Obesità, legge Pella dopo 9 mesi: i nodi ancora da sciogliere su Lea, accesso ai farmaci e diseguaglianze regionali

Celeste Ottaviani

L’Italia è stata il primo Paese al mondo a riconoscere l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, con l’approvazione della Legge Pella n. 149 del 3 ottobre 2025. Una conquista normativa storica, che ha sancito il superamento di una visione che a lungo ha ricondotto questa patologia alla sola responsabilità individuale. Ma a nove mesi dall’approvazione, il passaggio dal riconoscimento alla cura reale è ancora incompleto. È questo il messaggio emerso dal convegno parlamentare “Obesità: la legge c’è. Ora costruiamo il sistema”, svoltosi presso la Biblioteca Spadolini del Senato della Repubblica, su iniziativa del Senatore Raoul Russo, membro della 5ª Commissione permanente Bilancio del Senato.

L’obesità in Italia

In Italia circa 6 milioni di persone vivono con l’obesità e altri 23 milioni sono in eccesso ponderale, con una prevalenza superiore al 49% nel Mezzogiorno. Si stima che il costo complessivo della patologia si aggiri attorno ai 13,3 miliardi di euro l’anno, tra costi diretti per il SSN e costi indiretti legati alla perdita di produttività. Oltre a ciò, l’obesità non è solo una questione di peso, ma è ancora fattore di rischio primario per oltre 200 comorbidità, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, tumori, ipertensione e apnee del sonno

A nove mesi dall’approvazione: i primi passi e ciò che manca ancora

La legge prevede strumenti precisi come un Osservatorio per lo Studio dell’Obesità presso il Ministero della Salute, l’aggiornamento dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, il pieno accesso alle prestazioni previste dai Livelli Essenziali di Assistenza e un Fondo dedicato. Sul fronte dell’Osservatorio, il decreto istitutivo è stato firmato il 19 giugno, un primo passo concreto. Ma le designazioni dei membri non sono ancora avvenute e l’organismo non è quindi operativo. In parallelo, gli uffici del Ministero stanno lavorando alla definizione del Programma nazionale di prevenzione e cura dell’obesità, che sarà la roadmap per le Regioni. Manca però ancora il decreto del MEF per la ripartizione delle risorse stanziate in legge di Bilancio, il che rende il Fondo Obesità di fatto inutilizzato. I PDTA nazionali non esistono e l’obesità non è ancora entrata nei LEA.

“L’approvazione della Legge n. 149 ha segnato un passaggio importante per il nostro Servizio sanitario nazionale e per milioni di cittadini: riconoscere l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante significa superare stigma e semplificazioni e costruire risposte sanitarie più adeguate – ha dichiarato Orazio Schillaci, Ministro della Salute -. Il Ministero è impegnato a dare seguito a questo percorso, rafforzando prevenzione, presa in carico e integrazione tra i diversi livelli del sistema sanitario, in un confronto costante con Regioni, professionisti, società scientifiche e associazioni dei pazienti”.

“La Legge n. 149 ha rappresentato un passaggio storico per il nostro Paese e un cambio di paradigma culturale: l’obesità è una malattia e come tale deve essere prevenuta, diagnosticata e curata – ha aggiunto Marcello Gemmato, Sottosegretario alla Salute -. Ora il compito delle istituzioni è accompagnare l’attuazione della legge con strumenti concreti, lavorando insieme a Regioni, AIFA, società scientifiche e associazioni dei pazienti. Appropriatezza, sostenibilità ed equità devono essere i principi guida per costruire un modello nazionale capace di garantire percorsi di cura omogenei e realmente accessibili».

«La legge c’è. Ora dobbiamo costruire il sistema – ha commentato il senatore Raoul Russo, promotore dell’iniziativa -. Abbiamo voluto riunire al Senato tutte le voci coinvolte: Governo, Parlamento, Regioni, AIFA, clinici, società scientifiche e pazienti. Il messaggio è chiaro: non basta avere scritto un principio giusto in una legge storica, bisogna renderlo esigibile per i cittadini. A quasi nove mesi dall’approvazione, Osservatorio, LEA, PDTA e accesso ai trattamenti non possono restare fermi. L’obesità colpisce più duramente chi è già fragile e non possiamo accettare che il diritto a curarsi dipenda dal reddito o dalla Regione in cui si vive. Il Parlamento farà la sua parte per arrivare a una roadmap chiara, con tempi, responsabilità e strumenti concreti”.

