Mieloma multiplo. Necessario ripensare i percorsi di cura

Lavinia Sdoga

Il mieloma multiplo – tumore del sangue che ha origine nelle plasmacellule del midollo osseo – rappresenta, per il Sistema Sanitario Nazionale, una delle sfide più complesse. Il fronte è duplice: da un lato, il forte impatto clinico ed economico causato dalla patologia, dall’altro, il tipo di cura da essa richiesto, una presa in carico uniforme, continua e multidisciplinare su tutto il territorio nazionale.
Di questi – e molti altri – temi si è discusso nel terzo appuntamento dell’APCO Health Talks – Esplorando il sistema salute, dal titolo “Mieloma multiplo: il presente e il futuro della presa in carico dei pazienti”. L’incontro – che ha riunito a Roma istituzioni, clinici, rappresentanti regionali e associazioni di pazienti – ha messo in luce la necessità di offrire percorsi terapeutici efficaci, non limitati alla sola cura ospedaliera, ma disposti di reti onco-ematologiche regionali, protocolli condivisi e una forte integrazione tra specialisti, territorio e caregiver.
Dal dibattito è emersa una visione chiara: il futuro della gestione del mieloma multiplo deve passare attraverso reti onco-ematologiche regionali solide, PDTA uniformi e integrazione ospedale-territorio. Un sistema realmente connesso – che metta al centro il paziente e non la prestazione – sarà l’unico in grado di affrontare efficacemente la complessità di questa malattia cronica.

Mieloma multiplo: quadro epidemiologico e impatto economico
Con quasi 7mila nuove diagnosi ogni anno e più di 34mila persone che convivono con la malattia, il mieloma multiplo è una patologia in costante crescita, che colpisce prevalentemente soggetti anziani (età media alla diagnosi circa 70 anni). In un Paese come l’Italia, in cui gli over 65 rappresentano quasi un quarto della popolazione (24,7%), l’impatto socio-sanitario è grave ed evidente. Oggigiorno, però, grazie ai progressi della ricerca scientifica, l’iter prognostico è stato completamente trasformato: la sopravvivenza mediana è passata dai 3 anni (dei primi anni 2000) agli attuali 7–10 anni, trasformando il mieloma multiplo in una patologia. Una conquista importante, che apre nuove sfide per il Sistema Sanitario, chiamato ora a garantire percorsi assistenziali sostenibili, continui e personalizzati.
Anche l’impatto economico è molto rilevante. Secondo le analisi del Centre for Economic Evaluation and HTA (CEIS) dell’Università Tor Vergata, il costo annuo medio per persona supera i 25mila euro, mentre i costi diretti e indiretti a carico del paziente – assistenza, farmaci, spese di viaggio, perdita di produttività – oltrepassano i 10mila euro annui.

La mancanza di omogeneità territoriale e di reti strutturate
Nonostante le raccomandazioni nazionali e internazionali, la presa in carico dei pazienti con mieloma multiplo, nel nostro Paese, è ancora caratterizzata da una forte disomogeneità regionale. Solo un paziente su due (52%) riesce a ricevere cure vicino al proprio domicilio, mentre il 6% è costretto a spostarsi in un’altra Regione, con conseguenti costi aggiuntivi e disagi significativi.
Le reti onco-ematologiche non sono presenti in tutte le Regioni e, dove esistono, mostrano limiti strutturali e organizzativi che impediscono la piena attuazione di Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) integrati e condivisi. Necessario, quindi, predisporre un modello di rete capillare, capace di collegare i centri specialistici agli ospedali territoriali e alle Case di Comunità, valorizzando strumenti come telemedicina, assistenza domiciliare e monitoraggio a distanza.

L’approccio multidisciplinare
Altro tema emerso dal confronto, l’urgenza di superare un modello assistenziale centrato esclusivamente sulla figura dell’ematologo, per prediligere, invece, il supporto di un team multidisciplinare composto anche da altri specialisti, come geriatri, psicologi, fisiatri e assistenti sociali. «Oggi i pazienti con mieloma multiplo possono beneficiare di una prognosi favorevole e di un’aspettativa di vita significativamente prolungata – spiega Mario Boccadoro, Fondazione European Myeloma Network Italy Onlus –. È quindi fondamentale garantire loro cure altamente specialistiche, evitando ospedalizzazioni non necessarie e favorendo una vita piena e attiva, anche dal punto di vista lavorativo: questa rappresenta la nuova frontiera della medicina della cronicità». Davide Petruzzelli, presidente dell’associazione La Lampada di Aladino ETS, conferma: «È necessario spostare il focus dalla prestazione alla presa in carico globale del malato. La cronicizzazione impone un alleggerimento del carico ospedaliero, puntando sulla prossimità delle cure e sull’attuazione reale delle Reti Oncologiche ed Ematologiche Regionali. Servono visione, coraggio e impegno per interpretare il cambiamento che i malati attendono».

 

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