Obesità e linguaggio: un glossario europeo contro lo stigma

Giulia Ippolito

In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità del 4 marzo, promossa dalla World Obesity Federation, l’associazione Parole O_Stili e Eli Lilly and Company presentano il primo glossario europeo dedicato a un linguaggio più inclusivo e rispettoso quando si parla di obesità. L’iniziativa parte dall’Italia e si estende ad altri Paesi europei con l’obiettivo di intervenire su una dimensione spesso trascurata: quella comunicativa.

Lo stigma come barriera alle cure

In Europa quasi il 60% degli adulti e circa un bambino su tre sono in sovrappeso o vivono con obesità. Nonostante la rilevanza epidemiologica, lo stigma continua a rappresentare un ostacolo concreto all’accesso ai percorsi di diagnosi e trattamento.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’obesità una malattia cronica complessa e multifattoriale, determinata dall’interazione di fattori biologici, genetici, ambientali e sociali. Eppure, nel racconto pubblico, resta spesso associata a colpa o mancanza di volontà.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, lo stigma può incidere negativamente sulla qualità delle diagnosi e sull’aderenza terapeutica, contribuendo a ritardi nella presa in carico e a un minore ricorso ai servizi sanitari.

“Le parole hanno un peso reale”

Il glossario, intitolato “Non c’è forma più corretta”, raccoglie venticinque parole e concetti chiave – tra cui body shaming, grassofobia, stigma clinico, taglia forte – analizzandone significato, implicazioni e potenziali criticità.

«Le parole hanno un peso reale: possono ferire, escludere o colpevolizzare chi vive con obesità, ma possono anche diventare strumenti di cura», afferma Rosy Russo, presidente di Parole O_Stili. «Con questo glossario vogliamo offrire strumenti linguistici consapevoli e rispettosi, perché cambiare le parole è il primo passo per cambiare lo sguardo e restituire dignità alle persone».

L’obiettivo non è proporre formule rigide, ma favorire una maggiore consapevolezza dell’impatto che espressioni anche di uso comune possono avere su chi vive con questa patologia.

Linguaggio e responsabilità nel sistema salute

L’iniziativa sottolinea come il linguaggio non sia un elemento accessorio, ma parte integrante della cultura della cura. «Lo stigma associato alla patologia continua a rappresentare una delle principali barriere per le persone con obesità. In questo contesto, il linguaggio che utilizziamo ha un ruolo determinante: può favorire accoglienza e sostegno, oppure alimentare esclusione e giudizio», dichiara Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs & Patient Access di Eli Lilly and Company.

La diffusione europea del glossario – già disponibile in italiano e ora tradotto in polacco, rumeno e ceco, con ulteriori versioni in arrivo – coinvolge anche le associazioni pazienti dei diversi Paesi, chiamate a validare i contenuti per garantirne coerenza culturale e sensibilità locale.

Oltre la narrazione semplificata

Il progetto si inserisce in un contesto in cui la comunicazione pubblica sull’obesità è ancora spesso polarizzata. Ridurre la complessità della patologia a una questione di responsabilità individuale rischia di rafforzare stereotipi e disuguaglianze, colpendo in modo particolare le persone già esposte a fragilità sociali ed economiche.

Intervenire sul linguaggio significa allora intervenire su uno dei determinanti culturali della salute. Non una misura clinica in senso stretto, ma un passaggio necessario per favorire un accesso più equo alle cure e promuovere una narrazione più aderente alla realtà scientifica.

In un ambito in cui le parole possono influenzare comportamenti, decisioni e percorsi terapeutici, la scelta di un lessico accurato e rispettoso diventa parte della responsabilità condivisa tra istituzioni, professionisti e media.

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