Una nuova speranza per i pazienti affetti da mieloma multiplo recidivato e refrattario: Elranatamab, anticorpo monoclonale bispecifico umanizzato, è stato ufficialmente reso disponibile in Italia, nel regime di rimborsabilità.
Il farmaco è indicato in monoterapia per il trattamento dei pazienti adulti che abbiano seguito almeno tre terapie precedenti – tra cui un agente immunomodulante, un inibitore del proteasoma e un anticorpo anti-CD38 – e in cui ci sia stata una progressione della malattia dopo l’ultima terapia.
«I pazienti affetti da mieloma multiplo recidivato e refrattario dopo tripla esposizione terapeutica rappresentano una delle popolazioni clinicamente più difficili da trattare, con un alto bisogno terapeutico insoddisfatto ed un’aspettativa di vita di circa 1 anno – dichiara Maria Teresa Petrucci, Dirigente medico di Ematologia al Policlinico Umberto I di Roma –. In questo contesto, l’introduzione di un nuovo anticorpo bispecifico come Elranatamab rappresenta un passo importante anche per il clinico, che può contare su un’opzione molto efficace e più gestibile».
https://youtu.be/BxMcxRXFWuk?si=KF6z70NDZ3D6fGvA
Elranatamab: cos’è
Elranatamab è un anticorpo monoclonale bispecifico umanizzato, che lega simultaneamente l’antigene di maturazione delle cellule B (BCMA) e il CD3 sulle cellule T (quelle del nostro sistema immunitario specializzate nel killing delle cellule neoplastiche). Attivando le cellule T, Elranatamab permette la lisi delle plasmacellule tumorali che esprimono BCMA2 costituendo una vera e propria “sinapsi immunologica”.
Elranatamab è vantaggioso anche dal punto di vista “organizzativo”, poiché – anziché una somministrazione sottocutanea una volta a settimana – prevede una somministrazione bisettimanale dopo ventiquattro settimane (per tutti pazienti con risposta) e una somministrazione mensile – dalla quarantanovesima settimana in poi – per coloro che mantengono la risposta. «Un trattamento del genere contribuisce a ridurre l’impatto negativo del trattamento sulla qualità di vita del paziente e sull’organizzazione dei centri ematologici – spiega Elena Zamagni, professoressa di Ematologia all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna –. Grazie a questo farmaco, oggi, possiamo osservare risposte clinicamente rilevanti anche in pazienti con mieloma multiplo triplo-refrattario, per i quali le alternative terapeutiche erano finora molto limitate».
La rimborsabilità di Elranatamab: lo studio
La rimborsabilità del trattamento in Italia arriva a seguito dello studio registrativo MagnetisMM-3 (NCT04649359) – un trial multicentrico, open-label, di fase 2 – che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di Elranatamab in pazienti con mieloma multiplo recidivato e refrattario, in precedenza sottoposti ad almeno tre terapie.
Dopo circa trentatré mesi di follow-up, i dati hanno mostrato un tasso di risposta globale del 61% e una durata mediana della risposta (DoR) ancora non raggiunta, suggerendo una risposta duratura in una popolazione altamente pre-trattata. I dati dello studio MagnetisMM-3 indicano un controllo della patologia in una percentuale significativa di malati, con la possibilità di gestione in regime ambulatoriale fin dalle prime fasi: un aspetto che può incidere positivamente sui trattamenti e sulla qualità di vita», dice Zamagni.
I numeri sono particolarmente significativi, soprattutto se confrontati con i trattamenti standard, in cui spesso si utilizzano farmaci già impiegati che producono risposte limitate a soli quattro mesi.
https://youtu.be/ufG3zhFJ9wU?si=2Pm9aC4Rs6U3nH7G
Mieloma multiplo: perché è frequente la recidiva?
Neoplasia ematologica complessa, il mieloma multiplo è caratterizzato da una proliferazione incontrollata di plasmacellule nel midollo osseo.
«Ricevere una diagnosi di mieloma multiplo è un evento traumatico, che travolge il paziente e la sua famiglia – afferma Rosalba Barbieri, Vicepresidente AIL –. In una patologia fatta di fasi, con recidive via via più invalidanti, è fondamentale prendersi cura della persona nel suo insieme».
Nonostante le diverse terapie oggi disponibili – agenti immunomodulanti, inibitori del proteasoma e anticorpi monoclonali anti-CD38 – sono frequenti le recidive, con molti pazienti che diventano refrattari alle suddette tipologie di farmaci. L’utilizzo di questi ultimi in regime di combinazione, inoltre, può portare i pazienti a essere triplo-esposti già dalle prime fasi di trattamento, il che determina refrattarietà e remissioni temporanee seguite da ricadute.
Ma grazie all’impegno della ricerca – e allo sviluppo di terapie sempre più efficaci, tra cui gli anticorpi bispecifici – si spera che qualcosa potrà finalmente cambiare.
Come dice Benedetto Bruno, Direttore della Struttura Complessa di Ematologia Universitaria presso l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino: «Oggi i bispecifici rappresentano una delle più promettenti frontiere dell’immunoterapia nel mieloma multiplo. La vera fida, però, è rendere queste innovazioni accessibili nella pratica quotidiana, attraverso una presa in carico strutturata e compatibile con l’organizzazione dei centri ematologici italiani, anche nel modello hub & spoke».
di Lavinia Sdoga



