EASD 2026 – Diabete, glicemia perfetta a ogni costo? Controllo troppo rigido può essere stressante, nuovo studio

Irma D’Aria, giornalista scientifica

Contare i carboidrati, controllare continuamente il sensore, evitare uno spuntino, rinunciare a un’attività per paura che la glicemia salga o scenda troppo. Per chi vive con il diabete, tenere i valori “perfettamente in riga” può diventare quasi un secondo lavoro. E proprio questo sforzo quotidiano potrebbe avere un prezzo in termini di benessere. A suggerirlo è una nuova ricerca che sarà presentata al congresso annuale dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), in programma a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre

Lo studio mostra, infatti, un risultato apparentemente paradossale: nelle persone con diabete di tipo 1 o tipo 2 che utilizzano sistemi di monitoraggio continuo del glucosio, le giornate caratterizzate da una maggiore variabilità della glicemia – purché i valori restino entro limiti di sicurezza – risultano associate a una migliore qualità di vita il giorno successivo rispetto alle giornate in cui il controllo è particolarmente rigido.

Secondo i ricercatori, coordinati dal professor Dominic Ehrmann del Research Institute Diabetes Academy Mergentheim, in Germania, il risultato potrebbe riflettere il “peso” psicologico e pratico richiesto da un controllo glicemico molto stringente, che può portare alcune persone a limitare attività, cibi o momenti di spontaneità.

Non solo glicemia: l’obiettivo è vivere bene

Mantenere sotto controllo la glicemia resta uno degli obiettivi fondamentali nella gestione del diabete, perché valori troppo alti o troppo bassi aumentano il rischio di complicanze. Ma negli ultimi anni l’attenzione della ricerca si è spostata sempre di più anche sulla qualità di vita.

Per questo gli autori dello studio hanno cercato di capire quali fattori della vita quotidiana possano influenzare il benessere delle persone con diabete e, soprattutto, se alcuni parametri registrati dai sensori glicemici siano associati alla qualità di vita percepita.

L’analisi fa parte dello studio PRO-MENTAL, finanziato dal German Centre for Diabetes Research, e ha coinvolto 400 persone con diabete: il 72% con diabete di tipo 1 e il 28% con diabete di tipo 2. Il 55% dei partecipanti era costituito da donne, con un’età media di 47 anni e un valore medio di emoglobina glicata del 7,6%.

Due settimane sotto osservazione

Per 14 giorni consecutivi i partecipanti hanno valutato quotidianamente il proprio stato di benessere attraverso una versione del questionario WHO-5, che misura cinque aspetti: sentirsi allegri e di buon umore, tranquilli e rilassati, attivi ed energici, riposati al risveglio e coinvolti in attività considerate interessanti.

Sono stati inoltre registrati ogni giorno qualità del sonno, livello di stress, umore ed energia.

Parallelamente, i ricercatori hanno analizzato i dati dei dispositivi di monitoraggio continuo del glucosio, considerando diversi parametri: il tempo trascorso con valori inferiori a 70 mg/dl, quello sopra i 180 mg/dl, il tempo nella fascia tra 70 e 140 mg/dl e la variabilità glicemica, cioè quanto i valori oscillano.

 

Condividi
Si occupa da anni di salute, medicina, prevenzione e innovazione scientifica, con particolare attenzione alla qualità dell’informazione medico-scientifica e alla divulgazione. Firma gli articoli di Salute per Repubblica e ha maturato esperienze anche in Rai con cui continua a collaborare.