In Europa vivono oggi circa 9 milioni di persone con demenza, un numero destinato a superare i 14 milioni entro il 2050. In Italia sono oltre un milione, di cui circa il 60% con Alzheimer, con un impatto che va ben oltre la dimensione clinica: famiglie e caregiver si trovano spesso soli a gestire un peso assistenziale enorme, mentre i costi globali della demenza superano i 1.300 miliardi di dollari l’anno e in Italia il costo complessivo è stimato in circa 23 miliardi di euro.
Eppure, per la prima volta, la scienza ha strumenti concreti per cambiare il corso della malattia come nuovi biomarcatori ematici che permettono di individuarla in fase precoce, e terapie capaci di intervenire sui meccanismi biologici rallentandone la progressione. Il problema è che i sistemi sanitari europei non sono ancora pronti a sfruttare queste opportunità.
È per colmare questo divario tra innovazione scientifica e accesso reale alle cure che a Roma si è svolta “MindShift — A Cross-Country Mission to Reshape Alzheimer’s Care”, un’iniziativa internazionale, realizzata con il patrocinio di AIMA, Fondazione Roma, SIBIOC, SIF e SIN e con il supporto non condizionato di Lilly, Biogen, Eisai, Fujirebio, GE Healthcare, Roche SpA, Roche Diagnostics SpA e Siemens Healthineers, che ha riunito esperti, clinici, rappresentanti istituzionali e associazioni di pazienti da dodici Paesi europei, Italia, Germania, Francia, Olanda, Spagna, Polonia, Austria, Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Svezia e Bulgaria, in un percorso di confronto fondato sulla ricerca di soluzioni comuni che si è concluso con la firma di un policy paper condiviso che delinea una roadmap europea.
Una fase nuova nella lotta all’Alzheimer
La malattia di Alzheimer segue un’evoluzione biologica progressiva che inizia con cambiamenti nel cervello molto prima che i sintomi diventino evidenti. Grazie ai progressi della ricerca, oggi è però possibile rilevare queste modifiche attraverso biomarcatori che consentono di identificare i pazienti in fase precoce, quando intervenire ha il maggiore impatto. Per la prima volta, sono inoltre disponibili terapie capaci di agire sull’accumulo di beta-amiloide nel cervello e rallentare il declino cognitivo nelle fasi iniziali. “Le terapie per l’Alzheimer aprono prospettive nuove – ha ricordato Mario Zappia, Presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN) -. La sfida è trovare un punto di equilibrio tra accesso all’innovazione e tutela dei pazienti nell’interesse delle tante famiglie che vivono l’impatto di una patologia come l’Alzheimer. In questo senso, il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e pazienti, come quello avvenuto con Mindshift, è essenziale per definire modalità di utilizzo appropriate, sicure e sostenibili”.
Nonostante questi progressi, i sistemi sanitari europei restano infatti strutturati attorno a un modello reattivo e tardivo, pensato per gestire i sintomi nelle fasi avanzate piuttosto che per intercettare la malattia quando è ancora possibile modificarne il corso. Tre quarti delle persone con demenza in Europa non hanno ancora ricevuto una diagnosi formale. I percorsi diagnostici sono spesso lunghi e complessi, l’accesso ai biomarcatori rimane limitato, e le nuove terapie stentano a raggiungere chi ne avrebbe bisogno, con enormi disparità tra Paesi e tra regioni. “È fondamentale garantire un accesso equo e tempestivo alla diagnosi, alle cure, all’assistenza e al sostegno, sfruttando i recenti progressi della ricerca per migliorare la vita delle persone affette da demenza”, ha sottolineato Angela Bradshaw, Director for Research di Alzheimer Europe.
“L’Alzheimer è una patologia devastante che compromette memoria, identità e autonomia, con profonde ripercussioni su pazienti, famiglie, caregiver e società, anche sul piano economico. La Commissione europea sostiene il rinnovamento dell’assistenza, promuovendo ricerca, biotecnologie e accesso alle terapie. Con iniziative come Healthier Together e il Biotech Act, lavoriamo per facilitare innovazione, sviluppo di nuovi farmaci e traduzione dei progressi scientifici in cure efficaci per i pazienti in tutta Europa. Per questo la vostra missione di ripensare l’assistenza all’Alzheimer è così importante e potete contare sul sostegno della Commissione europea”, ha spiegato in un messaggio Olivér Várhelyi, Commissario europeo per la Salute e il benessere degli animali, aprendo i lavori.
Il policy paper: le cinque priorità individuate
È in questo contesto che nasce quindi il policy paper di Mindshift, siglato dai dodici Paesi partecipanti e che individua cinque priorità strategiche:
1. Integrare la diagnosi biologica come standard di cura. La diagnosi biologica, basata su biomarcatori, deve diventare parte integrante dei percorsi assistenziali ordinari, consentendo un’identificazione più precoce e accurata dei pazienti lungo il progressivo sviluppo della malattia. Questo include l’accesso appropriato alla diagnostica per immagini avanzata, come la PET, che fornisce una conferma biologica in vivo della patologia amiloide e tau, fondamentale sia per la certezza diagnostica che per l’eleggibilità alle nuove terapie.
2. Garantire accesso equo e tempestivo alle terapie innovative. I modelli organizzativi, regolatori e di rimborso devono essere riallineati per consentire ai pazienti di accedere alle terapie senza ritardi ingiustificati e senza che la qualità della cura dipenda dal Paese o dalla regione di residenza. Le strutture attuali, vincoli nell’infrastruttura diagnostica, ritardi nell’accesso e disallineamento tra progresso scientifico e capacità dei sistemi, rischiano di rendere inaccessibili proprio quelle terapie che per la prima volta aprono prospettive concrete ai pazienti.
3. Rafforzare la capacità del sistema sanitario. Investire nello sviluppo del personale, nell’infrastruttura e nell’integrazione con la medicina di base per supportare i nuovi approcci diagnostici e terapeutici. I sistemi sanitari devono essere messi nelle condizioni di recepire l’innovazione, non solo di approvarla sulla carta. Devono essere in grado di intercettare e identificare i pazienti e di accogliere modelli organizzativi che favoriscano l’accesso alle nuove terapie, abilitando percorsi diagnostici più precisi e accurati.
4. Adottare una pianificazione sanitaria strategica e di lungo periodo. Superare il modello reattivo significa anticipare i cambiamenti, allocare le risorse in modo proattivo e incorporare l’innovazione nella progettazione stessa dei sistemi di cura. La pianificazione deve tener conto delle implicazioni della diagnosi biologica e delle terapie emergenti, sviluppando infrastrutture, capacità e meccanismi di finanziamento in modo coerente e tempestivo.
5. Rafforzare il coordinamento tra Paesi. MindShift chiede una cornice europea dedicata alla demenza, sul modello del Piano europeo per la lotta al cancro, che definisca obiettivi comuni, sostenga l’attuazione nazionale e mobiliti finanziamenti europei per ridurre le disparità esistenti e accelerare i progressi condivisi.
Il consensus condiviso dai 12 Paesi è stato supportato anche da Olivér Várhelyi, Commissario europeo per la Salute e il benessere degli animali che, in un messaggio ad apertura dei lavori, ha confermato il sostegno della Commissione europea all’iniziativa, ricordando che “la Commissione europea sostiene il rinnovamento dell’assistenza, promuovendo ricerca, biotecnologie e accesso alle terapie. Con iniziative come Healthier Together e il Biotech Act, lavoriamo per facilitare innovazione, sviluppo di nuovi farmaci e traduzione dei progressi scientifici in cure efficaci per i pazienti in tutta Europa.



