Leucemia mieloide acuta e colangiocarcinoma: arriva nuova terapia orale a bersaglio molecolare

Irma D’Aria, giornalista scientifica

In Italia è ora disponibile ivosidenib, un nuovo trattamento orale a bersaglio molecolare per poter trattare due patologie complesse: il colangiocarcinoma (CCA) e la leucemia mieloide acuta (LMA). Questo trattamento è una terapia mirata che agisce sull’enzima IDH1 mutato, coinvolto nella crescita di diversi tumori. Ivosidenib è stato approvato come monoterapia per pazienti adulti con colangiocarcinoma avanzato o metastatico, con mutazione IDH1, che hanno già ricevuto altre terapie, e in combinazione con azacitidina per pazienti adulti con una nuova diagnosi di LMA con mutazione IDH1, non idonei alla chemioterapia standard.

Colangiocarcinoma: un tumore raro e aggressivo

Il colangiocarcinoma è un tumore del fegato raro e difficile da diagnosticare precocemente. In Italia, si registrano circa 5.400 nuovi casi ogni anno, ma solo il 17% degli uomini e il 15% delle donne sopravvive oltre i 5 anni dalla diagnosi. Il 15% dei pazienti con colangiocarcinoma intraepatico presenta la mutazione IDH1, che rende la malattia più aggressiva e resistente alle terapie tradizionali. La sopravvivenza a 5 anni è infatti molto bassa, pari al 17% negli uomini e al 15% nelle donne

“La disponibilità di ivosidenib apre nuove prospettive per pazienti con opzioni di cura limitate e bisogni insoddisfatti. Il farmaco rallenta la progressione della malattia, migliorando la qualità della vita”, afferma Lorenza Rimassa, oncologa presso Humanitas University. “L’efficacia del farmaco è stata dimostrata dallo studio ClarIDHy in cui emerge che nei pazienti trattati con ivosidenib la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana si è attestata a 2,7 mesi, rispetto a 1,4 mesi nel gruppo placebo. La terapia, infatti, ripristina un controllo sulla crescita tumorale, rallentando significativamente la progressione della malattia e stabilizzandola. Questo si traduce in un prolungamento della sopravvivenza e, soprattutto, nel mantenimento di una buona qualità di vita, grazie all’elevata tollerabilità del farmaco”.

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Leucemia mieloide acuta: una sfida per la medicina

La leucemia mieloide acuta è una forma di tumore del sangue che colpisce soprattutto gli anziani, con un’età media alla diagnosi di 68 anni e oltre 2.000 nuovi casi annui in Italia. Questa malattia è aggressiva, con una sopravvivenza a 5 anni del 24%.  È una neoplasia ematologica aggressiva che ha origine nel midollo osseo, producendo un eccesso di globuli bianchi anomali, caratterizzati da mutazioni genetiche del DNA che alimentano la progressione della malattia. Nello specifico le mutazioni del gene IDH1, riscontrabili nel 6-10% dei casi di LMA, alterano il normale funzionamento delle proteine IDH, che, una volta mutate, modificano l’espressione genica rendendola una patologia rara e caratterizzata da un elevato unmet medical need

“La leucemia mieloide acuta è una malattia ematologica insidiosa e ancora complessa da trattare. Tuttavia, per i pazienti adulti con nuova diagnosi e mutazione IDH1, non eleggibili alla chemioterapia di induzione standard, l’approvazione di ivosidenib rappresenta una innovativa opportunità terapeutica” – dichiara Adriano Venditti, Direttore dell’Ematologia presso la Fondazione Policlinico Tor Vergata di Roma. “Dallo studio AGILE emerge infatti che il 54% dei pazienti trattati con la combinazione di ivosidenib e azacitidina ha dimostrato una remissione completa, rispetto al braccio di controllo e un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della sopravvivenza globale mediana, che è risultata di 24 mesi per i pazienti trattati con ivosidenib in combinazione con azacitidina, rispetto ai 7,9 mesi osservati nel gruppo trattato con azacitidina e placebo”. 

L’importanza della diagnosi molecolare

Grazie ai test di profilazione genetica come il Next Generation Sequencing (NGS), oggi è possibile individuare rapidamente mutazioni specifiche, come quelle di IDH1, e scegliere la terapia più adatta per ogni paziente.

“L’utilizzo delle tecniche di NGS è fortemente raccomandato2 in tutti i casi in cui si debbano determinare diverse alterazioni genomiche, ad esempio, la presenza della mutazione IDH1 è associata ad una prognosi ancor più sfavorevole” – spiega Nicola Normanno, Direttore Scientifico dell’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori IRST “Dino Amadori” IRCCS. “È importante sottolineare che la prognosi dei pazienti con mutazioni di IDH1 può essere profondamente modificata dalla disponibilità di inibitori specifici. Grazie a ivosidenib, infatti, possiamo offrire ai pazienti una terapia target che agisce su un meccanismo molecolare comune a due patologie molto diverse tra loro, ampliando significativamente l’orizzonte delle possibilità terapeutiche“.

Un futuro per le terapie mirate

Ivosidenib rappresenta un passo avanti nell’oncologia di precisione, offrendo una terapia efficace per due malattie molto diverse. Servier, l’azienda farmaceutica che lo sviluppa, è impegnata in studi clinici su nuove applicazioni, come il condrosarcoma e la sindrome mielodisplastica.

“Servier ha fatto della lotta contro il cancro una delle sue priorità, e siamo orgogliosi, ma al contempo consapevoli della grande responsabilità di essere l’unica azienda a sviluppare una franchise terapeutica dedicata alle neoplasie IDH mutate” – dichiara Marie-Georges Besse, Direttore Medical Affairs Gruppo Servier in Italia. “Il nostro impegno nella ricerca e sviluppo di nuove terapie è rivolto ai tumori rari e difficili da trattare. Attualmente, sono in corso studi clinici di Fase III su differenti indicazioni di ivosidenib, tra cui il condrosarcoma e la sindrome mielodisplastica, con l’obiettivo di offrire ai pazienti nuove opzioni terapeutiche efficaci e rispettose della qualità di vita”.

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Con ivosidenib, la medicina di precisione fa un ulteriore passo avanti, offrendo speranza a pazienti con bisogni ancora insoddisfatti.

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Si occupa da anni di salute, medicina, prevenzione e innovazione scientifica, con particolare attenzione alla qualità dell’informazione medico-scientifica e alla divulgazione. Firma gli articoli di Salute per Repubblica e ha maturato esperienze anche in Rai con cui continua a collaborare.