Cancro alla prostata. Una nuova terapia contro la malattia metastatica avanzata

Lavinia Sdoga

Ricevere una diagnosi di cancro alla prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) con mutazioni BRCA 1/2 (germinali e/o somatiche) significa affrontare una malattia aggressiva e complessa, con opzioni di trattamento spesso limitate. Oggi, però, c’è una nuova speranza, una soluzione concreta: l’AIFA ha autorizzato la rimborsabilità del farmaco talazoparib di Pfizer in combinazione con enzalutamide, per i pazienti adulti affetti da questo tipo di patologia (nei casi in cui la chemioterapia non sia clinicamente indicata).
«A causa della natura avanzata e aggressiva della malattia, la possibilità di sopravvivenza per il carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione è generalmente bassa – spiega Barbara Capaccetti, Direttore Medico di Pfizer Italia –. L’autorizzazione, dataci dall’Agenzia Italiana del Farmaco, della rimborsabilità di talazoparib in associazione a enzalutamide, rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro il carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione, poiché offre  una speranza concreta a coloro che fino ad ora disponevano di opzioni terapeutiche limitate».
L’approvazione di AIFA arriva a pochi mesi dallo studio TALAPRO-2, il primo a dimostrare quanto la terapia combinata di talazoparib e enzalutamide – rispetto alle altre terapie ora disponibili – prolunghi la sopravvivenza in modo significativo.

Lo studio TALAPRO-2
Lo studio TALAPRO-2 – i cui risultati finali sono stati presentati lo scorso febbraio al Simposio sui tumori genitourinari della American Society of Clinical Oncology (ASCO GU 2025) – ha dimostrato che la combinazione di talazoparib e enzalutamide può condurre a un miglioramento significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale.
TALAPRO-2 è stato il primo studio a dimostrare i benefici della combinazione terapeutica utilizzando insieme un inibitore PARP con un recettore degli androgeni nell’mCRPC.

Talazoparib: cos’è e come si assume
Farmaco antitumorale appartenente alla classe degli inibitori PARP (poli-ADP-ribosio polimerasi), il talazoparib agisce bloccando l’enzima PARP, cruciale per la riparazione del DNA danneggiato nelle cellule. Tale blocco impedisce ad alcune cellule tumorali, in particolare quelle con mutazioni nei geni BRCA1/BRCA2, di riparare il DNA, causando quindi la loro morte.
Classificato nella categoria H, è soggetto a prescrizione medica limitativa, da rinnovare di volta in volta da parte di centri ospedalieri o specialistici. La dose raccomandata è di 0,5 mg di talazoparib in combinazione con 160 mg di enzalutamide una volta al giorno.

Tumore alla prostata: i numeri
Il carcinoma prostatico è la forma tumorale più diffusa tra la popolazione maschile dei Paesi occidentali. In Italia, la situazione è la medesima: il cancro alla prostata rappresenta la terza causa di morte per gli uomini sopra i 50 anni – ancor più grave la situazione per gli over70 – ed è, in generale, la neoplasia più frequente nella popolazione maschile. Oltre 40mila i casi registrati solo nel 2024. Attualmente, sono 485mila gli uomini che, in Italia, convivono con una diagnosi di tumore della prostata, dei quali circa il 5% è colpito dalla forma più grave (il tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione con mutazioni BRCA 1/2).

di Lavinia Sdoga

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