Il nodo dell’accesso ai farmaci: fino a 600 euro al mese a carico dei pazienti

Il tema più urgente è oggi quello dell’accesso alle terapie farmacologiche. I farmaci GLP-1, attualmente i più efficaci disponibili per il trattamento dell’obesità, con benefici dimostrati anche sulle comorbidità cardiovascolari e metaboliche, sono rimborsati dal SSN solo per il diabete di tipo 2. Per la sola obesità il costo resta interamente a carico del paziente, tra i 400 e i 600 euro al mese. Una condizione che produce una diseguaglianza strutturale: chi può permetterselo accede ai trattamenti, chi non può rimane escluso.

“L’obesità è una malattia cronica, progressiva e recidivante, che richiede una presa in carico multidisciplinare e continuativa – ha sottolineato Silvio Buscemi, Presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO) -. Le nuove opzioni terapeutiche hanno modificato le prospettive di cura, ma devono essere inserite in percorsi appropriati, controllati e sostenibili. Come SIO riteniamo necessario avviare un percorso istituzionale per valutare forme di accesso rimborsato alle terapie farmacologiche innovative per i pazienti con maggiore gravità clinica e rischio di complicanze, all’interno di centri specialistici riconosciuti e con un attento monitoraggio degli esiti”. Sul tavolo c’è la proposta che prevede il rimborso per i pazienti con BMI ≥ 40 e almeno una comorbidità, con una compartecipazione del 10% a carico del paziente e prescrizione tramite piano terapeutico AIFA.

Le Regioni corrono da sole: il caso Lombardia

In assenza di una risposta nazionale uniforme, alcune Regioni si stanno muovendo in autonomia. La Lombardia è il caso più avanzato e con la Delibera DGR XII/5589 e il successivo Decreto n. 2974 del marzo 2026, ha avviato una sperimentazione di accesso agevolato ai farmaci GLP-1 per i pazienti con obesità grave (BMI ≥ 40), almeno una comorbidità e reddito inferiore a 20.000 euro, con un sistema di co-payment modulato sugli esiti. Se il paziente raggiunge una perdita di peso del 5% a sei mesi, la Regione assume il 100% del costo, altrimenti la compartecipazione resta al 50%. Un modello che dimostra come sia possibile agire, ma che rischia di consolidare le diseguaglianze tra chi vive in una regione attrezzata e chi no.

La voce delle associazioni ha ricordato con forza il rischio che il ritardo attuativo trasformi una conquista storica in una promessa non mantenuta. “Per le persone con obesità questa legge non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un diritto – ha evidenziato Iris Zani, Presidente di FIAO – Federazione Italiana Associazioni Obesità, in un messaggio -. Da anni chiediamo che l’obesità sia riconosciuta per ciò che è: una malattia, non una colpa. Ora chiediamo che il riconoscimento diventi accesso reale alla cura. Non è accettabile che i pazienti debbano pagare di tasca propria trattamenti necessari o che debbano aspettare mesi, anni, o spostarsi da una Regione all’altra per essere presi in carico. Servono LEA, percorsi chiari, centri dedicati e terapie accessibili. La dignità delle persone non può restare appesa ai decreti attuativi»

Il confronto con l’Europa

Il confronto internazionale rende ancora più urgente la questione. Dal 15 giugno 2026 la Francia rimborsa le terapie a base di tirzepatide e semaglutide per i pazienti con le forme più gravi di obesità. Il Regno Unito ha già un modello di rimborso per pazienti con BMI ≥ 35 e almeno una comorbidità. La Grecia offre trattamento farmacologico gratuito dal settembre 2025. L’Italia, che pure ha avuto il primato legislativo, rischia di restare indietro sull’accesso reale alle cure.

“L’Italia ha avuto il coraggio di essere il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge sull’obesità – ha ricordato Russo -. Ora deve avere la stessa determinazione nel renderla operativa. Non chiediamo nuove dichiarazioni di principio, ma atti concreti: tempi certi, strumenti chiari e cure accessibili. È così che una legge diventa salute, equità e giustizia sociale”.

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