Respirare meglio, e farlo anche per il pianeta: una nuova formulazione della triplice terapia inalatoria contro la BPCO promette non solo efficacia clinica, ma anche un impatto ambientale drasticamente ridotto. Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali ha espresso parere positivo sull’utilizzo di un propellente di nuova generazione nella combinazione fissa budesonide/glicopirronio/formoterolo fumarato (BGF), già autorizzata per il trattamento della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
Il nuovo propellente ha un potenziale di riscaldamento globale (GWP) vicino allo zero, con una riduzione del 99,9% rispetto a quelli attualmente impiegati nei farmaci inalatori. La terapia, somministrata tramite inalatore predosato pressurizzato (pMDI), mantiene la stessa efficacia terapeutica e sicurezza, ma con un’impronta ambientale paragonabile a quella degli inalatori privi di propellente.
La validazione di questa formulazione arriva da uno specifico programma di sviluppo clinico che ha dimostrato la bioequivalenza con la versione standard, confermando la coerenza del profilo di sicurezza e tollerabilità.
Secondo il professor Federico Lavorini, ordinario di Medicina Respiratoria all’Università degli Studi di Firenze, “le malattie respiratorie croniche impattano profondamente sulla qualità della vita. Il passaggio a un propellente a impatto quasi nullo rappresenta un’opportunità per continuare a curare efficacemente milioni di persone, contribuendo al contempo alla sostenibilità ambientale.”
Anche Ruud Dobber, vicepresidente esecutivo di AstraZeneca, sottolinea l’importanza di questo cambiamento: “Questo passo ci permette di rispondere sia alle esigenze dei pazienti sia a quelle del pianeta. L’obiettivo è una transizione completa verso farmaci inalatori a impatto zero entro il 2030.”
Il propellente innovativo è stato sviluppato da Honeywell in collaborazione con AstraZeneca, e ha già ricevuto l’approvazione nel Regno Unito a maggio 2025. Sono in corso valutazioni regolatorie anche in Cina e in altri Paesi.
Susanna Palkonen, direttrice della Federazione Europea delle Associazioni di Pazienti con Allergie e Malattie Respiratorie, accoglie con favore la decisione: “La BPCO è tra le principali cause di morte a livello globale. Garantire terapie efficaci con minore impatto ambientale è essenziale per la salute delle persone e del pianeta.”
Oltre a BGF, AstraZeneca prevede di estendere il nuovo propellente a tutto il suo portfolio di farmaci inalatori pMDI. In un contesto in cui i farmaci per le vie respiratorie rappresentano una quota significativa dell’uso globale di inalatori e contribuiscono, anche se in minima parte, alle emissioni di gas serra, l’azienda punta a ridurre al minimo l’impatto ambientale senza sacrificare l’efficacia terapeutica.
Secondo dati internazionali, il 76% degli inalatori usati nel mondo è a base di propellente pressurizzato, e l’uso corretto dei farmaci può ridurre notevolmente le riacutizzazioni e le ospedalizzazioni, migliorando la salute e riducendo le emissioni indirette legate alla malattia.
La nuova formulazione manterrà le stesse indicazioni, dosaggi e modalità d’uso della versione attualmente in commercio. Nei prossimi mesi partirà in Europa la transizione al propellente a GWP quasi zero.
Con questa scelta, AstraZeneca rinnova il proprio impegno per una sanità più sostenibile, puntando a un modello in cui innovazione terapeutica e responsabilità ambientale possano andare di pari passo.



