Le forme che interessano il cuoio capelluto e l’apparato ungueale sono tra le più difficili da individuare perché spesso sfuggono all’auto-osservazione o vengono scambiate per condizioni benigne. La Fondazione Melanoma lancia un appello al settore beauty: non per fare diagnosi, ma per favorire l’invio tempestivo al dermatologo.
Il melanoma è uno dei tumori cutanei per cui la diagnosi precoce può fare la differenza, ma non tutte le lesioni sono facilmente individuabili. Alcune delle forme più insidiose si sviluppano infatti in aree del corpo difficili da osservare, come il cuoio capelluto o l’apparato ungueale. Secondo gli esperti, ogni anno in Italia sono circa 800 i casi che interessano queste sedi, spesso riconosciuti in ritardo perché confusi con comuni inestetismi, traumi o infezioni.
Per questo motivo, in occasione dell’ottava edizione di “We in Action”, l’evento promosso dalla Fondazione Melanoma dedicato alla prevenzione e alle nuove prospettive nella lotta ai tumori cutanei, è stato lanciato un appello rivolto a parrucchieri, estetisti e onicotecniche: diventare una rete informale di osservazione capace di segnalare ai clienti la presenza di lesioni sospette, invitandoli a rivolgersi al dermatologo.
Il melanoma del cuoio capelluto: raro ma particolarmente aggressivo
Tra tutte le sedi anatomiche, il cuoio capelluto rappresenta una delle più problematiche. Sebbene testa e collo costituiscano circa il 9% della superficie corporea, in quest’area si concentra circa il 20% dei melanomi. Di questi, oltre un terzo interessa proprio il cuoio capelluto.
«In quest’area il melanoma viene spesso definito un “killer invisibile”», spiega Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma. «I capelli possono nascondere la lesione per lungo tempo e la ricca vascolarizzazione della zona può favorire una diffusione più rapida della malattia».
Queste caratteristiche contribuiscono a una prognosi meno favorevole rispetto ai melanomi localizzati in altre sedi del corpo. Per questo motivo, intercettare precocemente una lesione sospetta assume un’importanza ancora maggiore.
Il ruolo di parrucchieri e barbieri
L’iniziativa della Fondazione Melanoma nasce da un’osservazione molto semplice: durante un taglio o un lavaggio dei capelli, il professionista del salone osserva quotidianamente zone del cuoio capelluto che il cliente difficilmente riesce a vedere da solo.
«Separando le ciocche durante il lavoro, parrucchieri e barbieri hanno la possibilità di notare eventuali macchie pigmentate nuove, irregolari o asimmetriche», sottolinea Ascierto. «Non devono formulare alcuna diagnosi, ma semplicemente suggerire con discrezione al cliente di sottoporsi a una visita dermatologica quando qualcosa appare insolito».
L’obiettivo non è quindi trasformare queste figure in operatori sanitari, ma sensibilizzarle a riconoscere alcuni possibili segnali di allarme.
Anche le unghie possono nascondere un melanoma
Meno conosciuto, ma altrettanto insidioso, è il melanoma della matrice ungueale, una forma rara che interessa ogni anno tra 130 e 300 persone in Italia.
Generalmente si manifesta come una striscia longitudinale scura (melanonichia) che attraversa l’unghia. Proprio perché l’aspetto può ricordare un ematoma, una micosi o un trauma, la diagnosi viene spesso ritardata.
Un recente studio pubblicato sulla rivista Clinical and Experimental Dermatology ha inoltre evidenziato come questa forma possa comparire anche nei giovani adulti e negli adolescenti, smentendo l’idea che riguardi esclusivamente le persone anziane.
Tra i segnali che meritano attenzione figurano: una banda pigmentata scura irregolare per forma, larghezza o colore; modificazioni progressive della pigmentazione nel tempo; l’estensione della colorazione alla cuticola o alla cute circostante (il cosiddetto segno di Hutchinson).
Anche in questo caso, il messaggio rivolto alle onicotecniche e alle estetiste è quello di limitarsi a suggerire una valutazione specialistica in presenza di anomalie persistenti.
Una rete di prevenzione che coinvolge anche il settore beauty
L’iniziativa presentata durante We in Action punta a creare una collaborazione tra professionisti della salute e operatori del settore beauty, valorizzando il ruolo che questi ultimi possono avere nell’osservazione quotidiana di parti del corpo spesso trascurate.
«Il loro ruolo è esclusivamente quello di campanello d’allarme», ribadisce Ascierto. «Un piccolo gesto di attenzione può rappresentare il primo passo verso una diagnosi precoce».
A sostenere il progetto è stato anche Giuseppe Bergomi, testimonial dell’iniziativa per il terzo anno consecutivo.
«Nello sport le partite più importanti si vincono facendo squadra», ha dichiarato l’ex capitano dell’Inter. «Anche nella prevenzione del melanoma ognuno può dare il proprio contributo. Parrucchieri ed estetisti non fanno diagnosi, ma possono accorgersi di un dettaglio che il cliente non vede e suggerire un controllo medico. A volte è proprio questo l’assist decisivo».
La diagnosi precoce resta l’arma più efficace
Negli ultimi anni i progressi terapeutici hanno modificato profondamente la gestione del melanoma avanzato, grazie allo sviluppo dell’immunoterapia e delle terapie mirate. Tuttavia, la diagnosi precoce continua a rappresentare lo strumento più efficace per migliorare le probabilità di guarigione.
Per questo motivo gli specialisti invitano a controllare periodicamente la pelle, comprese le aree meno visibili come il cuoio capelluto, le piante dei piedi e le unghie, e a rivolgersi al dermatologo quando si osservano lesioni nuove o cambiamenti sospetti. In quest’ottica, il coinvolgimento di figure che quotidianamente hanno la possibilità di osservare queste zone può contribuire ad anticipare l’accesso alla valutazione specialistica, senza sostituirsi in alcun modo al medico.



