Per chi vive con l’emofilia, soprattutto nella sua forma più grave, ogni episodio di sanguinamento può avere conseguenze significative, fino a danni articolari permanenti. La situazione si complica ulteriormente quando il corpo sviluppa inibitori, cioè anticorpi che neutralizzano l’efficacia delle terapie sostitutive tradizionali a base di Fattore VIII o IX. Questo avviene nel 20% dei pazienti con emofilia A e nel 3% di quelli con emofilia B. In questi casi, la gestione della malattia diventa più complessa, il carico terapeutico aumenta e le opzioni si riducono drasticamente.
In questo contesto, Pfizer ha annunciato i risultati positivi dello studio di Fase 3 BASIS, che valuta marstacimab (HYMPAVZI) in adolescenti e adulti con emofilia A o B con inibitori. Lo studio ha dimostrato la superiorità del trattamento profilattico con marstacimab rispetto alla terapia tradizionale on-demand con agenti bypassanti. La riduzione del tasso annualizzato di sanguinamenti (ABR) è stata del 93%: 1,39 con marstacimab rispetto a 19,78 con il trattamento precedente, con un valore di p < 0,0001.
I risultati dello studio
Il farmaco è stato somministrato per via sottocutanea una volta a settimana tramite una penna preriempita con auto-iniettore, modalità che richiede una preparazione minima e può rappresentare un miglioramento concreto nell’aderenza al trattamento. Il regime prevedeva una dose iniziale di 300 mg seguita da 150 mg a settimana, con possibilità di escalation.
I benefici sono stati confermati anche negli endpoint secondari, con una riduzione significativa di sanguinamenti spontanei, articolari, in articolazioni bersaglio e sanguinamenti totali. Durante i 12 mesi del trattamento attivo, 48 persone con emofilia con inibitori hanno ricevuto marstacimab, mentre nel periodo osservazionale precedente erano trattate con agenti bypassanti per via endovenosa, secondo le pratiche cliniche abituali.
Marstacimab è stato ben tollerato, in linea con quanto osservato in studi precedenti, e nello studio non sono stati registrati decessi né eventi tromboembolici. Questo profilo di sicurezza positivo è coerente con i dati raccolti nella popolazione senza inibitori e negli studi di Fase 1/2.
Il dottor Davide Matino, ricercatore principale dello studio e Professore Associato di Medicina presso la McMaster University, ha dichiarato: “I pazienti con inibitori tendono a presentare complicazioni frequenti, e orientarsi nel panorama terapeutico può introdurre complessità e aumentare il carico della malattia. La forte riduzione dei sanguinamenti osservata con marstacimab rispetto al trattamento on-demand, unita alla modalità di somministrazione settimanale, offre un potenziale entusiasmante per questi pazienti che hanno un grande bisogno di opzioni terapeutiche.”
Anche Michael Vincent, Chief Inflammation & Immunology Officer di Pfizer, ha commentato i risultati: “Questi dati incoraggianti dimostrano il potenziale di marstacimab nell’aiutare le persone affette da emofilia A o B con inibitori. Se approvato, marstacimab potrebbe offrire una protezione dai sanguinamenti con una somministrazione sottocutanea semplice, rappresentando un’opzione terapeutica generalmente ben tollerata”.
Il meccanismo d’azione
Marstacimab è il primo anti-TFPI approvato negli Stati Uniti e in Europa per il trattamento dell’emofilia A o B, senza inibitori. A differenza dei trattamenti sostitutivi che reintegrano i fattori della coagulazione mancanti, marstacimab agisce su un meccanismo diverso: si lega al dominio Kunitz 2 del TFPI (Tissue Factor Pathway Inhibitor), una proteina che ostacola l’inizio della coagulazione del sangue. In questo modo, contribuisce a ristabilire l’equilibrio emostatico, favorendo una corretta formazione del coagulo.
Lo studio BASIS è stato uno studio globale, multicentrico, in aperto, che ha coinvolto adolescenti e adulti tra i 12 e i 75 anni con emofilia A grave o emofilia B da moderatamente grave a grave, con o senza inibitori. Tre pazienti già in trattamento profilattico prima dello studio non sono stati inclusi nell’analisi primaria di efficacia. L’endpoint principale era il tasso annualizzato di sanguinamenti trattati nei 12 mesi di terapia con marstacimab rispetto alla precedente terapia on-demand. Parallelamente, Pfizer sta conducendo lo studio BASIS KIDS per valutare efficacia e sicurezza del farmaco anche nei bambini tra 1 e 18 anni.
Che cos’è l’emofilia
L’emofilia è una malattia genetica rara, legata a una carenza di fattori della coagulazione, che colpisce oltre 800.000 persone nel mondo. La malattia comporta un rischio elevato di sanguinamenti interni, in particolare a livello articolare, che possono portare a danni permanenti. Le terapie tradizionali, sebbene efficaci, richiedono infusioni endovenose frequenti, che possono diventare un ostacolo per l’aderenza al trattamento a causa di difficoltà pratiche, dolore o accesso venoso complicato. I pazienti con inibitori affrontano inoltre un rischio maggiore di complicazioni, ospedalizzazioni, costi più elevati e una qualità della vita fortemente compromessa. La possibilità di accedere a una terapia settimanale, sottocutanea e ben tollerata rappresenta per loro un’opportunità concreta per migliorare la gestione della patologia.
Le analisi complete dei dati sono in corso e Pfizer prevede di presentarli in occasione dei prossimi congressi medici internazionali e di avviare le procedure regolatorie per ottenere l’autorizzazione all’uso di marstacimab nei pazienti con inibitori.



