Diabete tipo 2: nuovi dati evidenziano riduzioni significative di glicemia e peso

Giulia Ippolito

Arrivano nuovi dati da uno studio clinico di Fase 3 che ha valutato efficacia e sicurezza della molecola triplo agonista retatrutide nel trattamento del diabete di tipo 2. Il trial, della durata di 40 settimane, ha coinvolto 537 partecipanti adulti con valori di emoglobina glicata compresi tra il 7,0% e il 9,5%, non trattati con farmaci antidiabetici da almeno 90 giorni e con un indice di massa corporea pari o superiore a 23 kg/m².

Riduzione dell’emoglobina                                                                                                                                                                     

Per quanto riguarda l’endpoint primario, il trattamento ha determinato una riduzione media dell’emoglobina glicata (HbA1c) fino al 2,0%, rispetto a un valore basale medio del 7,9%. Le diverse dosi hanno mostrato risultati coerenti, con riduzioni comprese tra l’1,7% e il 2,0%, a fronte dello 0,8% osservato nel gruppo placebo. Si tratta di un dato rilevante, considerando che il controllo della glicemia rappresenta uno degli obiettivi principali nella gestione della patologia.

Perdita di peso progressiva e significativa

Tra gli endpoint secondari emerge una riduzione significativa del peso corporeo. I partecipanti, con un peso medio iniziale di circa 96,9 kg e un BMI medio di 35,8 kg/m², hanno registrato cali fino al 16,8%, pari a 16,6 kg nella dose più alta, mentre nel gruppo placebo la riduzione si è fermata al 2,5%. Un elemento particolarmente rilevante è l’assenza di un plateau: la perdita di peso è infatti proseguita in modo costante per tutta la durata delle 40 settimane.

Benefici anche sul rischio cardiovascolare

Oltre al controllo glicemico e al peso, il trattamento ha mostrato miglioramenti clinicamente significativi anche nei principali fattori di rischio cardiovascolare, tra cui colesterolo non-HDL, trigliceridi e pressione arteriosa sistolica. Un aspetto importante, considerando che il diabete di tipo 2 è spesso associato a un aumentato rischio cardiovascolare.

“I risultati dello studio confermano il potenziale del triplo agonista nel trattamento del diabete di tipo 2, raggiungendo obiettivi significativi sia nel controllo dell’emoglobina glicata sia nella perdita di peso”, ha commentato Elias Khalil, Presidente e Amministratore Delegato Italy Hub di Eli Lilly and Company. “Questa molecola potrebbe offrire alla comunità scientifica e ai pazienti una nuova opzione terapeutica in grado di rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti di chi convive con una malattia cronica complessa”.

Profilo di sicurezza in linea con la classe terapeutica

Dal punto di vista della sicurezza, gli eventi avversi osservati sono risultati in linea con quelli già noti per le terapie basate su incretine. I più frequenti sono stati di tipo gastrointestinale, come nausea, diarrea e vomito, soprattutto nelle fasi iniziali di aumento della dose. Questi eventi si sono generalmente presentati in forma lieve o moderata e i tassi di interruzione del trattamento sono rimasti contenuti, compresi tra il 2,2% e il 5,1%, rispetto allo 0% del placebo.

Una molecola innovativa ancora in fase di studio

La molecola oggetto dello studio è un agonista triplo a somministrazione settimanale che agisce su più recettori coinvolti nella regolazione del metabolismo. Si tratta di un approccio innovativo che potrebbe ampliare le opzioni terapeutiche disponibili per il diabete di tipo 2. Attualmente è in fase sperimentale e disponibile solo nell’ambito di studi clinici, con ulteriori risultati attesi nei prossimi mesi.

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