Tumore al seno metastatico e triplo negativo: c’è un farmaco che può curarli entrambi

Francesco Ciavorella

Sono circa 37mila le donne che, in Italia, convivono con un carcinoma mammario metastatico.
Ogni anno, si contano dalle 6 alle 8mila nuove diagnosi di tumore HR+/HER2-, una delle forme più aggressive che – caratterizzata da un’alta probabilità di sviluppare metastasi ossee e da un tasso di sopravvivenza a cinque anni del solo 34% – costituisce circa il 70% dei casi totali di cancro al seno.
Numeri allarmanti, che vedono la ricerca costantemente impegnata nello studio di terapie efficaci e innovative.
In particolare, farmaci di ultima generazione rivelatisi incisivi nel contrasto delle metastasi, sono gli ADC (Antibody-Drug Coniugates, farmaci anticorpo-coniugati): terapie antitumorali mirate che, grazie ai recettori presenti sulla loro superficie, riescono a riconoscere le cellule cancerogene, per poi attaccarle e distruggerle dall’interno rilasciando una sostanza chemioterapica in modo selettivo.

Tra questi, c’è il Sacituzumab Govitecan, farmaco ADC il cui utilizzo, oggi, è stato esteso sia per la cura in seconda linea del tumore al seno metastatico triplo negativo (mTNBC), che per quella del carcinoma mammario metastatico HR+/HER2– (grazie alla sua positività all’espressione dei recettori ormonali HR (estrogeno o progesterone).

Il Sacituzumab Govitecan nel tumore HR+/HER2-
«I farmaci-anticorpo coniugati risultano spesso più efficaci e meglio tollerati rispetto alla chemioterapia – dice Michelino De Laurentiis, oncologo presso l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘Pascale’ di Napoli.  In particolare, il farmaco Sacituzumab Govitecan risulta indicato nelle pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2- che hanno praticato almeno una linea endocrina e almeno due linee di chemioterapia».
I vantaggi nell’utilizzo di questo ADC (rispetto alla tradizionale chemio) sono stati evidenziati dallo studio TROPiCS-02: Sacituzumab Govitecan migliora la sopravvivenza libera da progressione, riduce del 34% il rischio di progressione della malattia e del 21% quello di decesso, aumenta le possibilità di sopravvivenza e incrementa in maniera statisticamente significativa la qualità di vita delle pazienti.
Sulla base di questi risultati, le linee guida ESMO (European Society for Medical Oncology) hanno definito il farmaco un trattamento preferenziale per le donne colpite da tumore del seno metastatico

Il Sacituzumab Govitecan nel tumore mTNBC
Fino a non molto tempo fa, il Sacituzumab Govitecan era disponibile (salvo eccezioni) solo in III linea (vale a dire, dopo due cicli chemioterapici). «I dati scientifici hanno però evidenziato che si può utilizzare già in II linea, il che consente di mettere in atto un trattamento in una fase più precoce della malattia, con possibilità di risposta maggiori – spiega Lucia Del Mastro, professoressa di Oncologia all’Università di Genova –. Lo studio ASCENT ha dimostrato che questo farmaco (rispetto alla chemioterapia) può dimezzare sia il rischio di avere una progressione della malattia, che quello di morire. Utilizzarlo per anticipare le cure, quindi, è molto importante».

Un traguardo condiviso
A condividere questo percorso di incessante analisi e lavoro insieme alla ricerca sono state anche le associazioni di pazienti, le istituzioni e la comunità medico-scientifica, che sempre lottano e si battono per rendere le nuove terapie accessibili in modo omogeneo a tutte le donne (e in tutta Italia). «Nel traguardo raggiunto hanno avuto un ruolo determinante anche le associazioni di pazienti – sottolinea Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia –. Dobbiamo ringraziare tutte le (tante) donne che hanno aderito ai trial clinici, le istituzioni e la comunità medico-scientifica. È anche grazie a loro che oggi è stata raggiunta questa nuova tappa nell’accessibilità del farmaco».
Ma adesso è essenziale che tutti vi si adeguino. «Ora che abbiamo ottenuto l’estensione del farmaco, tutte le Regioni devono adoperarsi per garantire la possibilità di prescrizione sia da parte dei Centri di oncologia che dei Centri di senologia, così da consentire un’adozione tempestiva di questo trattamento – dice Adriana Bonifacino, presidente Fondazione IncontraDonna –.  In questi casi, il tempo è un fattore cruciale e l’accesso immediato a trattamenti innovativi è assolutamente essenziale».   

Le prospettive della ricerca scientifica
Dare più tempo (e più di qualità) alle pazienti è una delle priorità principali del presente, ma la ricerca scientifica guarda in avanti, auspicando e progettando traguardi sempre nuovi e migliori anche per il futuro.
«L’ampliamento nell’uso del farmaco Sacituzumab govitecan in II linea a tutte le pazienti con tumore al seno metastatico triplo negativo è un risultato davvero importante, ottenuto grazie alla collaborazione tra mondo scientifico, istituzioni, azienda e associazioni di pazienti – afferma Frederico Da Silva, amministratore delegato di Gilead Sciences Italia. Ora ci auguriamo, insieme a tutti quelli che hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo, che queste terapie siano presto disponibili in tutte le regioni, cosicché i pazienti italiani ne possano beneficiare al più presto. Abbiamo attivi trenta studi per venti nuove potenziali indicazioni per il tumore al seno e altre tipologie di tumori solidi entro il 2030», conclude Da Silva.

di Lavinia Sdoga

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