Tumore al seno avanzato: l’AIFA apre a nuove opportunità terapeutiche

Giulia Ippolito

Una nuova opzione terapeutica entra nella pratica clinica italiana per le pazienti con tumore del seno avanzato. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti approvato la rimborsabilità di capivasertib, una terapia mirata che agisce sulla via molecolare PI3K/AKT/PTEN, spesso alterata nei tumori mammari HR-positivi e HER2-negativi, il sottotipo più comune. La decisione arriva dopo i risultati dello studio internazionale CAPItello-291, pubblicato sul New England Journal of Medicine. In associazione a fulvestrant, capivasertib ha ridotto del 50% il rischio di progressione della malattia o di morte e più che raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione rispetto al trattamento standard. Un risultato rilevante per un tumore che in Italia registra oltre 53mila nuove diagnosi l’anno.

«La gestione dei pazienti con tumore in progressione a CDK4/6i rappresenta un’importante sfida clinica», spiega Valentina Guarneri, Direttore di Oncologia 2 dell’Istituto Oncologico Veneto. «In questo scenario, i risultati dello studio CAPItello-291 sono estremamente interessanti e aprono nuove prospettive nella pratica clinica».

Le alterazioni genetiche e il ruolo della diagnosi molecolare

Circa la metà dei tumori HR+/HER2- avanzati presenta mutazioni di PIK3CA, AKT1 o PTEN, che contribuiscono alla resistenza ai trattamenti ormonali. «Si tratta di mutazioni driver, già rilevabili nel tumore primitivo», spiega Nicola Fusco, Direttore dell’Anatomia Patologica dello IEO. «La loro presenza correla spesso con esiti clinici peggiori e richiede strategie personalizzate. È fondamentale che i clinici eseguano sempre il test per la ricerca dei biomarcatori».

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Progressi terapeutici e qualità di vita

L’obiettivo dei clinici nelle fasi avanzate della malattia è prolungare il beneficio delle terapie endocrine e rimandare la chemioterapia, preservando la qualità di vita delle pazienti. Guarneri sottolinea che «la combinazione di fulvestrant e capivasertib rappresenta un’opzione terapeutica importante per pazienti che possono ancora beneficiare di una terapia a base endocrina, consentendo di posticipare l’impiego della chemioterapia», evidenziando anche «un profilo di sicurezza favorevole rispetto ad altri inibitori della via di PI3K/AKT/mTOR».  Anche dal punto di vista delle associazioni pazienti, il valore dell’innovazione è evidente. Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia sottolinea: «Da anni ci occupiamo dei bisogni e della qualità di vita delle pazienti che convivono con la malattia in fase metastatica. Grazie ai progressi della ricerca, la loro sopravvivenza di anno in anno è sempre in crescita. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un ampliamento delle possibilità terapeutiche a disposizione dei clinici e dei pazienti: oggi vi sono possibilità concrete di ottimizzare la gestione della malattia anche in fase avanzata. È però fondamentale garantire un accesso tempestivo alle nuove cure, come abbiamo ribadito con forza in occasione del 13 ottobre, Giornata nazionale del tumore al seno metastatico. Accogliamo quindi con soddisfazione il fatto che l’Italia sia oggi il secondo Paese in Europa a rendere disponibile questa importante nuova terapia».

Ricerca e accesso: una priorità per il futuro

Il progresso terapeutico è strettamente legato all’innovazione scientifica e alla collaborazione tra centri clinici e industria. «La ricerca è uno dei pilastri fondamentali di AstraZeneca e l’oncologia rappresenta una delle aree in cui siamo maggiormente impegnati», conclude Paola Maria Morosini, Medical Affairs Head Oncology di AstraZeneca Italia. «L’approvazione di AIFA alla rimborsabilità di capivasertib in associazione a fulvestrant per il tumore al seno avanzato è un traguardo di cui siamo molto orgogliosi e che rappresenta un passo significativo per migliaia di pazienti che necessitano di terapie sempre più mirate ed efficaci».

di Giulia Ippolito

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