Diabete tipo 2, Aifa approva la rimborsabilità di tirzepatide

Irma D’Aria, giornalista scientifica

Il diabete è una patologia cronica dovuta a una disfunzione dell’insulina e caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue. Oltre il 90% delle persone che ne soffrono è affetto dalla forma di tipo 2, i cui casi sono oggi in continuo aumento, sia nel mondo che in Italia. Nel nostro Paese – secondo quanto rilevato dalle principali Società scientifiche, dall’ISS e dal programma ARNO – ci sono 4 milioni di persone con diabete diagnosticato (solo il 10% con la forma di tipo 1) e circa 1 milione che vive con la patologia, pur senza esserne a conoscenza. Gli esperti credono che questa condizione non cambierà, anzi. Considerando la situazione attuale – con l’incidenza della malattia che, negli ultimi trent’anni, è più che raddoppiata e che oggi riguarda il 7% della popolazione generale, con picchi sopra l’8% in Calabria e Campania – si stima che nel 2040, i casi potrebbero salire del 9-10%, toccando addirittura i 7 milioni.

Il diabete di tipo 2
Il diabete di tipo 2 è una malattia presente quasi in ogni famiglia italiana e, se trattata in modo inadeguato, può portare a conseguenze anche molto gravi. «Innanzitutto, conseguenze croniche, dovute al prolungato mantenimento di elevati valori della glicemia e della tossicità degli zuccheri nel sangue – spiega Gianluca Aimaretti, presidente SIE –. Quelle più gravi riguardano il rene, l’occhio, il sistema nervoso centrale e periferico. I danni causati, nel tempo, possono poi aumentare il rischio di infarto, ictus e di problemi epatici». La gestione di questa patologia – il cui obiettivo principale è ridurre il rischio di complicanze acute e croniche a essa correlate – è complessa e costosa, e richiederebbe un’evoluzione dell’assistenza sanitaria diabetologica. A oggi, infatti, quasi un paziente su due non raggiunge i tre obiettivi raccomandati dalle linee guida internazionali (controllo della glicemia, della pressione arteriosa e del colesterolo) e l’85% di loro è sovrappeso o obeso. «Solo il 56% delle persone con diabete di tipo 2 raggiunge un valore di emoglobina glicata sotto il 7%, che è il primo grande obiettivo target nel controllo glicemico – afferma Riccardo Candido, presidente AMD –. I motivi sono molteplici: diagnosi tardive, inerzia terapeutica, utilizzo di terapie non del tutto efficaci, disomogeneità di accesso alle nuove opportunità di cura».

L’innovazione terapeutica
Una risposta concreta per queste persone è però arrivata. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di tirzepatide – farmaco lanciato dall’azienda Lilly – primo e unico agonista recettoriale di GIP e GLP-1 che, inserito in Nota 100, potrà essere prescritto dagli specialisti e dai medici di medicina generale. «Investire in salute facilitando l’accesso all’innovazione è cruciale per le persone con diabete di tipo 2 – dichiara Raffaella Buzzetti, presidente SID –. Questa nuova terapia, che offre benefici in termini di tollerabilità ed efficacia, ha minori effetti collaterali e modalità di somministrazioni più semplici rispetto ai farmaci già in suo, il che significa minori ospedalizzazioni, incremento della qualità della vita e migliori risultati clinici, che motivano a seguire il trattamento con maggiore costanza». Tirzepatide – indicato per i pazienti adulti con diabete di tipo 2 non ben controllato dalla dieta e dai farmaci già in uso, sia in monoterapia con metformina che in aggiunta a altri medicinali – è contenuto in una penna preriempita e viene somministrato una volta a settimana. In questo farmaco, il miglioramento del controllo glicemico e metabolico si associa a una riduzione delle complicanze e a un risparmio dei costi.

Gli studi clinici
L’efficacia dell’innovazione di Lilly con tirzepatide è stata dimostrata dal programma SURPASS che, in un corpus di cinque studi globali, ha confermato come la doppia inibizione di GIP e GLP-1 produce significativi risultati nel controllo glicemico dei pazienti, riduce l’emoglobina e il peso corporeo. Inoltre, rispetto ai farmaci in uso, tirzepatide è anche efficace nel controllo della pressione arteriosa, del colesterolo, del danno cardiovascolare e renale. «Lilly è da sempre impegnata nella lotta al diabete e nella ricerca costante di terapie innovative – dice Federico Villa, associate vice-president corporate affairs & patient access Lilly –. Oggi questo impegno si rinnova con tirzepatide, una terapia innovativa per il diabete di tipo 2, frutto di decenni di ricerca metabolica».

La necessità di diagnosi tempestive e gestione integrata
«La consapevolezza in merito al diabete tipo 2 è ancora molto poco diffusa, anche tra gli stessi pazienti. Le diagnosi sono tardive e, quando si scopre di essere affetti dal problema, si tende a minimizzarlo – afferma Stefano Nervo, presidente Diabete Italia Rete Associativa ODV –. Avere a disposizione nuove opportunità terapeutiche significa invece sensibilizzare la comunità, essere curati in maniera più efficace, prevenire le complicanze e ridurre il carico terapeutico per il paziente e il caregiver». Diagnosticare precocemente la malattia diabetica è infatti essenziale per rallentare o prevenire le conseguenze dannose, perchè come spiega Amaretti: «Gli studi dimostrano che le complicanze possono portare negli anni a gravi disabilità e ridurre l’aspettativa di vita in media di 6-7 anni».

Un approccio olistico
Ma un trattamento efficace richiede una gestione che, con un approccio multidisciplinare, possa andare oltre la semplice cura farmacologica, fondandosi invece sulla sinergia tra team specialistico e medici di famiglia. «L’orientamento attuale nella cura e assistenza del paziente con diabete è la gestione integrata, con il lavoro di un team multidisciplinare, costituito da endocrinologi, diabetologi e medico di base, ma anche da altre figure come il dietista e il cardiologo – spiega Andrea Frasoldati, Direttivo AME –. La presenza di questi specialisti è decisiva nell’assicurare al paziente una cura adeguata con le migliori terapie, in grado di prevenire o rallentare la progressione delle complicanze». Per raggiungere un simile obiettivo, è però necessaria una riorganizzazione del sistema sanitario, che sia in grado di consentire una migliore integrazione dei vari livelli di assistenza e una migliore accessibilità dei farmaci e delle tecnologie. «Nell’interesse del paziente, l’approccio alla malattia diabetica deve essere il più olistico possibile – spiega Walter Marrocco, responsabile scientifico FIMMG –. È fondamentale promuovere strategie efficaci di prevenzione, diagnosi precoce e gestione della malattia per ridurre le complicanze e migliorare la qualità della vita delle persone affette».

Di Lavinia Sdoga

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Si occupa da anni di salute, medicina, prevenzione e innovazione scientifica, con particolare attenzione alla qualità dell’informazione medico-scientifica e alla divulgazione. Firma gli articoli di Salute per Repubblica e ha maturato esperienze anche in Rai con cui continua a collaborare.