Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il tema della dipendenza da gioco d’azzardo entra nel dibattito pubblico attraverso un cortometraggio che racconta gli effetti della ludopatia sulle relazioni familiari. Al centro anche il ruolo dello sport e della cultura come strumenti di prevenzione.
La dipendenza da gioco d’azzardo continua a rappresentare uno dei problemi di salute pubblica più complessi e in crescita. Non riguarda soltanto il rapporto con il denaro, ma coinvolge salute mentale, relazioni familiari, lavoro e qualità della vita. Per questo motivo il tema è arrivato anche a Venezia, dove è stato presentato il cortometraggio “ALL IN”, nell’ambito del panel Cinema e Terzo Settore ospitato all’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior.
L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del Terzo Settore, del mondo dello sport e dell’audiovisivo per riflettere sul contributo che il linguaggio cinematografico può offrire nella prevenzione delle dipendenze comportamentali e nella diffusione di una maggiore consapevolezza sul fenomeno.
La ludopatia è una dipendenza, non una mancanza di volontà
Negli ultimi anni il disturbo da gioco d’azzardo è stato sempre più riconosciuto come una vera patologia. Il comportamento compulsivo porta progressivamente la persona a perdere il controllo sul gioco, nonostante le conseguenze economiche, sociali e familiari siano sempre più evidenti.
La ricerca ha mostrato come i meccanismi cerebrali coinvolti siano simili a quelli osservati nelle dipendenze da sostanze: il sistema della ricompensa viene continuamente stimolato, alimentando il desiderio di continuare a giocare anche quando le perdite aumentano.
Le ripercussioni non interessano soltanto chi sviluppa la dipendenza. Partner, figli e familiari diventano spesso vittime indirette di un fenomeno che può compromettere la stabilità economica, la serenità domestica e la salute psicologica dell’intero nucleo familiare.
Il racconto di una famiglia travolta dal gioco
È proprio questo il punto di partenza di “ALL IN”, cortometraggio diretto da Adelmo Togliani e prodotto da Santa Ponsa Film.
La storia segue Mario, un uomo ormai completamente assorbito dall’ossessione per le scommesse. La ricerca della vincita capace di cambiare la vita prende progressivamente il posto degli affetti, fino a fargli trascurare persino il compleanno della moglie.
A fare da contrappunto è il figlio Luca, giovane promessa del rugby, che rappresenta il desiderio di normalità e il valore educativo dello sport come luogo di crescita, disciplina e relazioni.
Il film fa parte del progetto “Winner – Non serve scommettere per vincere”, promosso da CIAO LAB APS, OPES APS ed EUROSPORT APS e cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con l’obiettivo di sensibilizzare soprattutto i più giovani sui rischi del gioco patologico.
Perché lo sport può diventare un fattore di protezione
Uno dei messaggi emersi durante il confronto veneziano riguarda il ruolo che lo sport può svolgere nella prevenzione delle dipendenze.
L’attività sportiva non rappresenta soltanto un’alternativa al tempo trascorso davanti alle piattaforme di gioco o alle scommesse, ma contribuisce a sviluppare competenze personali come autocontrollo, gestione delle emozioni, capacità di affrontare le sconfitte e costruzione di relazioni sociali positive.
Elementi che possono ridurre alcuni dei fattori di vulnerabilità associati ai comportamenti compulsivi, soprattutto durante l’adolescenza e la giovane età adulta.
Cinema e prevenzione: quando la narrazione diventa salute pubblica
Durante il panel si è discusso anche del ruolo che il cinema può assumere nella promozione della salute.
Attraverso il racconto di storie realistiche, il linguaggio audiovisivo permette infatti di affrontare temi complessi come le dipendenze senza ricorrere a messaggi esclusivamente informativi, favorendo invece identificazione, riflessione e dialogo.
L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, tra cui il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, il Capo del Dipartimento per le Politiche Sociali del Ministero del Lavoro Alessandro Lombardi e il presidente nazionale di OPES Juri Morico, insieme al regista Adelmo Togliani e agli attori Corrado Fortuna ed Elda Alvigini.
Una sfida che richiede interventi diversi
La prevenzione della ludopatia non può limitarsi alla presa in carico clinica delle persone già malate. Informazione, educazione, promozione dello sport e iniziative culturali rappresentano strumenti complementari per aumentare la consapevolezza, ridurre lo stigma e favorire il riconoscimento precoce dei segnali di rischio.
In questo contesto, progetti che utilizzano il cinema per raccontare le conseguenze della dipendenza cercano di raggiungere un pubblico più ampio rispetto ai tradizionali strumenti di comunicazione sanitaria, portando il tema fuori dagli ambulatori e dentro luoghi di grande visibilità culturale come la Mostra del Cinema di Venezia.



