Una nuova speranza per i pazienti affetti da neuplasia polmonare. I risultati dello studio di Fase III FLAURA2 di AstraZeneca rivelano che l’aggiunta di chemioterapia (a base di pemetrexed e sali di platino) a Osimertinib produce un miglioramento – statisticamente significativo e clinicamente rilevante – dell’endpoint secondario di sopravvivenza globale (OS), rispetto all’assunzione di Osimertinib in monoterapia.
La nuova formula è stata accertata su pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato o metastatico e mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFRm).
Lo studio FLAURA2
FLAURA2 è uno studio globale di Fase III randomizzato, in aperto, multicentrico, testato su pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico con delezione dell’esone 19 dell’EGFR o mutazioni dell’esone 21 L858R EGFR.
I partecipanti – 557 in più di 150 centri di oltre 20 Paesi, tra cui Usa, Europa, America del Sud e Asia – sono stati trattati con Osimertinib al dosaggio di 80mg una volta al giorno per via orale con l’aggiunta di chemioterapia (pemetrexed (500mg/m2) più cisplatino (75mg/m2) o carboplatino (AUC5), ogni tre settimane per quattro cicli. Poi, hanno assunto Osimertinib più pemetrexed ogni tre settimane (per mantenimento). «I risultati dello studio FLAURA2 stabiliscono un nuovo standard di sopravvivenza per i pazienti con Osimertinib più chemioterapia. Abbiamo infatti superato il traguardo di tre anni già emerso nello studio FLAURA – afferma Susan Galbraith, Vicepresidente Esecutivo, Oncology Haematology R&D, AstraZeneca –. Osimertinib ha un profilo di sicurezza tollerabile in tutti gli stadi del tumore del polmone non a piccole cellule e rappresenta, quindi, una terapia fondamentale per i pazienti affetti da questa neoplasia».
I risultati clinici
I risultati dell’analisi di sopravvivenza globale mostrano che la terapia combinata – Osimertinib più chemioterapia – riporta un OS mediana di quasi quattro anni (47,5 mesi) rispetto ai circa 3 anni (37,6 mesi) ottenuti da Osimertinib in monoterapia. Al 57% della maturità dei dati, le evidenze evidenziano che Osimertinib più chemioterapia riduce il rischio di morte del 23% rispetto alla monoterapia.
«Quando si tratta un tumore al polmone in stadio avanzato, l’obiettivo è prolungare la sopravvivenza, preservando la qualità di vita dei pazienti – dice Filippo de Marinis, Presidente di AIOT (Associazione Italiana di Oncologia Toracica) –. Grazie alla terapia combinata tra Osimertinib e chemioterapia abbiamo ottenuto la più lunga sopravvivenza di sempre nel setting avanzato di prima linea».
Tumore al polmone NSCLC: i numeri
Il tumore al polmone – che rappresenta circa un quinto della totalità dei decessi per cancro – rappresenta la principale causa di morte oncologica tra gli uomini e le donne.
In campo medico, si distingue tra SCLC (tumore del polmone a piccole cellule) e NSCLC (tumore del polmone non a piccole cellule, che costituisce l’80-85% dei casi).
Circa il 75% dei pazienti presenta NSCLC avanzato alla diagnosi; mentre, una percentuale del 10-15% (negli USA e in Europa) e del 30-40% (in Asia) presenta NSCLC con mutazione di EGFR (alterazioni genetiche che causano una crescita cellulare anomala e incontrollata).
Sebbene gli inibitori della tirosin-chinasi EGFR (TKI) abbiano migliorato significativamente i risultati nel setting di prima linea, i meccanismi di resistenza e la progressione della malattia sono estremamente comuni, tali da rendere necessarie nuove opzioni terapeutiche efficaci e ben tollerate dai pazienti. «Nel 2024, in Italia, sono stati stimati circa 45mila nuovi casi di tumore del polmone, l’80 dei quali diagnosticati in fase avanzata – spiega Silvia Novello, Presidente di Women Against Lung Cancer in Europe WALCE –. Da qui l’importanza di opzioni terapeutiche sempre più efficaci che sappiano trattare adeguatamente il paziente con carcinoma polmonare metastatico. Un trattamento che è complesso e che richiede un approccio multidisciplinare, personalizzato in base alle caratteristiche molecolari e cliniche del paziente».
Osimertinib
Osimertinib – approvato in monoterapia in più di 120 Paesi tra cui Stati Uniti, Unione Europea, Cina e Giappone – è un EGFR-TKI di terza generazione irreversibile con un beneficio clinico comprovato nel NSCLC, anche a livello delle metastasi a carico del sistema nervoso centrale. Il farmaco – in compresse orali da 40mg e da 80mg – è stato già utilizzato per il trattamento di più di un milione di pazienti in tutto il mondo. L’azienda farmaceutica AstraZeneca ha valutato Osimertinib come principale trattamento per i pazienti con NSCLC EGFRm nei diversi stadi di malattia.
La sua combinazione con la chemioterapia è stata approvata in più di ottanta Paesi, tra cui Stati Uniti, Unione Europea, Cina e Giappone, per il trattamento di prima linea dei pazienti con NSCLC EGFRm localmente avanzato o metastatico.



