Il glaucoma è una delle principali cause di perdita irreversibile della vista e continua a rappresentare una sfida importante per la salute pubblica. In Italia colpisce circa il 2,5–3% della popolazione, una percentuale destinata ad aumentare con l’età. Il problema è che nelle fasi iniziali la malattia spesso non provoca sintomi evidenti: si stima infatti che circa la metà delle persone affette non sappia di averla.
In occasione della Settimana Mondiale del Glaucoma, in programma dall’8 al 14 marzo, nuovi dati scientifici presentati al congresso dell’Associazione Italiana per lo Studio del Glaucoma (AISG) riaccendono l’attenzione su possibili strategie innovative per proteggere il nervo ottico e rallentare la progressione della malattia.
Il ruolo della pressione oculare e dei meccanismi neurodegenerativi
La pressione intraoculare elevata rappresenta oggi il principale fattore di rischio del glaucoma ed è anche l’unico su cui le terapie disponibili possono intervenire direttamente. Tuttavia, la malattia può continuare a progredire anche quando la pressione è sotto controllo.
Per questo motivo il glaucoma viene sempre più spesso considerato una vera e propria patologia neurodegenerativa, con caratteristiche che ricordano quelle di malattie come Alzheimer’s disease e Parkinson’s disease. Alla base della progressiva perdita delle cellule ganglionari retiniche, che formano il nervo ottico, ci sarebbe infatti anche una disfunzione dei mitocondri, le strutture cellulari responsabili della produzione di energia.
Energia cellulare e protezione del nervo ottico
Proprio su questo meccanismo si concentra una linea di ricerca presentata al congresso AISG dal professor Luca Agnifili, professore associato all’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara e responsabile del Centro regionale dei glaucomi.
Gli studi più recenti suggeriscono che l’associazione di tre molecole – nicotinamide, piruvato e coenzima Q10 – possa contribuire a sostenere l’attività energetica delle cellule nervose, riducendo allo stesso tempo la morte cellulare e i processi di neuro-infiammazione.
«Negli ultimi anni importanti studi preclinici hanno dimostrato che la supplementazione orale con molecole ad azione mitocondrio-stimolante può aumentare la resistenza delle cellule del nervo ottico agli stress indotti dal glaucoma», spiega Agnifili. «Le ricerche più recenti indicano che l’associazione di nicotinamide, piruvato e coenzima Q10 offre una protezione ancora maggiore rispetto ai singoli componenti».
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Verso nuove strategie di neuroprotezione
Secondo gli esperti, il danno alle cellule ganglionari della retina non dipende esclusivamente dall’aumento della pressione oculare, ma anche da altri meccanismi biologici, tra cui stress ossidativo, infiammazione e deficit energetico cellulare.
«Nel glaucoma la funzione dei mitocondri è compromessa, rendendo le cellule più vulnerabili anche quando la pressione è controllata», sottolinea Agnifili. «Per questo oggi la terapia non mira soltanto a ridurre la pressione oculare, ma anche a proteggere nel tempo le cellule nervose».
In questo contesto la ricerca sta valutando il ruolo di nutrienti e molecole in grado di sostenere la funzione mitocondriale e quindi la resistenza metabolica dei neuroni della vista.
L’importanza della diagnosi precoce
Anche se queste evidenze non hanno ancora trovato una piena applicazione clinica, la neuroprotezione viene già considerata un possibile approccio complementare alle terapie tradizionali per il controllo della pressione oculare.
«Questi approcci non sostituiscono le terapie prescritte dall’oculista – conclude Agnifili – ma possono affiancarle in una strategia di protezione a lungo termine».
Resta però fondamentale la diagnosi precoce. Proprio perché il glaucoma è una patologia silenziosa, gli specialisti raccomandano controlli oculistici periodici, soprattutto dopo i 40 anni o in presenza di familiarità, per individuare la malattia nelle fasi iniziali e intervenire tempestivamente.



