. Il confronto con il team curante, la comprensione delle indicazioni terapeutiche e la possibilità di esprimere dubbi e difficoltà sono aspetti importanti per affrontare un percorso che può essere lungo e complesso.

Comunicazione e supporto per accompagnare le pazienti

Anche la relazione tra medico e paziente può contribuire a sostenere l’aderenza. Una comunicazione chiara ed empatica permette di affrontare le paure e le incertezze che possono emergere durante il trattamento, favorendo una maggiore consapevolezza del percorso di cura.

«Nel rapporto medico-paziente la capacità relazionale, la chiarezza e l’empatia non possono essere considerate aspetti secondari, ma devono essere parte integrante di un percorso terapeutico efficace», sottolinea Gabriella Pravettoni, professoressa di Psicologia cognitiva e delle decisioni presso l’Università degli Studi di Milano e direttrice della Divisione di Psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia.

La specialista evidenzia inoltre l’importanza di uno spazio di ascolto in cui le donne possano esprimere anche i bisogni emotivi più difficili da comunicare. Un approccio che riconosce come il percorso oncologico coinvolga non soltanto gli aspetti clinici, ma anche la dimensione psicologica e relazionale.

Accanto ai professionisti sanitari, anche familiari, amici e caregiver possono offrire un sostegno concreto nella quotidianità, aiutando la paziente a mantenere il contatto con il proprio percorso terapeutico. L’aderenza diventa così una responsabilità condivisa, che richiede informazione, ascolto e accompagnamento nel tempo.

“The Life Button”, un’iniziativa per sensibilizzare sull’aderenza

È in questo contesto che si inserisce la nuova edizione di “The Life Button – Il bottone che ti lega alla vita”, la campagna di sensibilizzazione promossa da Lilly e rivolta a pazienti e caregiver. Il simbolo dell’iniziativa è un bottone rosa, pensato come promemoria del valore della continuità delle cure.

Il 29 e 30 ottobre, in via Marghera 34 a Milano, la campagna prende forma in un pop-up store ispirato a una sartoria, con spazi informativi e un’area in cui una sarta può applicare il bottone sui capi dei visitatori. Nel pomeriggio del 29 ottobre è prevista anche una sessione di live painting con l’artista Momusso, mentre il 30 ottobre, dalle 16.30, la dottoressa Giulia Verri, dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, sarà disponibile per rispondere alle domande dei visitatori.

L’iniziativa vuole richiamare l’attenzione su un messaggio che va oltre il simbolo: affrontare una malattia oncologica significa anche poter contare su informazioni comprensibili, occasioni di confronto e una rete di sostegno. La continuità delle cure resta un elemento importante del percorso terapeutico, da costruire insieme ai professionisti sanitari e alle persone vicine alla paziente.

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