Genetica, abitudini familiari, emozioni non ascoltate, stili di vita difficili da cambiare. Questi (ma anche molti altri) i delicati aspetti che sottendono una malattia insidiosa e complessa, una vera e propria epidemia silenziosa: l’obesità infantile.
L’Italia – con circa 1 bambino su 3 che è obeso o in sovrappeso – è uno dei Paesi europei con il tasso più alto di obesità infantile. Numeri che non sono solo numeri, ma che nascondono storie difficili, vicende intricate, seri problemi di salute: pressione alta, diabete, difficoltà motorie, isolamento sociale.
Ed è proprio il tema dell’obesità infantile a essere al centro del quinto episodio del podcast “Oltre il peso. Voci che raccontano corpi, vite e percorsi di salute”, realizzato da Medikea per la Federazione Italiana Associazioni Obesità (FIAO) con il contributo non condizionato di Eli Lilly. Ospiti della puntata – dal titolo Obesità infantile – Un’eredità da cambiare. Non è colpa di nessuno. Ma è responsabilità di tutti – Ylenia Quattrini, mamma di un bambino con obesità, e la dottoressa Melania Manco, endocrinologa dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e membro del direttivo della Società Italiana dell’Obesità.
Guarda qui il video dell’episodio:
https://www.youtube.com/watch?v=SXSDOdUZpaE
Come accorgersi in tempo che i propri figli hanno un problema di peso? La dottoressa Manco spiega quali sono i segnali – quei famosi campanelli d’allarme – a cui i genitori, da subito, devono prestare attenzione. «Segnali precoci di disagio si ritrovano nella sfera fisica e in quella psicologica. Per esempio, il bambino che sviluppa un’alimentazione disordinata, o che utilizza il cibo come strumento contro la noia – dice–. Questi sono comportamenti che vanno attenzionati da subito, così come la sedentarietà, il passare troppe ore davanti al telefono o alla televisione. O ancora, il bambino che mostra segni di disagio psicologico e sociale, che tende ad auto isolarsi, che ha una bassa autostima, o che non si accetta».
Ascolta qui l’episodio:
https://open.spotify.com/episode/0DIETZOyddhxUHmBGTHEVk
Mamma Ylenia dice che, se si guarda indietro, si dà una pacca sulla spalla, perché, nonostante la tanta strada che ancora c’è da fare, ce l’hanno fatta. Ma il cammino per arrivare alla guarigione è stato tutt’altro che semplice. « Le difficoltà sono state notevoli su più fronti. A scuola c’era il peso del giudizio, esplicito e implicito, che rendeva difficile l’integrazione nel gruppo classe – racconta–. Le relazioni con i coetanei sono state un problema, perché quello che lui aveva non era solo un peso fisico, ma anche emotivo. La gestione della vita quotidiana era molto complessa: dalla scelta dei vestiti, alle attività fisiche, alla lotta costante con l’impulso di mangiare».
A tutto ciò, si aggiunge anche un subdolo (ma lacerante) senso di colpa e sentimento di vergogna. «Mi chiedevo dove avessi sbagliato, perché non me ne fossi accorta prima, forse avrei potuto fare di più. Avevo paura per il suo futuro, per la sua salute, per i rischi di tutto quello che il peso concerne. Arrivi a metterti molto in discussione genitorialmente».
Perché sì, l’obesità infantile è una malattia grave, ma che si può superare. Non è colpa del bambino e non è colpa dei genitori: la chiave è capire, sostenere e agire insieme.
di Lavinia Sdoga



