Denatalità e infertilità: il ruolo della medicina della riproduzione per il futuro demografico

Giulia Ippolito

Il calo delle nascite rappresenta una delle principali sfide demografiche per l’Italia e l’infertilità contribuisce in modo significativo a questa tendenza. In questo contesto, la medicina della riproduzione emerge non solo come risposta clinica, ma anche come leva strategica per la sostenibilità sociale ed economica del Paese. Il tema è stato al centro dell’incontro istituzionale dedicato alla prevenzione della fertilità e alla procreazione medicalmente assistita, promosso dalla Fondazione Benessere Donna insieme a Italian Health Policy Brief, con il coinvolgimento di esperti, istituzioni e decisori pubblici.

L’attenzione si concentra in particolare sulla necessità di ampliare l’accesso alle tecniche di preservazione della fertilità, oggi garantite dal Servizio Sanitario Nazionale principalmente alle pazienti oncologiche. Secondo gli esperti, una strategia di prevenzione più ampia dovrebbe includere anche altre condizioni cliniche che possono compromettere la capacità riproduttiva, con l’obiettivo di intervenire precocemente e preservare il potenziale riproduttivo.

Verso un aggiornamento dei LEA per prevenire l’infertilità prevedibile
Tra le priorità evidenziate vi è la necessità di aggiornare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per includere interventi di preservazione della fertilità anche in presenza di patologie non oncologiche ad alto impatto sulla capacità riproduttiva. L’estensione di queste tutele potrebbe contribuire a rendere l’accesso alle procedure più equo, evitando che rimangano opzioni limitate al settore privato.

“Il Servizio Sanitario Nazionale copre attualmente la preservazione della fertilità soprattutto per le pazienti oncologiche, ma dovrebbero essere considerate anche altre condizioni cliniche che incidono significativamente sul potenziale riproduttivo”, ha sottolineato Nicola Colacurci, Presidente della Fondazione Benessere Donna. Un approccio preventivo, accompagnato da una maggiore informazione e formazione di cittadini e professionisti sanitari, potrebbe favorire scelte più consapevoli in tema di salute riproduttiva.

Anche le istituzioni evidenziano l’importanza di una visione integrata tra prevenzione e sostenibilità del sistema sanitario. “La fertilità rappresenta oggi una priorità non solo sanitaria ma anche sociale e demografica: prevenire l’infertilità prevedibile significa evitare costi futuri più elevati per il Servizio Sanitario Nazionale e favorire un approccio di medicina sempre più personalizzata”, ha dichiarato Maria Rosaria Campitiello del Ministero della Salute.

Equità di accesso e sostenibilità del sistema sanitario
La possibilità di ampliare i programmi di preservazione della fertilità viene considerata anche in relazione alla sostenibilità economica del sistema sanitario e all’impatto sociale della denatalità. Investire in prevenzione potrebbe consentire di intervenire tempestivamente nei casi a rischio, garantendo maggiore equità di accesso ai trattamenti e contribuendo a ridurre le disuguaglianze territoriali.

Secondo le analisi presentate durante l’incontro, un ampliamento della presa in carico da parte del Servizio Sanitario Nazionale potrebbe consentire già nel primo anno a oltre mille donne con condizioni cliniche come endometriosi, sclerosi multipla o menopausa precoce di accedere a percorsi che preservino la possibilità di diventare genitori.

Il contributo della ricerca e dell’innovazione nel contrasto alla denatalità
La collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica e industria rappresenta un elemento chiave per sviluppare soluzioni innovative nell’ambito della medicina della riproduzione. L’obiettivo è rafforzare un approccio integrato alla salute riproduttiva, che tenga conto non solo delle esigenze cliniche delle coppie, ma anche delle implicazioni sociali ed economiche legate al calo della natalità.

Promuovere politiche di prevenzione e accesso alle tecnologie di procreazione medicalmente assistita significa quindi valorizzare il contributo della scienza nel rispondere a una sfida strutturale per il futuro del Paese, favorendo una maggiore consapevolezza sulla tutela della fertilità e sulle opportunità offerte dall’innovazione medica.

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