La dermatite atopica non è soltanto una malattia della pelle. Quando la patologia è moderata o grave, soprattutto durante l’adolescenza, il prurito e le lesioni cutanee possono interferire con il sonno, la concentrazione, la scuola, lo sport e le relazioni sociali. In questo scenario si inserisce una nuova possibilità terapeutica: AIFA ha approvato la rimborsabilità di upadacitinib per gli adolescenti a partire dai 12 anni di età con dermatite atopica da moderata a grave candidati alla terapia sistemica.
L’estensione riguarda un farmaco orale, un inibitore selettivo di JAK, già autorizzato dalla Commissione Europea nell’agosto 2021 per il trattamento della dermatite atopica da moderata a grave negli adulti e negli adolescenti dai 12 anni candidati alla terapia sistemica.
Una malattia cronica che va oltre la pelle
La dermatite atopica è una patologia infiammatoria cronica caratterizzata da un andamento recidivante, con la comparsa di lesioni eczematose e un prurito persistente. La sua manifestazione cutanea è però solo una parte del problema.
Durante l’adolescenza, una fase della vita già caratterizzata da importanti cambiamenti fisici, psicologici e relazionali, una malattia visibile può avere conseguenze particolarmente rilevanti. Le lesioni possono influenzare l’immagine di sé e la vita sociale, mentre il prurito può compromettere la qualità del sonno e, di conseguenza, la capacità di concentrarsi e affrontare le attività quotidiane.
«In particolare, nell’adolescente l’impatto della dermatite atopica non si misura solo sulla pelle. La visibilità delle lesioni impatta molto negativamente sulla vita sociale e sull’immagine di sé in una fase della vita in cui ciò pesa moltissimo. Inoltre, il prurito incide sul sonno e sul rendimento scolastico», sottolinea Cataldo Patruno, Presidente SIDAPA – Società Italiana di Dermatologia Allergologica, Professionale e Ambientale.
Quando la terapia topica non è sufficiente
La disponibilità di trattamenti sistemici risponde alla necessità di intervenire anche nelle forme più impegnative della malattia, quando il solo trattamento locale non è sufficiente a controllare i sintomi.
L’obiettivo, spiegano gli specialisti, non è soltanto ottenere un miglioramento delle lesioni, ma raggiungere un controllo più completo della patologia. «Con l’ampliamento delle opzioni terapeutiche a farmaci come upadacitinib, oggi è possibile puntare a raggiungere simultaneamente una risoluzione completa o pressoché completa delle lesioni cutanee e un prurito minimo o nullo», afferma Antonio Costanzo, Vice Presidente SIDeMaST.
In questo percorso, il profilo di sicurezza rappresenta naturalmente un elemento centrale nella scelta della terapia sistemica. Per upadacitinib, il comunicato segnala la disponibilità di dati pubblicati di sicurezza fino a sei anni, oltre a un’ampia esperienza nella pratica clinica reale.
Le evidenze dagli studi di Fase 3
L’autorizzazione europea si è basata su un ampio programma di sviluppo clinico che ha valutato upadacitinib in pazienti con dermatite atopica da moderata a grave.
Il programma Measure Up 1, Measure Up 2 e AD Up ha coinvolto complessivamente oltre 2.500 adulti e adolescenti, includendo 344 ragazzi tra i 12 e i 17 anni. I primi due studi hanno valutato il farmaco in monoterapia, mentre AD Up ne ha analizzato l’impiego in associazione con corticosteroidi topici, confrontando i trattamenti con placebo.
L’estensione della rimborsabilità in Italia porta quindi anche nella popolazione adolescenziale una delle opzioni di trattamento sistemico già previste dall’autorizzazione europea, all’interno di un approccio che deve tenere conto della gravità della malattia, delle caratteristiche del paziente e della risposta ai trattamenti.
Curare prima significa anche proteggere la quotidianità
Per un adolescente, il controllo della dermatite atopica assume un significato che va oltre la riduzione delle manifestazioni cutanee. Significa poter dormire meglio, concentrarsi a scuola, praticare attività fisica e vivere più serenamente la dimensione sociale.
Per questo, secondo Giovanni Pellacani, Presidente SIDeMaST, l’ampliamento delle possibilità terapeutiche deve essere accompagnato dalla possibilità di accedere ai centri specialistici: «Questi percorsi esistono e sono accessibili: rivolgersi ai centri specialistici di riferimento è il primo passo perché la persona giusta riceva la terapia giusta nel momento giusto».
Un approccio particolarmente importante in una malattia cronica e recidivante, nella quale il controllo della patologia durante l’adolescenza può avere un peso significativo sulla qualità della vita nel presente, senza aspettare che l’impatto sulla quotidianità diventi ancora più difficile da gestire



