Proteggere gli anziani e garantire una vita lunga e sana, sottolineando l’imprescindibilità del ruolo di vaccinazione e prevenzione. Questo il tema al centro del primo incontro di APCO Health Talks: esplorando il sistema salute – evento svoltosi a Roma, con il contributo non condizionante di Pfizer –, dedicato al ruolo della prevenzione e della vaccinazione nella protezione degli anziani.
«La vaccinazione è uno strumento per la salute individuale e collettiva, intervento fondamentale di sanità pubblica per proteggere l’intera comunità, in particolare le persone più anziane e fragili, le più esposte alle malattie infettive – afferma Simona Ursino, direttrice sanitario ASL Roma 4 –. Garantire alti livelli di copertura vaccinale significa rafforzare la tenuta del nostro Sistema Sanitario e assicurarne la sostenibilità, soprattutto in un contesto di invecchiamento della popolazione». L’Italia, infatti, è uno dei Paesi più longevi al Mondo e, in futuro, questo trend aumenterà ancora di più: secondo le stime Istat, entro il 2050, gli over 65 costituiranno il 34% della popolazione e cresceranno significativamente anche gli ultra ottantacinquenni.
L’incremento della longevità è sicuramente una conquista della nostra società, frutto dei progressi ottenuti nell’ambito della medicina, dell’alimentazione e del welfare sociale. Tuttavia, nonostante rappresenti un dato significativo e importante, pone sfide rilevanti in ambito sanitario, economico e sociale, legate all’aumento della fragilità, della cronicità e della domanda di assistenza. Necessario, quindi, un cambio di atteggiamento, per sensibilizzare la popolazione circa l’importanza della prevenzione e della vaccinazione e aumentare la possibilità di vivere più a lungo, ma in piena salute. «Tra la popolazione anziana c’è una scarsa percezione del rischio legato alle complicanze delle patologie infettive prevenibili con vaccino – dice Michele Conversano, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di HappyAgeing –. In molti non comprendono l’utilità della vaccinazione per malattie come influenza, pneumococco o herpes zoster, mentre invece c’è». La prevenzione sanitaria – e, in particolar modo, la vaccinazione – gioca infatti un ruolo cruciale sia nella possibilità di ridurre l’incidenza di malattie infettive gravi (pneumococco, herpes zoster, RSV, influenza, Covid), che in quella di contenere i costi del Sistema Sanitario. Necessario, in tal senso, orientare la spesa sanitaria verso un approccio proattivo, che ponga un focus sulla prevenzione e garantisca la sostenibilità del sistema e della qualità della vita in tutte le sue fasi. «Serve una strategia strutturata di chiamata attiva – continua Conversano – a partire dai 65 anni o in presenza di patologie croniche, ogni cittadino dovrebbe essere raggiunto da una comunicazione chiara e coordinata, un invito a fare le vaccinazioni necessarie».
Nonostante queste sollecitazioni, in Italia si continua ad assistere a un significativo calo della spesa destinata alla prevenzione – secondo la Fondazione Gimbe, – 18,6% tra il 2024 e il 2023 – e un numero di coperture vaccinali tra gli over 65 ben lontano dagli obiettivi raccomandati (per esempio, secondo i dati dal Ministero della Salute, nel 2024-2025 la vaccinazione anti-Covid ha raggiunto solo il 4,47% della popolazione over 60). Le ragioni sono molteplici: scarsa percezione del rischio, mancanza di aggiornamento tempestivo del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, disomogeneità tra Regioni e costi eccessivi, spesso a carico dei cittadini. Eppure, i benefici che potrebbero scaturire da un incremento della vaccinazione (non solo sociali e sanitari, ma anche economici) sono certi. «Altems Advisory ha condotto uno studio con l’obiettivo di quantificare il costo della mancata vaccinazione, in diverse aree regionali, in termini di minore salute e maggiori costi – spiega Eugenio Di Brino, ricercatore dell’Alta Scuola ALTEMS all’Università del Sacro Cuore –. Abbiamo rilevato che il valore economico che si potrebbe recuperare innalzando le coperture vaccinali è di 10 miliardi di euro, il che sottolinea quanto un incremento dei vaccini potrebbe portare anche a miglioramenti di natura economica».
Per favorire una vita più sana e longeva, risulta quindi necessario invertire la tendenza attuale, promuovere una cultura della prevenzione e rafforzare l’accesso all’innovazione vaccinale.
di Lavinia Sdoga



