Aggressioni ai sanitari: il 43% subisce violenza, solo il 15% lo segnala

Giulia Ippolito

Violenze verbali, fisiche, psicologiche, molestie e forme di pressione strutturale: le aggressioni nei confronti dei professionisti sanitari rappresentano un fenomeno sempre più diffuso in Italia. A evidenziarlo sono i primi dati di una survey nazionale promossa dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (FNO TSRM e PSTRP), presentati in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza verso gli operatori sanitari e socio-sanitari, che si celebra il 12 marzo.

Secondo i risultati preliminari dell’indagine, il 43% dei professionisti sanitari ha subito almeno un’aggressione negli ultimi 12 mesi, mentre il 38,4% ha dichiarato di aver vissuto episodi di violenza nel corso della propria carriera. Il fenomeno colpisce in modo particolare le donne e riguarda numerose professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.

Aggressioni verbali non solo negli ospedali
La forma più frequente di violenza è quella verbale, che rappresenta oltre il 70% degli episodi segnalati, mentre la violenza fisica riguarda circa un professionista su sei.

Le aggressioni non si verificano esclusivamente negli ospedali o nei pronto soccorso. I professionisti che hanno dichiarato di aver subito episodi di violenza operano anche nelle RSA, nelle comunità riabilitative, negli studi privati, al domicilio dei pazienti, nelle scuole e durante attività di vigilanza e controllo sul territorio.

Le conseguenze psicologiche sul personale sanitario
Oltre al danno fisico e professionale, le aggressioni hanno importanti ripercussioni sul benessere psicologico degli operatori. I dati della survey indicano che un professionista su tre sviluppa conseguenze psicologiche significative, come stress persistente e riduzione della serenità sul luogo di lavoro.

L’indagine è stata condotta in collaborazione con il Ministero della Salute, attraverso l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (ONSEPS), con l’obiettivo di analizzare il fenomeno e individuare possibili strategie di prevenzione.

Il problema della sottosegnalazione
Uno degli aspetti più critici emersi riguarda la mancata denuncia degli episodi di violenza. Il 57,3% dei professionisti non segnala in alcun modo le aggressioni subite, mentre solo il 15% procede con una segnalazione formale.

Questo dato suggerisce che la reale dimensione del fenomeno potrebbe essere ampiamente sottostimata.

La richiesta di interventi strutturali
La FNO TSRM e PSTRP, che rappresenta 18 professioni sanitarie e circa 165.000 professionisti, ha rivolto un appello alle istituzioni affinché vengano adottate misure più efficaci per contrastare la violenza nei luoghi di cura.

Tra le proposte avanzate figurano il rafforzamento dei protocolli di prevenzione e gestione delle aggressioni, ritenuti inadeguati dal 52% dei professionisti, e un maggiore investimento nella formazione sulla gestione dei conflitti, richiesta dal 68,2% degli intervistati.

Secondo la Federazione, è inoltre necessario intervenire con misure organizzative e strutturali, come l’adeguamento degli organici e modelli organizzativi più efficienti e sicuri, per ridurre tensioni e criticità all’interno del sistema sanitario.

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