Dermatite atopica. Il bisogno di riconoscerla come malattia cronica e invalidante

Lavinia Sdoga

Pronti, via! È finalmente partita la raccolta firme nazionale, promossa da ANDeA (Associazione Nazionale Dermatite Atopica OdV), per chiedere il riconoscimento ufficiale della dermatite atopica come patologia cronica invalidante.
L’iniziativa – disponibile sul sito di ANDeA – ha lo scopo di ottenere tutele sanitarie, sociali ed economiche per milioni di pazienti che ancora oggi convivono con una malattia altamente impattante, ma ancora troppo poco riconosciuta.

Dermatite atopica: malattia diffusa ma “invisibile”
La dermatite atopica – che, in Italia, riguarda circa 3 milioni di persone – è la più comune malattia infiammatoria della pelle. Tra i sintomi più diffusi, prurito severo, lesioni cutanee e conseguenze significative sulla salute fisica e psicologica. «Garantire equità di accesso e un’adeguata copertura economica è fondamentale – ha dichiarato Ilenia Malavasi, deputata e membro della XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati –. È per questo che chiediamo l’inclusione della dermatite atopica nei LEA». Un’inclusione che, invece, ancora manca. Nonostante la sua natura cronica, infatti, questa patologia non è ancora inserita né nel Piano Nazionale Cronicità, né nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Il Manifesto di ANDeA
Il Manifesto presentato da ANDeA riassume le principali richieste dei pazienti. Tra queste, il riconoscimento della dermatite atopica come malattia cronica e invalidante, la creazione di percorsi di cura omogenei su tutto il territorio nazionale, l’accesso equo alle terapie innovative, il sostegno economico per pazienti e caregiver e la formazione continua per specialisti e medici di base. «La nostra è una richiesta di giustizia sanitaria – ha spiegato Mario Coccioli, presidente di ANDeA –. Questa malattia incide profondamente sulla quotidianità, ma non è ancora riconosciuta invalidante. La raccolta firme è il primo passo per dare voce a chi ne soffre».

L’impatto economico della malattia
Secondo un’analisi condotta dal CEIS-EEHTA dell’Università di Roma Tor Vergata, il costo medio annuo per paziente con dermatite atopica – tra spese sanitarie, cure e perdita di produttività – supera i 7mila euro. Nel complesso, in Italia, la dermatite atopica genera un costo di oltre 20 miliardi di euro annui, metà dei quali a carico del Servizio Sanitario Nazionale. «Introdurre terapie innovative ed efficaci significherebbe, innanzitutto, migliorare la qualità di vita dei pazienti – ha spiegato Matteo Scortichini, Statistico alla Facoltà di Economia, Università di Tor Vergata –. E, inoltre, anche ridurre sensibilmente la spesa pubblica».

La raccolta firme
All’iniziativa hanno aderito anche le principali società dermatologiche italiane – SIDeMaST, SIDAPA e ADOI – che hanno sottolineato l’urgenza di una presa in carico multidisciplinare e di un accesso omogeneo alle cure su tutto il territorio. Negli ultimi anni, infatti, grazie ai nuovi trattamenti biologici e mirati, la gestione della dermatite atopica è migliorata, ma le disuguaglianze regionali restano ancora forti. «Le nuove terapie hanno rivoluzionato la cura della malattia – ha affermato Maria Mariano, ADOI –. Ora serve un accesso più rapido e uniforme per garantire a tutti i pazienti lo stesso diritto alla salute”. La raccolta firme resterà attiva per almeno sei mesi, con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e istituzioni su una patologia ancora troppo sottovalutata.
Conoscenza, visibilità e ascolto dei bisogni dei pazienti: solo così la dermatite atopica potrà essere finalmente riconosciuta e affrontata con giustizia e dignità.

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