Sono oltre 4 milioni gli italiani affetti da una qualche forma di diabete, circa il 7% della popolazione. E molti altri sono a rischio. Si tratta di una malattia in continua crescita, con un impatto significativo, non solo sulla vita dei pazienti, ma anche sui sistemi sanitari che devono fronteggiare l’espandersi di questa patologia che andrà a pesare sempre di più sui servizi e sulle risorse. Si stima, infatti, che ad oggi 1 persona diabetica su 6 venga ricoverata almeno una volta l’anno e che permanga in ospedale fino a 36 ore. Un fenomeno motivo di notevole criticità in considerazione del già grave sovraffollamento dei pronto soccorso che si trovano così a dover gestire complicanze di patologie croniche.
È pertanto sempre più necessario trovare nuove soluzioni per la gestione della malattia. Tra queste c’è la formulazione di linee guida comuni per definire percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) per il paziente diabetico che si presenta in pronto soccorso a causa di una inadeguata gestione farmacologica o di una insufficiente attività di monitoraggio dei livelli glicemici. L’iniziativa, supportata dall’Intergruppo parlamentare “Diabete, obesità e stili di vita”, nasce da quanto emerso da una indagine promossa dalla rivista di politica sanitaria Public Health & Health Policy, volta a conoscere la gestione del paziente diabetico in pronto soccorso e nei dipartimenti di emergenza-urgenza, dalla quale sono emerse problematiche di criticità, carenza di una reale continuità tra ospedale e territorio, mancanza di una gestione integrata dei dati clinici tra gli operatori che ruotano attorno ai pazienti diabetici e scarsa integrazione dell’impatto che l’innovazione tecnologica può apportare nella gestione di questa malattia.
A partire da questi elementi, un gruppo di lavoro formato da professionisti sanitari, rappresentanti di società scientifiche e associazioni di pazienti, con il supporto della rivista Italian Health Policy Brief (IHPB), ha stilato il primo documento che si propone di definire un PDTA per il paziente diabetico in pronto soccorso. Uno strumento di lavoro e di indirizzo delle politiche con l’obiettivo di alleggerire la pressione sulle strutture di emergenza-urgenza e di definire percorsi assistenziali più efficaci ed efficienti per la gestione della patologia.
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“Se si considera che la spesa sanitaria annuale per il diabete, solo in termini di costi diretti, è di circa 10 miliardi di euro, il 53 per cento dei quali è assorbito dalla spesa ospedaliera, si comprende bene come sia fondamentale un approccio organizzativo più efficace ed efficiente che passi da una logica ancora prevalente di sanità di attesa a una più incisiva logica di sanità di iniziativa, caratterizzata anche da attività di prevenzione e formazione sui pazienti e sui caregiver”, ha affermato Andrea Lenzi, professore emerito di Endocrinologia all’Università La Sapienza di Roma e Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio, in occasione dell’incontro “Un PDTA per la gestione della persona con diabete in Pronto Soccorso” svoltosi ieri a Roma.
È quindi fondamentale che tutti i professionisti sanitari coinvolti nella presa in carico del paziente, sia a livello territoriale che ospedaliero, agiscano per garantire una “gestione integrata della malattia”, ha sottolineato Lenzi. La sanità nazionale sta tuttavia evidenziando limiti di efficienza perché, nonostante esistano oggi già diversi PDTA per il diabete a livello locale, che identificano iter, sequenza e tempi del processo assistenziale, le persone affette da questa patologia continuano ad accedere ai pronto soccorso a causa di una mancata informazione, formazione e supporto nel seguire il protocollo terapeutico, con casi limite dove la malattia viene diagnosticata addirittura dai servizi di emergenza stessi.
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“Si pone quindi la necessità – ha dichiarato Paola Pisanti, consulente esterna esperta in malattie croniche del Ministero della salute e coordinatrice del comitato che ha realizzato il documento-proposta su un PDTA per la gestione della persona con diabete in pronto soccorso –, che si metta a punto un nuovo PDTA specifico che prenda le mosse da un’adeguata formazione del personale ospedaliero/territoriale, e che preveda, prima della sua dimissione, un’organica azione informativa sul paziente oltre che sull’eventuale caregiver e che porti a una reale e successiva presa in carico della persona con diabete sia in età adulta che in età evolutiva, in tutte le fasi di necessaria assistenza. Un insieme di elementi informativi che deve trasferire maggior consapevolezza della malattia, con focus adeguato circa l’importanza dell’aderenza terapeutica che oggi può essere resa più efficiente anche con l’utilizzo dei dispositivi autogestiti di monitoraggio continuo della glicemia”.
“La definizione di linee guida per il PDTA permetterà di definire un minimo comun denominatore a livello nazionale per affrontare il problema, su cui poi si potranno sviluppare percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali a livello locale che integreranno le linee guida in base alla propria realtà specifica, le risorse tecnologiche e umane a disposizione, secondo i regolamenti regionali e i dati epidemiologici locali”, ha concluso Pisanti.
articolo di Celeste Ottaviani



