Obesità e sport. Quando perdere peso diventa la sfida più grande

Lavinia Sdoga

Come può un atleta (quasi) olimpionico trasformarsi in una persona con obesità? E come, una presenza ginnica e aitante arrivare al sovrappeso? Sembra impossibile, eppure accade.
Accade quando un corpo abituato a muoversi si ferma; quando si spegne un metabolismo da atleta, ma la fame continua a restare accesa; quando il fisico, abituato a bruciare, comincia invece ad accumulare; quando ogni caloria che prima era benzina diventa peso, pensiero, sofferenza.
Marco Panzarino era un nuotatore professionista, forte e veloce da sfiorare per un soffio le Olimpiadi. Ma alla fine della sua carriera qualcosa si è rotto: poco tempo dopo aver smesso di allenarsi, ha iniziato ad affogare i suoi “cigoli nascosti” nel cibo, cadendo così nel baratro dell’obesità.
Il decimo episodio del podcast “Oltre il peso. Voci che raccontano corpi, vite e percorsi di salute” – realizzato da Medikea per la Federazione Italiana Associazioni Obesità (FIAO) con il contributo non condizionato di Eli Lilly – racconta il delicato rapporto tra obesità e sport, due mondi lontani, che a volte, però, possono incontrarsi, scontrarsi, incrociarsi.

Guarda l’episodio qui:
https://youtu.be/Xm5DEPWzoag?si=Ffswt5RyPUQA3GdR

In questo decimo episodio – dal titolo Corpi fuori gara. Quando lo sport finisce e la salute diventa una nuova gara – Marco racconta la sua esperienza: fatica, sudore, sofferenza e frustrazione. «Ero ancora piccolissimo e già mi tuffavo dentro le pozzanghere. Mia mamma ha subito deciso di portarmi in piscina e a soli sette anni ero già in vasca per la mia prima gara. Da lì è stato tutto un crescendo: man mano che diventavo grande, i ritmi degli allenamenti aumentavano e la mia forza cresceva. Addirittura, per soli tre centesimi, non sono riuscito a qualificarmi alle Olimpiadi del ’92 – racconta l’ex atleta –. Dopo aver mollato, però, c’è stato il buio. Da nuotatore professionista ero abituato ad assumere circa 7mila calorie al giorno, regime che ho continuato a mantenere anche una volta smesso lo sport. Ho iniziato a rendermi conto che il mio corpo stava cambiando: picchi glicemici, giramenti di testa… Evitavo la bilancia per non pesarmi, poi un giorno l’ho fatto e ho visto il numero 183. È stato traumatico. Da lì ho capito che c’era un problema e ho deciso di iniziare un percorso per cambiare, guarire».

Ascolta l’episodio qui:
https://open.spotify.com/episode/1yAqDpBwBYhAcIPee09wJ7

Altro protagonista della puntata, Dario Tuccinardi, medico endocrinologo e diabetologo, ricercatore universitario all’Università Campus Bio-Medico di Roma. L’esperto spiega quanto sia importante, per le persone che stanno affrontando un percorso di guarigione dell’obesità, inserire anche l’attività fisica. «È importantissimo: lo sport è fondamentale. Non possiamo chiedere a una persona in grave sovrappeso di iniziare con un ritmo intenso, perché avrà molto affanno, dolori muscolari, affaticamento – dice –. Ma oggi abbiamo a disposizione terapie farmacologiche molto più efficaci rispetto ad anni fa. Prima, pensare di far perdere anche solo il 10% del peso era una sfida molto importante, mentre adesso si riesce a ottenere un calo ponderale anche del 15% o 20%. Questa diminuzione permette di ridurre i dolori e l’infiammazione e rende possibile tornare a vivere, a fare sport! Il farmaco è uno strumento coadiuvante che permette di seguire una dieta adeguata e ricominciare a muoversi, il che può cambiare davvero tutto!».
Accettare di vivere (e di viversi) in una nuova forma e dimensione costa fatica e sudore, gli stessi che a Marco, un tempo, regalava lo sport. Ma nulla è mai perduto per sempre, perché come diceva Nelson Mandela: «Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto».

 

di Lavinia Sdoga

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