“Da qui in avanti”: la mostra fotografica per chi, dopo la cura, guarda al futuro

Giulia Ippolito

Ci sono diagnosi che dividono la vita in un prima e un dopo. Nei tumori ematologici quel momento arriva spesso all’improvviso, con parole che cambiano la traiettoria dei giorni e obbligano a ripensare tutto: lavoro, affetti, progetti, identità.

È da questa frattura che nasce “Da qui in avanti. Sei storie, un viaggio che ricomincia”, progetto fotografico dedicato a chi ha attraversato un tumore del sangue e ha trovato, lungo il percorso, nuove possibilità di cura e di futuro.

Americo, Aurelia, Eliana, Ida, Renato e Luigi non sono solo i protagonisti di una mostra. Sono persone che hanno affrontato la diagnosi, le terapie, l’attesa, la paura. E che oggi raccontano cosa significa ricominciare.

La malattia, poi la prospettiva

Negli ultimi anni l’introduzione delle terapie CAR-T ha segnato un passaggio importante nella cura di alcune neoplasie ematologiche. Non una promessa astratta, ma un’opzione terapeutica concreta che, in determinati casi, ha cambiato la prognosi e riaperto spazi di possibilità.

Le immagini del progetto non raccontano solo la malattia. Raccontano quello che viene dopo.

Non sono ritratti celebrativi. Sono frammenti di vita: luoghi familiari, dettagli quotidiani, sguardi che parlano di vulnerabilità e insieme di forza. La fotografia diventa così uno strumento per restituire complessità a un’esperienza che troppo spesso viene ridotta a cartelle cliniche e percentuali.

Guarda la video intervista QUI.

Un viaggio che attraversa l’Italia

Il percorso espositivo si snoda idealmente da nord a sud, toccando i centri che hanno aderito all’iniziativa e che rappresentano una rete di eccellenza nella cura oncoematologica: dall’area milanese a Genova, da Torino a Roma, fino a Reggio Calabria.

È una mappa fatta di competenze cliniche, ma anche di relazioni, équipe multidisciplinari, caregiver, familiari. Perché nei tumori del sangue la cura non è mai solo farmacologica: è accompagnamento, ascolto, continuità assistenziale.

Hanno aderito al progetto: Stefania Bramanti – Humanitas, Milano; Emanuele Angelucci e Chiara Ghiggi – IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova; Massimo Martino – GOM BMM, Reggio Calabria; Mattia Novo – Ospedale Molinette, Torino; Simona Sica e Federica Sorà – IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli, Roma.

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