Sotorasib, prima terapia target orale specifica per pazienti adulti affetti da tumore del polmone non a piccole cellule, ha ottenuto la rimborsabilità in Italia. Si tratta di un cambio di passo per i pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule, avanzato e con mutazione Kras G12c. Lo rende noto l’azienda produttrice. Nel 2023 l’Italia ha registrato 44mila nuove diagnosi di tumore del polmone, con una prevalenza maggiore negli uomini (30mila casi) rispetto alle donne. L’85% dei casi appartiene alla categoria dei tumori al polmone non a piccole cellule (carcinoma polmonare non a piccole cellule o Nsclc), una forma che, nel 60% dei casi, presenta mutazioni genetiche, tra cui quelle a carico di Kras che risultano tra le più diffuse, con un’incidenza del 30%.

In particolare, la mutazione G12c pesa per quasi la metà di tutte le mutazioni a carico di Kras, rappresentando il 12-13% dei casi totali nel tumore al polmone non a piccole cellule. In pratica un paziente ogni 8 presenta questa mutazione, con una stima complessiva che ogni anno conta circa 26.001 persone. Complessivamente nel tumore al polmone, la sopravvivenza a cinque anni (attualmente del 16%) sta aumentando proprio grazie all’utilizzo in pratica clinica delle terapie target, che sono più efficaci e meglio tollerate rispetto alla sola chemioterapia.

E proprio sotorasib rappresenta la prima terapia target orale per i pazienti con Nsclc avanzato e mutazione Kras p.G12c. “Sotorasib è il precursore di una nuova generazione di terapie target per i pazienti con mutazione Kras p.G12c – commenta Silvia Novello, direttrice dell’Unità Oncologia Toracica dell’Ospedale San Luigi di Orbassano -. Sotorasib riduce del 34% il rischio di progressione della malattia e raddoppia il tasso di sopravvivenza libera da progressione a 12 mesi, dati importanti in grado di dare una risposta ad un grande bisogno ancora non soddisfatto per i pazienti, finora trattati con la sola chemioterapia”.

“La prima terapia mirata orale per la mutazione Kras p.G12c, apre nuove prospettive per questi pazienti: consente di ridurre i tempi necessari per il trattamento, perché non obbliga a trascorrere ore all’interno dell’ospedale per la chemioterapia permettendo ai pazienti di dedicare più tempo alla famiglia, al lavoro, alla vita sociale. Un tempo prezioso che alimenta anche la speranza di vedere la ricerca raggiungere nuovi traguardi”, afferma Stefania Vallone, segretaria di Women Against Lung Cancer in Europe Onlus (Walce).