Obesità e donne, quanto pesano gli stereotipi: la voce dei pazienti, l’esperienza del medico

Lavinia Sdoga

Come ci si sente ad avere un corpo che non rispecchia i canoni del modello perfetto, snello e impeccabile come quello dei social? Come ci si sente ad avere i chili di troppo e la pelle cadente?
Ma soprattutto, cosa accade quando a provare tutto questo è una donna?
“Il peso degli stereotipi – Essere donna in un mondo che giudica” è il titolo del terzo episodio del podcast “Oltre il peso. Voci che raccontano corpi, vite e percorsi di salute” – realizzato da Medikea per la Federazione Italiana Associazioni Obesità (FIAO) con il contributo non condizionato di Eli Lilly – e racconta il giudizio, la sofferenza e il disagio che colpisce tutte quelle donne che, quotidianamente, convivono con l’obesità.
Perché spesso il peso più difficile da portare non è quello corporeo, ma quello degli sguardi, dei giudizi, degli stereotipi. E per le donne, tutto questo vale il doppio.

Guarda qui il video dell’episodio:
https://www.youtube.com/watch?v=ya2nPmQ3oqE&list=PLykcD0_aSfmdOlh9moC_r-gioA3hM0fEy

In Italia l’obesità colpisce circa il 10% della popolazione femminile e sono proprio le donne obese a essere più frequentemente oggetto di stigma sociale, discriminazione e colpevolizzazione, anche da parte del sistema sanitario.
Le parole di Maria Carla Ossola, Presidente Associazione nazionale Small mai più obesi, e di Catia Calligaris, paziente con esperienza di obesità, ci danno prova di quanto possa essere difficile guardarsi allo specchio, vivere l’intimità, camminare disinvolta mentre tutti ti guardano e, molte volte, ti giudicano. Accanto a loro, a spiegare che cosa è davvero l’obesità dal punto di vista clinico è Mikiko Watanabe, specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo alla Sapienza Università di Roma.

Ascolta qui l’episodio:
https://open.spotify.com/episode/1N18lbMAJ695HGptk2UN2h

L’obesità non è solo una questione di chili; spesso, invece, è manifestazione di un disagio interiore più intenso e profondo. «Nessuna persona felice diventerà mai troppo grassa o troppo magra – dice Ossola –. Dietro l’obesità o l’anoressia molte volte ci sono problemi psicologici».
E le persone che ne soffrono lo sanno bene, anche se spesso si danno la colpa, si accusano, si sentono un fallimento o un’inutilità. «A volte siamo noi stessi i nostri peggior nemici. Quello che io vedevo allo specchio non mi piaceva, per cui ero io la prima a essere molto critica nei miei confronti, anche se non dipendeva solo da un fattore alimentare – dice Calligaris –. Il peso ha condizionato tanto anche il rapporto con mio marito: feste, cene, occasioni sociali… Cercavo sempre la scusa per non andare».
La chiusura in se stessi e il senso di vergogna per la forma del proprio corpo – specialmente se si è donna – sono aspetti complessi e dolorosi per chi si trova a convivere quotidianamente con questa patologia: perché è una patologia. Lo spiega la dottoressa Watanabe: «L’obesità è una malattia cronica, progressiva e recidivante. Tutti paroloni per dire che è una malattia che non passa: non è un vizio, non è mancanza di esercizio fisico, non è una un’alimentazione sbagliata e assolutamente non è una colpa».
E se di malattia si tratta, come tale va trattata: con gentilezza, ascolto, empatia.
Per tutte le persone che ne soffrono, per tutte le donne che la vivono.

di Lavinia Sdoga

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