Lo sviluppo del lenacapavir (Gilead), il farmaco che si somministra solo una volta ogni sei mesi per prevenire l’infezione da Hiv, è stato promosso dalla rivista Science come scoperta dell’anno (Breakthrough of the year).
I dati più recenti, pubblicati sul New england journal of medicine, dimostrano che l’iniezione è più efficace della attuale profilassi pre-esposizione (Prep) basata sull’assunzione orale giornaliera.
Lenacapavir offre una speranza concreta in più nella prevenzione dell’infezione da Hiv, la cui diffusione è tornata a crescere anche in Italia.
Gli studi clinici hanno dimostrato la notevole efficacia del farmaco, che ha raggiunto una protezione del cento per cento nelle giovani in Africa e del 99,9 per cento in gruppi di individui con diverse identità di genere in tutti i continenti.
Il successo di lenacapavir è frutto anche del lavoro svolto per comprendere meglio struttura e funzione della proteina che forma l’involucro (capside) del virus.
Irrigidendo questa proteina, l’antiretrovirale blocca le fasi chiave della replicazione virale (come si vede nell’immagine dell’articolo) e impedisce l’ingresso del virus nelle cellule umane. Quest’azione di contrasto sul capside, un tempo ritenuta impraticabile, potrebbe nel tempo ispirare anche trattamenti per altre malattie virali.
Inizialmente sviluppata come terapia di salvataggio per i pazienti resistenti ad altri farmaci, condizione per cui è anche già rimborsabile in Italia, la forma iniettabile a lunga durata d’azione posiziona ora lenacapavir come un fattore di svolta nella prevenzione dell’Hiv.
In questo modo è infatti possibile superare i problemi di aderenza della Prep, quelli legati alle iniezioni più frequenti e allo sviluppo di resistenze. Una soluzione importante soprattutto per una profilassi diffusa anche a quei luoghi in cui – più che altrove – persistono ancora un forte stigma legato all’infezione e una serie di difficoltà di accesso alle cure.
“Tuttavia – si legge su Science – l’introduzione a livello globale dipenderà dall’accessibilità economica, dagli accordi di produzione e da una solida infrastruttura sanitaria. Di certo c’è che siamo di fronte a un passo storico per ridurre la portata globale della crisi sanitaria legata all’Hiv e all’Aids”.
Da qui anche la scelta di Gilead di siglare una serie di accordi con altre aziende per favorire una produzione più massiccia e una diffusione capillare in tutto il mondo.
Sul piano regolatorio, va ricordato che lenacapavir non è attualmente disponibile come Prep. Una decisione in tal senso da parte della Food and drug administratio (Fda) è attesa entro il 2025.
I prossimi mesi saranno cruciali per avviare l’iter approvativo – Agenzia europea dei medicinali (Ema), Commissione europea e poi Agenzia italiana del farmaco (Aifa) – prima in Europa e poi nel nostro Paese.
Da Science riflettori puntati per la terza volta sull’Hiv
I Breakthrough of the year vengono assegnati dal 1989 e per la terza volta Science ha deciso di premiare la ricerca sull’Hiv come novità più significativa di un anno agli sgoccioli. La prima risale al 1996, con la scoperta degli inibitori della proteasi: di fatto il verso inizio di un nuovo corso terapeutico nei confronti della temibile infezioni.
Il bis rimanda invece al 2011, relativamente alla definizione che il trattamento con un cocktail di antiretrovirali porta quasi a zero il virus nelle persone infette e riduce anche il rischio di trasmissione per via sessuale.
Alla luce delle difficoltà nello sviluppo di un vaccino contro l’Hiv, il potenziale di lenacapavir è stato considerato da Science “un progresso simile a quelli registrati nell’ultimo quarto di secolo con gli antiretrovirali”, sebbene sul fronte della prevenzione farmacologica.
Da cui poi di fatto dipende la possibilità di imprimere una spallata decisiva ai contagi e di conseguenza all’Aids.
Dopo gli agonisti del Glp-1 come rivoluzione nel trattamento dell’obesità, tocca dunque a lenacapavir essere designato come scoperta dell’anno. Ma nella lista di Science, quella dell’antiretrovirale per la Prep dell’Hiv non è l’unica nota positiva legata alla ricerca biomedica.
Da segnalare pure le menzione del possibile trattamento con Car-T delle forme più gravi di alcune malattie autoimmuni. Una frontiera – a cui si guarda con interesse pure per l’asma grave – che sembra aprire un nuovo capitolo nel trattamento delle malattie che dipendono da una disregolazione del sistema immunitario.
Anche se, come si legge nell’articolo dedicato ai Breakthrough, “c’è ancora molto lavoro da fare: gli scienziati stanno cercando di capire con quale frequenza potrebbero verificarsi gravi effetti collaterali nonché quanto siano comuni le remissioni complete”, oltre alla loro durata.
Non di sole buone notizie, però, è stato costellato per il 2024 della scienza in ambito biomedico. Tra i Breakdown of the Year, Science segnala le lezioni non apprese dalla pandemia di Covid-19, l’impatto delle guerre e della crisi economica sul lavoro degli scienziati e gli ostacoli incontrati nella ricerca per potenziali applicazioni terapeutiche delle sostanze psichedeliche.
Circa il primo punto, secondo la rivista statunitense, “nella gestione dell’aviaria l’anno che appresta a concludersi ha svelato che una serie di misure apprese a partire dal 2020 potrebbero essere state dimenticate”: il rafforzamento della sorveglianza e del ruolo dell’Organizzazione mondiale della sanità, la promozione di un accesso equo a test diagnostici, vaccini e farmaci. Guardia alta, secondo gli autori dell’articolo, deve essere posta anche nei confronti di mpox, “che soltanto due anni fa è stato responsabile di un’epidemia globale”.
Quanto ai conflitti in corso – tra Russia e Ucraina e nel panorama arabo-israeliano – su Science vengono riportate le cifre dei tagli alla ricerca, delle strutture andate distrutte a causa dei conflitti e dei tagli agli investimenti in ricerca. Senza trascurare le recrudescenze di diverse malattie infettive. Una menzione pure per l’Argentina, dove “gli sforzi del presidente Javier Milei per stabilizzare l’economia hanno incluso un taglio del 31 per cento alla spesa per la ricerca”.
Farmaci psichedelici: lo stop a una possibile terapia (Likos therapeutics) posto dalla Fda ha sollevato preoccupazioni in merito alla presunta superiorità dei benefici rispetto ai rischi nel trattamento di diverse condizioni psichiatriche (a partire dal disturbo post-traumatico da stress). Nessuna sconfitta definitiva, però, secondo Science: “È probabile che l’episodio ritardi, ma non faccia deragliare l’uso delle sostanze psichedeliche in medicina. Il viaggio finora compiuto da Lykos potrebbe indicare la strada verso una trasformazione dell’assistenza sanitaria mentale che preveda anche il ricorso a questi farmaci”.



