L’Italia invecchia e lo fa a un ritmo sempre più veloce. Secondo gli ultimi dati ISTAT – oggigiorno – quasi un quarto della popolazione ha più di 65 anni e, entro il 2043, la quota salirà al 34%. Un dato che pone il Paese di fronte a una sfida cruciale: non basta vivere più a lungo, bisogna vivere meglio.
Di questo si è discusso nell’evento Investing for Healthy Ageing – promosso da MSD Italia e ospitato dall’Associazione Civita a Roma –, a cui hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del mondo scientifico, economico, medico e associazioni dei pazienti. Obiettivo cruciale dell’incontro, costruire strategie concrete per un invecchiamento sano e sostenibile, mettendo al centro la prevenzione e, in particolare, le vaccinazioni nelle persone adulte e anziane. «Nella società di oggi la salute è la chiave per una longevità di qualità – sottolinea Ketty Vaccaro, Responsabile Area Ricerca Biomedica e Salute, Censis –. È con la salute che si può dare autonomia, partecipazione e progettualità anche alle persone della terza età». Ed è solo attraverso una strategia condivisa tra pubblico, privato e cittadini che sarà possibile costruire un modello di salute più sostenibile, capace di garantire a tutti non solo più anni di vita, ma più vita negli anni.
Una vita lunga e in salute: l’appello al Governo
Secondo i dati ISTAT, l’aspettativa di vita media nel nostro Paese è di 83,4 anni, tra le più alte al mondo. Tuttavia, la vita in buona salute si ferma a 60 anni (negli uomini) e 57 (nelle donne), con un divario significativo tra le regioni, che continua a mettere sotto pressione il sistema sanitario e previdenziale. Secondo l’OMS, adottare politiche di “invecchiamento attivo” è, oggi più che mai, urgente e necessario, per incrementare il livello di salute e migliorare la qualità della vita anche nelle età più avanzate.
A tale scopo, durante l’incontro di MSD, è stato rivolto un appello al Governo e alle istituzioni: incrementare il fondo per la prevenzione di almeno un punto percentuale rispetto all’attuale 5% nella prossima Legge di Bilancio, riconoscendone il valore strategico per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Un orientamento già presente nelle risoluzioni approvate da Camera e Senato durante l’esame del Documento di Economia e Finanza 2025, che impegnano le istituzioni a rafforzare le politiche di immunizzazione e screening.
L’importanza delle vaccinazioni
L’adesione vaccinale da parte della popolazione adulta (e, in particolar modo, anziana) si attesta ancora su livelli molti bassi. A fronte di un obiettivo minimo del 75% per la vaccinazione antinfluenzale, la copertura si ferma al 52,5% tra gli over 65 e al 19,6% nella popolazione generale. Le percentuali per le vaccinazioni anti-pneumococcica e anti-herpes zoster sono ancora più basse, nonostante la disponibilità di vaccini di ultima generazione in grado di ridurre ospedalizzazioni e complicanze gravi. «Investire nella salute degli adulti e degli anziani non è solo un dovere etico, ma una scelta strategica – spiega Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata di MSD Italia –. Ogni euro speso in vaccinazione produce fino a 19 euro di ritorno economico. È tempo di considerare la prevenzione come investimento strategico, non come spesa corrente». Michele Conversano, presidente di Happy Ageing, concorda: «Non basta vivere a lungo, bisogna vivere bene. La prevenzione deve diventare una priorità delle politiche sanitarie, a partire dalle vaccinazioni per adulti e anziani».
Ad avere un ruolo chiave in termini di prevenzione – e di incremento delle vaccinazioni – i medici di medicina generale e le farmacie che, come ricorda Michele Pellegrini Calace, Segretario Nazionale di Federfarma: «Potranno contribuire anche alla vaccinazione anti-pneumococcica, estendendo ovunque i modelli già sperimentati in regioni come Marche e Lombardia».



