Citomegalovirus. AIFA approva la rimborsabilità di Prevymis per due nuove indicazioni

Lavinia Sdoga

Importanti novità per i pazienti affetti da citomegalovirus (CMV). L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha introdotto la rimborsabilità di Prevymis per due nuove indicazioni: l’estensione della profilassi fino a 200 giorni negli adulti ad alto rischio di riattivazione e malattia da citomegalovirus (CMV) sottoposti a trapianto  allogenico di cellule staminali ematopoietiche (allo-HSCT) e per la profilassi della malattia da CMV negli adulti ad alto rischio di infezione e malattia da CMV sottoposti a trapianto renale.
«L’estensione dell’uso di Prevymis nel trapianto renale è una notizia importante – afferma Luigi Biancone, Responsabile della Struttura Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto alla Città della Salute di Torino . I dati clinici mostrano che offre una protezione efficace contro il citomegalovirus con minori effetti collaterali ematologici rispetto alle terapie attuali. Ciò significa meno complicanze nella gestione clinica del post-trapianto e una maggiore continuità della terapia immunosoppressiva, condizione essenziale in molte situazioni delicate».
Lo conferma Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata di MSD Italia: «Prevymis ha finora portato un importante e innovativo contributo nella cura dei pazienti adulti sieropositivi al CMV ad alto rischio che hanno ricevuto trapianti di cellule staminali allogeniche, per aiutare a prevenire l’infezione e la malattia da CMV.  Questa nuova estensione della rimborsabilità a fronte di ulteriori solide evidenze rappresenta oggi un ulteriore passo in avanti per rendere Prevymis disponibile a sempre più pazienti».

Cos’è il CMV?
Il Citomegalovirus (CMV) è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesvirus. Una volta contratta l’infezione, il virus può persistere per tutta la vita, in maniera latente, all’interno dell’organismo, e può riattivarsi in caso di indebolimento del sistema immunitario.
La diagnosi dell’infezione da CMV viene effettuata tramite semplici analisi del sangue. Nella maggioranza dei casi, l’infezione evolve senza sintomi grazie alla risposta del nostro sistema immunitario: le persone con un sistema immunitario efficiente riescono a debellare il virus senza ricorrere ad alcuna terapia farmacologica.
Tuttavia, nelle persone immunodepresse, come i soggetti in trattamento per neoplasie o in AIDS, i pazienti sottoposti a trapianto d’organo o di midollo osseo e bambini di età inferiore a 2 anni, possono manifestarsi gravi complicanze a carico di occhi, polmoni, fegato, stomaco, intestino e sistema nervoso centrale. In tal caso, è indispensabile l’utilizzo di un trattamento farmacologico specifico con antivirali. «La profilassi con Letermovir non solo ha un buon profilo di efficacia e tollerabilità nella prevenzione delle infezioni e delle malattie da citomegalovirus,  ma  contribuisce in maniera significativa al miglioramento dell’outcome complessivo del trapianto», dice Corrado Girmenia, Dirigente Medico presso l’Istituto di Ematologia dell’Azienda Policlinico Umberto I di Roma.

Chi soffre di CMV?
A livello globale, un’ampia percentuale di adulti risulta sieropositiva per il CMV [R+], indicando la presenza di anticorpi specifici nel sangue, segno di un’esposizione pregressa o un’infezione primaria da CMV. Le persone con un sistema immunitario integro raramente manifestano sintomi da CMV dopo l’infezione iniziale, con il virus che solitamente rimane inattivo o latente nell’organismo per tutta la vita. Al contrario, sia i pazienti CMV sieropositivi [R+] che sono sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT) che i pazienti CMV sieronegativi che ricevono un organo da un donatore CMV sieropositivo [D+/R-] sono soggetti considerati rispettivamente ad alto rischio di riattivazione o malattia da CMV.
«L’uso di Letermovir nella profilassi delle infezioni e delle malattie da citomegalovirus  è ormai considerato uno standard nei pazienti CMV sieropositivi sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche – aggiunge Girmenia –. L’estensione della profilassi con Letermovir a 200 giorni è un grande passo avanti nella prevenzione antinfettiva nei mesi più delicati dopo il trapianto».

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