Yuzuru Hanyū: due Olimpiadi, 19 record e una storia di coraggio che va oltre lo sport

Irma D’Aria, giornalista scientifica

Ci sono storie che, appena le ascolti, sembrano inventate per dare conforto. Per ricordarci che anche ciò che appare fragile può diventare straordinario. Questa è una di quelle storie. Ed è vera.

È la storia di Yuzuru Hanyū, il più grande pattinatore di figura di tutti i tempi. Un ragazzo che ha iniziato a pattinare a quattro anni, che ha conosciuto presto la fatica, il dolore degli infortuni, la paura dell’asma, e che a sedici anni è sopravvissuto al terremoto e allo tsunami del Tōhoku, il 3 marzo 2011. La sua pista di allenamento distrutta, la sua città ferita, il suo Paese in ginocchio.

Da quel momento, nulla per lui è stato solo sport.

Hanyū ha continuato a pattinare, ma anche a portare con sé il peso e la responsabilità di una speranza collettiva. È diventato l’unico pattinatore del singolo maschile, dal 1952, a vincere due Olimpiadi consecutive, nel 2014 e nel 2018. Ha infranto diciannove record del mondo, cambiando per sempre il linguaggio tecnico e artistico del pattinaggio su ghiaccio. Ma soprattutto ha dato voce a un popolo che cercava luce dopo la catastrofe.

Oggi è considerato uno dei più grandi atleti degli ultimi cento anni, riconoscimento che lo colloca persino davanti a icone come Michael Phelps e Diego Armando Maradona. Per il Giappone è molto di più: è il più giovane ad aver ricevuto il People’s Honor Award, la più alta onorificenza nazionale, non solo per i suoi successi, ma per il modo in cui li ha messi al servizio degli altri.

Questa storia, che intreccia sport, resilienza e cultura, è raccontata da Costanza Rizzacasa d’Orsogna, scrittrice e giornalista, profonda conoscitrice del Giappone e del pattinaggio artistico. Laureata in scrittura creativa alla Columbia University di New York, firma da anni articoli sulla cultura giapponese per il Corriere della Sera. È autrice della serie Storia di Milo, dedicata ai temi della diversità e del coraggio, tradotta in molti Paesi, dall’Europa all’Asia.

Segue il pattinaggio da quarant’anni e Yuzuru Hanyū da sempre. Nel 2024 ha realizzato per il settimanale 7 la prima intervista concessa da Hanyū a una grande testata non giapponese dopo il suo passaggio al professionismo. Attualmente sta curando per l’editore Vallardi l’autobiografia del monaco giapponese RyōJun Shionuma, noto come il “Buddha vivente”, maestro delle pratiche ascetiche estreme dello Shugendō.

Dopo le Olimpiadi di Pechino 2022, Hanyū ha lasciato le competizioni per reinventare il pattinaggio da professionista. In un momento di profonda crisi dello sport agonistico, riempie arene da decine di migliaia di posti con spettacoli di cui è ideatore totale: pattinatore, produttore, sceneggiatore, attore e co-coreografo. Show che uniscono ghiaccio, musica, teatro e filosofia. GIFT, il primo ice show al Tōkyō Dome, è oggi distribuito nel mondo da Disney+.

Parallelamente, continua il suo impegno umanitario. Dedica tempo, visibilità e risorse alla ricostruzione delle zone colpite da disastri naturali, in Giappone e all’estero. È inviato della tv giapponese NTV nelle aree devastate, e ogni anno, nell’anniversario del 3.11, porta in scena Notte Stellata, uno spettacolo benefico nato per non dimenticare.

Filosofo per formazione e per inclinazione, laureato alla Waseda University, Hanyū riflette sul senso dell’esistenza anche attraverso l’arte. Il suo tour più recente, Echoes of Life, è una domanda aperta sul significato della vita stessa. La sua non è solo una carriera eccezionale. È una storia di passaggio, di perdita e rinascita. Una storia che ricorda che dai sogni più fragili possono nascere le traiettorie più luminose.

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Si occupa da anni di salute, medicina, prevenzione e innovazione scientifica, con particolare attenzione alla qualità dell’informazione medico-scientifica e alla divulgazione. Firma gli articoli di Salute per Repubblica e ha maturato esperienze anche in Rai con cui continua a collaborare.