Le parole della cura: un maxi cruciverba negli ospedali per parlare di oncologia senza tabù

Giulia Ippolito

Nasce “Il Senso delle Parole”, il progetto di Merck Italia che porta un cruciverba gigante negli ospedali italiani per riflettere sul linguaggio della cura, coinvolgendo pazienti, caregiver, oncologi e volontari. La prima tappa, a Roma, è stata dedicata ai tumori uroteliali e della vescica.

Quando anche le parole fanno parte della cura

Una diagnosi oncologica porta con sé informazioni, decisioni e trattamenti, ma anche parole che possono essere difficili da pronunciare, comprendere o persino ascoltare. Diagnosi, terapia, prognosi, effetti collaterali, recidiva: nel percorso di malattia ogni termine può assumere un significato diverso a seconda di chi lo pronuncia e dell’esperienza personale di chi lo riceve.

È da questa consapevolezza che nasce “Il Senso delle Parole”, un progetto promosso da Merck Italia per riflettere sul ruolo della comunicazione in oncologia e sul modo in cui il linguaggio può contribuire alla relazione tra paziente, professionisti sanitari, caregiver e volontari.

A farlo è uno strumento apparentemente lontano dal mondo della medicina: un maxi cruciverba tematico, realizzato insieme all’enigmista e professore di semiotica Stefano Bartezzaghi, che attraverserà tre ospedali italiani portando sul palco parole, definizioni e testimonianze legate alla salute e alla cura.

Un cruciverba per trovare le parole giuste

Il progetto utilizza il gioco come punto di partenza per affrontare temi che, in un percorso oncologico, possono essere tutt’altro che leggeri.

Sul palco, Bartezzaghi risolve il cruciverba insieme a un oncologo e a un paziente, mentre il pubblico contribuisce alla costruzione delle definizioni. L’obiettivo non è soltanto trovare la soluzione corretta, ma riflettere sul significato delle parole e sulle diverse sfumature che possono assumere nella relazione di cura.

«Un cruciverba è un enigma: un modo per entrare nelle profondità della lingua, facendoci riflettere su come ci esprimiamo e su cosa esprimiamo», spiega Bartezzaghi, sottolineando anche la dimensione del gioco come occasione per utilizzare in modo più leggero parole che, in altri contesti, possono avere un peso importante.

Il cruciverba diventa così anche uno strumento di condivisione e formazione rivolto a pazienti, caregiver e volontari che ogni giorno accompagnano le persone con tumore.

Tumore della vescica, quando il tabù può rendere più difficile parlare

La prima tappa del tour si è svolta il 22 settembre a Roma, presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – IFO, ed è stata dedicata ai tumori uroteliali e, in particolare, al tumore della vescica.

A confrontarsi con Bartezzaghi sono stati Fabio Calabrò, Direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena-IFO, Livio De Angelis, Direttore Generale degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri IFO, e Paolo Conte, volontario dell’Associazione Pazienti Tumore Vescica PaLiNUro.

Il tema della comunicazione assume in questo ambito una particolare rilevanza anche per la natura della malattia. Il tumore della vescica è il secondo tumore urologico più comune dopo quello della prostata: nel 2024 in Italia sono stati diagnosticati 31.016 nuovi casi. È più frequente tra i 60 e i 70 anni e interessa gli uomini quasi quattro volte più delle donne, anche se l’incidenza nella popolazione femminile è in aumento. Il principale fattore di rischio indicato per questa neoplasia è il fumo di sigaretta.

Il carcinoma uroteliale rappresenta inoltre oltre il 90% dei tumori della vescica, secondo i dati riportati dal comunicato e riferiti ai Numeri del cancro in Italia 2025 di Aiom.

Sintomi e parole: l’importanza dell’ascolto

Uno degli aspetti più delicati riguarda la possibilità che alcuni sintomi vengano riconosciuti tardivamente o non siano riferiti tempestivamente al medico. Nel caso delle patologie che interessano l’area urogenitale, inoltre, il tabù può rendere ancora più difficile parlare dei propri sintomi e delle proprie esperienze.

Per questo, nel percorso oncologico l’ascolto non è un elemento accessorio. Permette al paziente di esprimere dubbi, paure e cambiamenti, ma può anche fornire al professionista informazioni utili per comprendere meglio la situazione.

«Bisogna trovare le parole giuste. Le parole sono importanti», sottolinea Fabio Calabrò, richiamando il ruolo del linguaggio nella spiegazione della diagnosi, delle possibilità terapeutiche e degli effetti dei trattamenti, ma anche nella costruzione della relazione e nella possibilità di sostenere una scelta consapevole da parte della persona.

Quando la comunicazione riesce a creare uno spazio di ascolto, quindi, la parola può diventare parte integrante della relazione di cura.

Pazienti e volontari: comunicare anche l’esperienza

La comunicazione non riguarda però soltanto il rapporto tra medico e paziente. Nel percorso oncologico hanno un ruolo anche caregiver, associazioni e volontari, che possono accompagnare la persona attraverso le diverse fasi della malattia.

Paolo Conte, volontario di PaLiNUro e paziente con una storia di neoplasia vescicale, sottolinea proprio questa dimensione: il volontario può mettere a disposizione l’esperienza maturata durante diagnosi, terapia e assistenza, offrendo informazioni ma anche cercando di ridurre ansie e insicurezze.

È una differenza importante: comunicare non significa soltanto trasferire informazioni corrette, ma anche capire come quelle informazioni vengono ricevute e quale effetto possono avere sulla persona.

Dall’umanizzazione delle cure a un nuovo linguaggio

“Il Senso delle Parole” si inserisce in un percorso già avviato da Merck Italia con il Manifesto per l’Umanizzazione delle Cure Oncologiche e con l’Abbeced(i)ario, un glossario narrativo dedicato proprio al significato delle parole nel mondo della cura.

Il progetto porta quindi avanti una riflessione che considera la persona nella sua interezza, affiancando agli aspetti clinici anche quelli psicologici, emotivi e relazionali.

L’obiettivo è favorire una comunicazione più chiara, inclusiva e rispettosa dell’unicità dell’esperienza di ciascun paziente, contribuendo anche a mettere in discussione alcuni dei tabù che ancora accompagnano la malattia oncologica.

Il tour continua a Milano e Catania

Dopo l’appuntamento romano dedicato ai tumori uroteliali, “Il Senso delle Parole” proseguirà il suo percorso in altre due città italiane.

Il 3 novembre, all’Humanitas di Milano, il maxi cruciverba sarà dedicato ai tumori della testa e del collo. Il 17 novembre, invece, il progetto arriverà a Catania, dove il focus sarà sul tumore del polmone.

Tre tappe, tre diverse aree dell’oncologia e un unico filo conduttore: usare le parole per aprire uno spazio di confronto sulla malattia, sulla cura e sull’esperienza delle persone che la vivono.

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