Tumore del sistema linfatico: 9 pazienti su 10 liberi dal trattamento a 3 anni

Giulia Ippolito

I tumori del sistema linfatico stanno vivendo una vera rivoluzione terapeutica grazie ad acalabrutinib, inibitore di BTK di seconda generazione, presentato al Congresso della Società Americana di Ematologia (ASH) di Orlando. I risultati degli studi AMPLIFY, ECHO e TrAVeRse dimostrano come l’approccio con terapie mirate, somministrate anche in combinazione con venetoclax e rituximab, possa sostituire gradualmente l’immunochemioterapia tradizionale, migliorando la sopravvivenza dei pazienti e la loro qualità di vita.

Leucemia linfatica cronica: nuove speranze di cura

Lo studio AMPLIFY ha testato tre schemi terapeutici in prima linea, tutti a durata fissa: la doppietta acalabrutinib più venetoclax, la tripletta acalabrutinib più venetoclax e obinutuzumab e la migliore chemio-immunoterapia per sei mesi. “L’88,5% dei pazienti trattati con acalabrutinib più venetoclax era libero dal trattamento a 3 anni – spiega Antonio Cuneo, Direttore dell’Unità Operativa di Ematologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara –. Questi dati segnano la fine dell’era dell’immunochemioterapia nella leucemia linfatica cronica, con pazienti che non mostrano più segni funzionali della malattia.” I pazienti hanno beneficiato anche di un’elevata tollerabilità del trattamento, con effetti collaterali lievi e facilmente gestibili, anche negli over 65.

La combinazione acalabrutinib più venetoclax e obinutuzumab ha mostrato tassi di risposta globale fino al 95%, con risposte profonde in 8 pazienti su 10. “Questa terapia a tre farmaci rappresenta una prospettiva particolarmente promettente per pazienti più giovani con malattia ad alto rischio – aggiunge il Prof. Cuneo –. Il trattamento a durata fissa offre benefici psicologici, riduce gli accessi ospedalieri e consente una gestione domiciliare della terapia.”

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Linfoma mantellare negli over 65: risultati dello studio ECHO

Il linfoma mantellare colpisce prevalentemente gli anziani e rappresenta circa il 6% dei linfomi non Hodgkin, con circa 800 nuovi casi annui in Italia. Lo studio ECHO ha valutato acalabrutinib in combinazione con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab) nei pazienti over 65. “Il trattamento ha ridotto del 24% il rischio di iniziare una terapia di terza linea e del 40% la probabilità di progressione precoce della malattia (POD24) – afferma Enrico Derenzini, Direttore della Divisione di Oncoematologia all’Istituto Europeo di Oncologia –. Al follow-up di 50 mesi, la mediana della sopravvivenza libera da progressione è salita a 72,5 mesi rispetto ai 47,8 mesi dello standard di cura.”

TrAVeRse: linfoma mantellare senza chemioterapia

Lo studio TrAVeRse, fase 2 multicentrico, ha coinvolto 108 pazienti e ha testato la combinazione acalabrutinib, venetoclax e rituximab come terapia “chemio-free”. I risultati preliminari mostrano un tasso di risposta globale del 95% e remissioni complete MRD negative per tutti i pazienti che hanno completato il ciclo di induzione. “Anche pazienti con mutazione TP53, associata a prognosi sfavorevole, mostrano benefici significativi – sottolinea il Prof. Derenzini –. La tollerabilità del trattamento è risultata elevata, confermando il profilo favorevole della terapia mirata.”

 

di Giulia Ippolito

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