Oltre il peso, oltre lo stigma: un nuovo nome per cambiare la narrazione sull’obesità

Giulia Ippolito

Non è solo un rebranding, ma un vero e proprio cambio culturale. Dopo vent’anni di attività, Amici Obesi diventa Amici Oltre il Peso ETS, mantenendo intatta la propria missione ma scegliendo un linguaggio diverso, più rispettoso e inclusivo.

La decisione arriva in un momento cruciale: il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, recidivante e multifattoriale – una svolta normativa che impone anche un ripensamento del modo in cui questa condizione viene raccontata e percepita.

L’obesità non definisce la persona

Il nuovo nome racchiude un messaggio chiaro: la persona viene prima della malattia. Un passaggio necessario per superare etichette che negli anni hanno contribuito ad alimentare stigma e discriminazione.

«L’eccesso di peso non può e non deve più definire la persona. Ognuno è degno di essere accettato e rispettato, indipendentemente dai chili di troppo», sottolinea Iris Zani, Presidente dell’associazione.

E ancora: «Serviva un cambiamento, un’evoluzione, un passo avanti per dare dignità a tutte le persone che convivono con questa patologia».

Guarda le video interviste QUI.

Lo stigma resta un ostacolo concreto

Nonostante i progressi sul piano scientifico e normativo, l’obesità continua a essere fortemente stigmatizzata. Pregiudizi e semplificazioni – che la riducono a una questione di volontà individuale – restano diffusi e incidono negativamente sulla qualità di vita delle persone.

Secondo dati IPSOS, molti tendono ancora a sottovalutare la gravità dell’obesità rispetto ad altre malattie croniche, attribuendola principalmente a cattive abitudini, senza considerare adeguatamente fattori biologici, genetici e ambientali.

Una rete tra pazienti, istituzioni e comunità scientifica

In questo scenario, Amici Oltre il Peso ETS vuole rafforzare il proprio ruolo di ponte tra pazienti, istituzioni e mondo scientifico. L’obiettivo resta quello di sempre: offrire supporto, informazione corretta e strumenti concreti per affrontare la malattia, ma con una consapevolezza nuova.

Dalle campagne di sensibilizzazione agli incontri pubblici, fino al coinvolgimento attivo di caregiver e professionisti sanitari, l’associazione continua a lavorare per costruire una cultura più informata e inclusiva.

Verso una cultura della salute più inclusiva

Cambiare nome, in questo caso, significa provare a cambiare mentalità. Spostare il focus dalla condizione alla persona, dalla colpa alla comprensione, dall’isolamento al dialogo.

L’obiettivo è chiaro: costruire una comunità capace di accogliere e valorizzare le differenze, dove nessuno si senta definito – o limitato – da un numero sulla bilancia.

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