Diventare madre, per molte donne, è un desiderio profondo. Ma l’obesità, alle volte, può trasformare la gravidanza in una sfida ostica e difficoltosa, influenzando la fertilità, interferendo con il ciclo ovulatorio e aumentando il rischio di complicazioni. E questo, purtroppo, succede a molte donne, poiché – in Italia – una su cinque (in età fertile) è in sovrappeso o ha obesità.
Nel sesto episodio del podcast “Oltre il peso. Voci che raccontano corpi, vite e percorsi di salute”, realizzato da Medikea per la Federazione Italiana Associazioni Obesità (FIAO) con il contributo non condizionato di Eli Lilly, raccontiamo la storia di Elvezia Gamba e Mara Soldani, due giovani donne che, nonostante il peso in eccesso e la convivenza con la patologia, sono riuscite a coronare il sogno di diventare mamme. Insieme a loro – nella puntata “Nove mesi in più. Maternità e obesità: quando il corpo cresce due volte”– Carmela Asteria, scienziata di ricerca clinica ed endocrinologa all’ospedale Bambino Gesù (Roma).
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La dottoressa Asteria spiega le implicazione mediche (riguardanti il tema della maternità) a cui possono andare incontro le donne con obesità. «Rispetto a un soggetto normopeso, l’obesità rende la donna tre volte meno fertile. Questa patologia, come sappiamo, consiste in un eccesso di tessuto adiposo (legato a una problematica di insulina-resistenza), che crea problemi a livello della regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, alterando la funzionalità ovarica – dice –. Spesso, le pazienti con obesità hanno la sindrome dell’ovaio policistico o altre complicazioni che le portano a una scarsa formazione di follicoli ovarici, una scarsa qualità degli ovociti, fino alla vera e proprio anovularietà. È questo che comporta alterazioni o scomparsa del ciclo, che incide sulla gravidanza». Detto ciò, precisa la dottoressa, è sempre importante non esagerare: tenere in considerazione la patologia, senza ostacolare o precludere alla donna alcun tipo di possibilità.
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Ne è testimone Elvezia con la sua storia. Da giovane mamma si definisce «fortunata», perché nonostante la sua condizione di obesità, è riuscita ad affrontare due gravidanze con serenità e ora la sua vita è colorata dai sorrisi di Greta (3 anni) e Alberto (22 mesi). Tuttavia, anche per lei, alcune cose non sono state semplici e non tutti i medici hanno saputo capirla e aiutarla nel modo giusto. «Inizialmente, mi sono trovata con dei medici da cui ho percepito molto pregiudizio – racconta –. Poi, fortunatamente, ne ho invece incontrati altri molto competenti che hanno saputo tranquillizzarmi e seguirmi con un occhio di riguardo, soprattutto a livello umano. “Il tuo corpo è esattamente come il corpo delle altre donne, può accogliere la vita”, mi ha detto una ginecologa. Ed è così: il mio corpo è come quello di tutte le altre».
Mara è seduta accanto a Elvezia. Annuisce ma, allo stesso tempo, scuote la testa, perché la sua storia è del tutto diversa. Dopo aver cercato più volte la gravidanza (fallendo ogni tentativo), Mara e suo marito Lucas decidono di iniziare un percorso di procreazione assistita. «Ma neanche questo portò benefici – racconta la donna –. Mi ero quasi rassegnata e, anzi, credevo di essere entrata in menopausa. E invece è accaduto il miracolo: a giugno dell’anno scorso, alla tenera età di 47 anni, ho scoperto di essere incinta». Oggi Mara sorride raccontando le marachelle del suo piccolo Leon.
Due storie a lieto fine, quella di Mara ed Elvezia, ricche di ostacoli e sofferenze, ma anche gioie e felicità. L’obesità è una malattia cronica, progressiva e recidivante, ma non per questo può far sentire una donna meno donna, una mamma meno mamma. Perché ogni corpo ha diritto alla maternità, con i suoi tempi, i suoi bisogni, il suo valore.



