Più di un miliardo di persone nel mondo convivono con l’obesità. Entro il 2035 oltre la metà della popolazione globale vivrà in sovrappeso o con obesità, con un impatto economico stimato in 3,23 trilioni di dollari già nel 2030. Ogni anno, 1,7 milioni di decessi prematuri per malattie non trasmissibili sono attribuibili a sovrappeso e obesità.
Numeri che fanno da sfondo alla Giornata Mondiale dell’Obesità, che si celebra oggi e che in Italia è stata presentata in Senato dalle organizzazioni aderenti alla World Obesity Federation. Lo slogan scelto per il 2026 – “8 Billion Reasons To Act on Obesity” – richiama la necessità di un’azione collettiva e basata sull’evidenza scientifica.
In Italia l’11,8% degli adulti vive con obesità
Secondo l’Italian Barometer Obesity Report 2025, l’11,8% della popolazione adulta italiana vive con obesità, in aumento rispetto all’11,4% del 2022. Il 36,1% è in sovrappeso.
Preoccupano anche i dati pediatrici: il 19% dei bambini tra 8 e 9 anni è in sovrappeso e il 9,8% è obeso. L’impatto è più marcato nelle regioni meridionali e nelle aree socio-economicamente svantaggiate, confermando il legame tra obesità e disuguaglianze sociali.
L’Italia primo Paese con una legge specifica
Con l’approvazione della Legge n. 149 “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità”, l’Italia è diventata il primo Paese al mondo a dotarsi di una normativa specifica che riconosce l’obesità come malattia e la inserisce nei Livelli Essenziali di Assistenza.
Il provvedimento si affianca all’inserimento dell’obesità nel Piano Nazionale della Cronicità e all’istituzione di un Fondo dedicato alla prevenzione per il triennio 2025-2027.
«Riconoscere l’obesità come malattia cronica e inserirla nel Piano Nazionale della Cronicità rappresenta un passaggio fondamentale: non un atto simbolico, ma una risposta concreta ai bisogni delle persone», ha dichiarato il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, sottolineando l’impegno per prevenzione, presa in carico efficace ed equità di accesso alle cure.
La “Carta di Erice 2026” e l’impegno della comunità scientifica
Nel corso dell’evento è stata presentata la “Carta di Erice 2026 sull’Obesità”, promossa dalla Società Italiana dell’Obesità con il coinvolgimento di 20 organizzazioni scientifiche, istituzionali e associazioni di pazienti.
«Con questa Carta il mondo scientifico italiano assicura il proprio fermo impegno a riconoscere l’obesità come malattia cronica e garantire accesso equo e appropriato a tutte le possibilità di cura, incluse quelle farmacologiche e chirurgiche», ha affermato il presidente SIO, Silvio Buscemi.
Tra gli obiettivi centrali: una presa in carico omogenea su tutto il territorio nazionale, il contrasto allo stigma e la riduzione delle disuguaglianze.
Oltre lo stigma: una malattia complessa e multifattoriale
Uno dei messaggi chiave della Giornata Mondiale 2026 è il superamento della narrazione che riduce l’obesità a una responsabilità individuale.
«L’obesità è una malattia eterogenea e multifattoriale influenzata da fattori genetici, ambientali e psicologici», ha ricordato Luca Busetto, vicepresidente EASO per la Regione Sud Europa. «La responsabilità della prevenzione e del trattamento non ricade solo sui professionisti sanitari, ma coinvolge istituzioni, scuola, luoghi di lavoro e cittadini».
Anche le associazioni dei pazienti richiamano la necessità di garantire pari dignità e accesso alle terapie, superando discriminazioni e barriere culturali ancora diffuse.
Prevenzione, rete di cura e approccio multidisciplinare
Obesità e diabete condividono fattori di rischio e conseguenze cliniche, rendendo necessario un approccio integrato. «Solo attraverso una presa in carico strutturata e continuativa possiamo ridurre il peso delle complicanze e migliorare concretamente la qualità di vita delle persone», ha sottolineato Raffaella Buzzetti, presidente SID.
La sfida ora è tradurre il riconoscimento normativo in organizzazione concreta dei percorsi di cura: una rete regionale di centri multidisciplinari, accesso uniforme ai LEA e politiche di prevenzione capaci di incidere sui determinanti sociali della salute.



