Infezioni respiratorie. Numeri in crescita, necessarie più vaccinazioni

Lavinia Sdoga

Raffreddori, bronchiti, polmoniti, virus respiratorio sinciziale (RSV) e COVID-19. Le infezioni respiratorie sono oggi una delle principali sfide di salute pubblica – in Italia ed Europa –, con un costo sanitario sempre più rilevante. A scontarne maggiormente le conseguenze sono gli anziani e le persone fragili.
Infezioni respiratorie: impatti sull’healthy ageing e costi del SSN è l’incontro – realizzato da The European House-Ambrosetti, con il contributo non condizionante di Pfizer – organizzato con lo scopo di fare un punto sul quadro attuale (e della prossima stagione invernale), in termini di incidenza e gravità dei casi.

Infezioni respiratorie: numeri e costi
Nel Nostro Paese, ogni anno, si registrano oltre 180mila casi di infezioni respiratorie ogni 100mila abitanti. Un dato allarmante, ben superiore alla media europea. Ogni cittadino si ammala quasi due volte l’anno, con un’incidenza particolarmente elevata nei bambini – 323mila casi per 100mila – e negli over50 –140mila casi per 100mila. Nell’ultimo anno le sindromi simil-influenzali (dovute a molteplici virus respiratori) hanno colpito circa il 27% della popolazione: un dato in crescita rispetto alla stagione precedente. Anche la mortalità è in (preoccupante) aumento: tra il 2012 e il 2019 è cresciuta del 57.8% (e, con la pandemia, ha superato il +560%). I ricoveri, oggigiorno, si attestano a un livello superiore dell’82% rispetto al 2019.
Le infezioni respiratorie sono, inoltre, una delle patologie per cui vengono prescritti più antibiotici. Ciò contribuisce allo sviluppo di ceppi resistenti e al fenomeno dell’antimicrobico-resistenza, inserito dall’OMS tra le dieci principali minacce globali alla salute pubblica. «Oltre che da un punto di vista di Sanità pubblica, le infezioni respiratorie si caratterizzano anche per un elevato burden economico – ha affermato Rossana Bubbico, Senior Consultant di The European House-Ambrosetti –. Abbiamo stimato un costo annuale, diretto e indiretto, di circa 7.5 miliardi di euro».

Le fasce più a rischio: anziani e persone fragili
Il peso delle infezioni respiratorie cresce con l’età. L’immunosenescenza – l’invecchiamento del sistema immunitario – espone gli anziani a rischi più elevati. L’88% dei decessi influenzali, in Europa, riguarda questa fascia di popolazione, così come oltre il 96% dei decessi per COVID-19 in Italia. Il virus respiratorio sinciziale (RSV), spesso sottovalutato, causa ogni anno oltre 26mila ricoveri e oltre mille decessi, soprattutto tra gli anziani. «Ogni anno, in Italia, si registrano tra i 5mila e 15mila decessi in eccesso. Anziani e soggetti fragili sono i più colpiti – ha sottolineato Massimo Andreoni, Direttore Scientifico della SIMIT –. Numeri che confermano quanto le infezioni respiratorie siano una vera priorità di sanità pubblica.
Priorità di sanità pubblica per cui i vaccini si confermano uno strumento decisivo. Questi – oltre a contribuire al miglioramento della salute del singolo e della collettività – incidono in maniera importante anche alla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale. Si stima che il raggiungimento del 50% di copertura vaccinale per influenza, pneumococco, COVID-19 e RSV genererebbe risparmio di 1 miliardo di euro l’anno (che salirebbero a oltre 2 miliardi con coperture vicine al 95%). Ma, nonostante ciò, nel nostro Paese i tassi di copertura vaccinale sono molto bassi: 52.5% per il vaccino antinfluenzale, appena 4.5% per quello anti-Covid, percentuale inferiore al 30% per l’antipneumococcico.

Prevenzione e campagne vaccinali
Ad apparire fondamentale, a fronte del rapido invecchiamento della popolazione, è il rafforzamento della prevenzione e il rilancio delle campagne vaccinali. Secondo gli esperti, nel 2050 oltre un terzo degli italiani avrà più di 65 anni: un dato allarmante che rende necessario eliminare definitivamente tutte quelle barriere che, oggigiorno, frenano l’adesione.
«Negli ultimi anni, a fronte di un invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie croniche, stiamo assistendo a un progressivo allontanamento dei cittadini dalle vaccinazioni – ha detto Lara Morelli, Vice Segretario di FIMMG Roma –. Dobbiamo far sì che i pazienti tornino a fidarsi della scienza e, per fare ciò, è fondamentale che da noi medici arrivi un messaggio univoco che proponga al paziente un programma vaccinale specifico e appropriato».
Molte le azioni che servirebbero: promuovere la vaccinazione nei soggetti più fragili, facilitare l’accesso ai vaccini (ampliandone la rete di somministrazione), garantire un’anagrafe vaccinale nazionale, debellare la disinformazione e le fake news.
«Le farmacie sono un valido supporto alle strutture vaccinali – ha affermato Michele Pellegrini Calace, Segretario nazionale di Federfarma –. Il modello operativo che hanno adottato durante la Pandemia è stato esteso anche ad altri tipi di vaccinazione e questo contribuisce ad ampliare le coperture vaccinali, con benefici sia per i cittadini, sia per il Servizio Sanitario Nazionale».

 

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