In occasione della Giornata Mondiale del Rene, la Società Italiana di Nefrologia (SIN) rilancia la necessità di rafforzare l’utilizzo della dialisi peritoneale, una terapia domiciliare che può offrire benefici clinici, economici e ambientali. Il tema è stato al centro degli Stati Generali della Dialisi Peritoneale, evento che ha riunito a Roma istituzioni, clinici e associazioni di pazienti con l’obiettivo di promuovere un modello di cura più vicino alle persone e sostenibile per il sistema sanitario.
Una terapia più efficace e meno costosa
Secondo il report di Health Technology Assessment (HTA) realizzato da ALTEMS – Università Cattolica del Sacro Cuore, la dialisi peritoneale rappresenta una strategia vantaggiosa sotto diversi aspetti. Oltre a garantire una migliore qualità di vita per i pazienti con malattia renale cronica in stadio avanzato, il trattamento presenta costi inferiori del 43% rispetto all’emodialisi ospedaliera.
Anche in termini di efficacia clinica, i dati evidenziano risultati migliori: l’indicatore di qualità di vita aggiustata per gli anni (QALY) raggiunge 1,20 per la dialisi peritoneale, rispetto a 0,94 per l’emodialisi.
Il paradosso italiano
Nonostante queste evidenze, la dialisi peritoneale resta ancora poco utilizzata nel nostro Paese. Attualmente coinvolge solo il 9,5% dei pazienti dializzati, una quota nettamente inferiore rispetto a quella registrata in diversi Paesi europei ed extraeuropei, dove supera spesso il 20%.
A incidere su questo divario sono soprattutto fattori organizzativi: il 37% delle Unità Operative di Nefrologia e Dialisi non prescrive la dialisi peritoneale, mentre il 22% dei centri segue meno di 10 pazienti con questa modalità terapeutica.
L’obiettivo: raddoppiare i pazienti in cinque anni
Per la comunità nefrologica si tratta di un cambiamento necessario. “La dialisi peritoneale rappresenta il trattamento di prima linea per molti pazienti con malattia renale cronica avanzata, sia dal punto di vista clinico che economico”, spiega Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia.
L’obiettivo indicato dalla SIN è chiaro: raddoppiare il numero di pazienti trattati con dialisi peritoneale nei prossimi cinque anni, superando le barriere organizzative e culturali che ne limitano la diffusione.
Benefici anche per ambiente e qualità di vita
Oltre agli aspetti clinici ed economici, la dialisi peritoneale presenta vantaggi anche in termini di sostenibilità ambientale. Come sottolineato dagli esperti, la terapia domiciliare comporta infatti un minor consumo di acqua ed energia e una riduzione dei rifiuti ospedalieri.
Dal punto di vista dei pazienti, inoltre, la possibilità di effettuare il trattamento a casa consente maggiore autonomia e una migliore integrazione con la vita quotidiana, facilitando la continuità lavorativa e sociale.
Verso un nuovo modello di cura
L’iniziativa degli Stati Generali della Dialisi Peritoneale si inserisce in un percorso più ampio che coinvolge anche AGENAS e le Regioni, con l’obiettivo di favorire una diffusione più ampia e strutturata della terapia.
Promuovere la dialisi domiciliare significa infatti non solo migliorare l’accesso alle cure, ma anche rendere il sistema sanitario più sostenibile e vicino alle esigenze delle persone con malattia renale cronica.



