Una partita che si gioca mossa dopo mossa, tra strategia, attese e decisioni cruciali. È la metafora degli scacchi a guidare “Scacco al Linfoma – Un nuovo ponte tra la ricerca e la cura”, la campagna promossa da AbbVie per raccontare la complessità del linfoma Non Hodgkin e il percorso di chi lo affronta, da paziente o da clinico. Un percorso che non è lineare, fatto di aperture, stalli, ripartenze e nuove possibilità terapeutiche.
Fulcro dell’iniziativa è una scacchiera a misura d’uomo, installazione simbolica che rappresenta una partita in cui servono visione, preparazione e mosse mirate. A volte il linfoma sembra “arroccarsi” e diventare difficile da stanare; altre volte l’ingresso in campo di nuovi “pezzi forti” della ricerca cambia lo scenario. Tra questi, gli anticorpi bispecifici, una delle innovazioni più promettenti in ambito onco-ematologico, che stanno ampliando le opportunità di trattamento soprattutto nelle forme recidivate o refrattarie. Il “ponte”, elemento simbolico introdotto nella scacchiera, rappresenta proprio questo collegamento sempre più concreto tra laboratorio e pratica clinica, tra innovazione scientifica e vita reale.
I linfomi: numeri e complessità
I linfomi sono tumori che originano dai linfociti B e T, cellule fondamentali per le difese immunitarie. Possono svilupparsi nei linfonodi, nel sangue, nel tessuto linfatico e nel midollo osseo. Si distinguono in due grandi famiglie: linfomi di Hodgkin e linfomi Non Hodgkin (LNH). Questi ultimi comprendono oltre 50 sottotipi estremamente eterogenei per caratteristiche biologiche, genetiche e cliniche.
Nei Paesi occidentali i linfomi rappresentano circa il 55,6% dei tumori del sangue. In Italia si registrano ogni anno oltre 13.000 nuovi casi di linfoma Non Hodgkin e più di 2.200 casi di linfoma di Hodgkin. I LNH sono il quinto tumore più frequente e la loro incidenza è aumentata costantemente negli ultimi vent’anni.
Dal punto di vista clinico, i LNH si dividono principalmente in forme indolenti, a crescita lenta, e forme aggressive, a rapida proliferazione. Le prime possono accompagnare il paziente per molti anni, spesso con un andamento cronico; le seconde evolvono rapidamente ma, grazie ai progressi terapeutici, oggi in molti casi possono essere curate. Tra i sottotipi più rilevanti figurano il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), la forma aggressiva più comune, e il linfoma follicolare, il sottotipo indolente più frequente ma caratterizzato da un elevato rischio di recidive e da una progressiva riduzione della sopravvivenza libera da progressione a ogni nuova linea terapeutica.
La diagnosi si basa sulla biopsia del linfonodo e su una precisa classificazione istologica e molecolare, secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, integrata da esami di laboratorio e imaging per la stadiazione. È proprio questa complessità biologica a rendere fondamentale un approccio sempre più personalizzato.
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L’innovazione terapeutica e i bisogni ancora aperti
Negli ultimi anni, accanto ai protocolli polichemioterapici e agli anticorpi monoclonali, si sono affermate nuove strategie come le CAR-T e gli anticorpi bispecifici. Questi ultimi sono in grado di legare contemporaneamente le cellule tumorali e le cellule T del sistema immunitario, potenziando la risposta citotossica contro il linfoma.
Si tratta di opzioni particolarmente rilevanti per i pazienti con malattia recidivata o refrattaria, una popolazione con alto bisogno clinico insoddisfatto. In questi casi, ogni nuova possibilità terapeutica può rappresentare una mossa decisiva in una partita che sembrava bloccata.
L’impatto umano della malattia
Dietro i numeri, però, ci sono le persone.
“I linfomi costituiscono quasi il 50% di tutti i tumori ematologici, attualmente in Italia sono decine di migliaia le persone con una diagnosi di linfoma o che convivono con la malattia cronicizzata. Grazie ai progressi della ricerca scientifica le prospettive per i pazienti sono profondamente cambiate, per molti è possibile una guarigione o mantenere una buona qualità di vita pur con una forma cronica di linfoma. Certamente, i linfomi restano patologie complesse e non sempre semplici da gestire e soprattutto non è facile accettare una diagnosi di linfoma.”
Così Giuseppe Toro, Presidente Nazionale AIL, richiama l’attenzione sull’impatto che la malattia ha sulla quotidianità, non solo del paziente ma anche del caregiver, figura spesso invisibile ma centrale nel percorso di cura.
“Ricerca scientifica, innovazione terapeutica e assistenza ai pazienti e alle loro famiglie rappresentano i pilastri su cui poggia la missione di AIL.”
Nel 2025 AIL ha finanziato 157 progetti di ricerca scientifica, sostenendo studi clinici sui nuovi farmaci, stanziando oltre un milione di euro per borse di studio e assegni di ricerca e contribuendo al finanziamento del GIMEMA. Accanto alla ricerca, l’Associazione garantisce servizi concreti: Case AIL in 16 Regioni, supporto psicologico, mobilità per i pazienti e un’attenzione crescente alla qualità di vita con un approccio olistico.
Un sistema che gioca in squadra
La campagna “Scacco al Linfoma” si inserisce in questo contesto con un obiettivo chiaro: favorire informazione, consapevolezza e sinergia tra tutti gli attori del sistema salute – pazienti, caregiver, associazioni, clinici e istituzioni – ribadendo l’importanza della tempestività diagnostica e dell’accesso alle terapie innovative.
Nelle prossime settimane sarà online il sito www.scaccoallinfoma.it ,con un’area informativa dedicata alla malattia, video-storie dei pazienti e un vodcast con interviste agli esperti, strumenti pensati per accompagnare e orientare lungo il percorso di cura.
Come in una partita a scacchi, non esiste una mossa unica che risolva tutto. Ma grazie alla ricerca, all’innovazione terapeutica e a una rete che lavora in squadra, oggi il ponte tra ricerca e cura è sempre più solido — e la partita, per molti pazienti, può avere un esito diverso rispetto al passato



