RSV Awareness Week: il virus respiratorio sinciziale è un rischio anche per gli adulti

Giulia Ippolito

Dal 2 all’8 novembre una settimana di sensibilizzazione accende i riflettori su un’infezione spesso associata all’infanzia, ma potenzialmente pericolosa anche per anziani e persone con patologie croniche. In Italia quasi l’80% degli adulti intervistati non sa o non è sicuro di sapere che cosa sia l’RSV.

Quando si parla di virus respiratorio sinciziale (RSV), il pensiero va spesso alle infezioni respiratorie nei bambini più piccoli. Eppure questo virus rappresenta un rischio significativo anche per la popolazione adulta, in particolare per gli anziani e per chi convive con patologie croniche. In queste persone, infatti, un’infezione respiratoria può avere conseguenze che vanno ben oltre i sintomi iniziali, aggravando condizioni di salute già compromesse e rendendo più difficile la gestione della malattia.

È proprio per aumentare la conoscenza di questa infezione che dal 2 all’8 novembre si celebra la RSV Awareness Week, una settimana dedicata alla sensibilizzazione sull’impatto del virus e sull’importanza della prevenzione. L’occasione richiama l’attenzione anche su un problema informativo ancora significativo. Secondo un sondaggio globale condotto da Human8 in dieci Paesi e promosso da GSK, in Italia quasi l’80% degli intervistati teme che i virus respiratori possano peggiorare la propria condizione di salute, ma una percentuale analoga non sa o non è sicura di sapere che cosa sia l’RSV. Inoltre, quasi una persona su due non ha mai affrontato l’argomento con il proprio medico o con un altro professionista sanitario.

La rilevazione, che nel nostro Paese ha coinvolto oltre 500 adulti con una o più patologie croniche, evidenzia anche quanto queste infezioni possano incidere sulla quotidianità: il 70% degli intervistati dichiara che i virus respiratori hanno avuto un impatto negativo sulla propria salute o su quella delle persone vicine.

RSV, un’infezione con conseguenze anche a lungo termine

L’impatto dell’RSV non si esaurisce necessariamente con la fine dell’infezione. Dallo stesso sondaggio emerge che quasi un adulto su due riferisce conseguenze sulla salute per almeno un mese dopo aver contratto il virus. Per circa il 10% degli intervistati, il recupero ha richiesto oltre un anno oppure non è ancora completo.

Particolarmente esposte sono le persone che convivono con patologie respiratorie e cardiovascolari. L’infezione può infatti aggravare condizioni preesistenti, come asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Quasi un intervistato su tre ha sperimentato un peggioramento del proprio stato di salute durante un’infezione respiratoria; la percentuale sale al 57% tra le persone con asma e al 43% tra quelle con BPCO.

«Il virus respiratorio sinciziale può causare complicanze clinicamente rilevanti, soprattutto nei pazienti con patologie respiratorie e cardiovascolari», spiega Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario d’azienda dell’IRCCS Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. Nei pazienti con BPCO, in particolare, prevenire gli episodi infettivi significa anche ridurre il rischio di riacutizzazioni, che possono incidere significativamente sull’evoluzione della malattia e rappresentano una delle principali cause di ospedalizzazione e mortalità.

Alle complicanze cliniche si aggiunge il peggioramento della qualità della vita. Negli anziani e nelle persone fragili, la perdita di autonomia e la rinuncia alle occasioni di socialità possono diventare conseguenze importanti dell’infezione. «Per questo è fondamentale puntare sulla prevenzione del virus, al fine di evitare un ulteriore deterioramento della loro quotidianità», sottolinea Pregliasco.

Il peso dell’RSV sulla salute degli anziani

L’impatto del virus nella popolazione adulta è rilevante anche dal punto di vista dei ricoveri ospedalieri. Le stime riportate nel comunicato indicano che, in Italia, tra gli over 60 l’RSV sarebbe responsabile ogni anno di circa 50 mila ospedalizzazioni e 1.800 decessi in ambito ospedaliero.

A rendere più difficile la valutazione del fenomeno è anche la diagnosi, che non rientra ancora sistematicamente nelle pratiche cliniche. Di conseguenza, il peso reale dell’infezione potrebbe essere sottostimato.

«Nei soggetti anziani e più fragili le infezioni respiratorie da RSV restano numerose e, con l’avvicinarsi della stagione invernale, tendono ad aumentare», osserva Massimiliano Franco, medico di famiglia e segretario SIMG Lombardia. Il medico di medicina generale può svolgere un ruolo importante nell’individuare i pazienti più esposti e informarli sulle possibilità di prevenzione. «La raccomandazione del medico resta uno dei fattori più efficaci per l’adesione», aggiunge.

Prevenzione vaccinale e accesso alle opportunità di protezione

La vaccinazione rappresenta uno degli strumenti disponibili per prevenire le forme di malattia delle basse vie respiratorie causate dall’RSV, soprattutto nelle fasce di popolazione più vulnerabili. Per gli anziani e per le persone con patologie croniche, la prevenzione assume un significato particolare: proteggersi dall’infezione può contribuire a evitare complicanze e ulteriori peggioramenti delle condizioni di salute.

Le evidenze sulla prevenzione vaccinale sono in evoluzione. Tra i dati citati nel comunicato figurano quelli dello studio registrativo di Fase III relativo a un vaccino adiuvato contro l’RSV, che ha mostrato una protezione dalla malattia delle basse vie respiratorie per almeno tre stagioni consecutive dopo una singola dose. Ulteriori risultati di real-world evidence, presentati nel 2026, hanno evidenziato una riduzione delle ospedalizzazioni correlate al virus e delle riacutizzazioni di alcune patologie respiratorie. Si tratta di dati relativi a uno specifico vaccino, che dovranno essere valutati nel quadro complessivo delle evidenze disponibili.

Resta aperto, inoltre, il tema dell’accesso alla prevenzione. Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, richiama l’attenzione sulla necessità di garantire opportunità di protezione anche agli adulti con condizioni di fragilità e comorbidità. Secondo Mandorino, l’assenza della vaccinazione contro l’RSV per la popolazione adulta all’interno del Piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNPV) rischia di creare disparità nell’accesso alla tutela della salute.

Sulla stessa linea si inserisce la richiesta di un maggiore riconoscimento della vaccinazione contro l’RSV nelle strategie nazionali di prevenzione. «Per chi convive con patologie respiratorie e cardiovascolari, proteggere nel tempo il proprio equilibrio di salute, già fragile, è una priorità clinica», afferma Dejan Radovanovic, professore associato di Malattie dell’apparato respiratorio presso l’Università degli Studi di Milano e dirigente medico dell’Unità operativa di Pneumologia dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano.

La RSV Awareness Week rappresenta quindi un’occasione per riportare l’attenzione su un’infezione ancora poco conosciuta nella popolazione adulta. Informazione, dialogo con i professionisti sanitari e accesso alle strategie di prevenzione sono elementi fondamentali per proteggere soprattutto le persone più vulnerabili e ridurre il peso delle infezioni respiratorie sulle condizioni croniche.

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