Slalom di voci: la psicologia dello sport protagonista a Milano Cortina 2026

Giulia Ippolito

Non basta allenare il corpo per salire sul podio. Il sogno olimpico parte dalla testa. È il messaggio emerso con chiarezza a Cortina d’Ampezzo durante “Slalom di voci: il contributo della psicologia alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026”, incontro promosso dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto e dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia nel cuore dei Giochi Invernali.

All’Hotel de la Poste si sono confrontati psicologi dello sport, rappresentanti istituzionali e del mondo accademico e sportivo, in un dialogo dedicato al ruolo della salute mentale nelle grandi competizioni internazionali.

Oltre la performance: il valore educativo dello sport

«Le Olimpiadi rappresentano molto più di un appuntamento agonistico, sono uno spazio collettivo in cui si costruiscono modelli educativi, culturali e relazionali – afferma Luca Pezzullo, presidente Ordine degli Psicologi del Veneto -. La psicologia dello sport contribuisce a questo processo non soltanto sostenendo l’atleta nella prestazione, ma accompagnando la crescita della persona e della società nella sua interezza. Allenare la mente significa sviluppare consapevolezza, capacità di gestione delle emozioni, motivazione, senso del limite e responsabilità verso sé stessi e verso il proprio gruppo. Lo sport è quindi una palestra di competenze psicologiche fondamentali: insegna a tollerare la frustrazione, a trasformare l’errore in apprendimento, a reggere la pressione senza perdere il proprio equilibrio. In questo senso il lavoro degli psicologi dello sport ha un valore profondamente educativo, che si estende oltre il momento della competizione e incide sul percorso di vita, soprattutto delle giovani generazioni. Con questa iniziativa vogliamo offrire un contributo concreto affinché Milano-Cortina 2026 lasci un’eredità culturale duratura».

Salute mentale al centro dei Giochi

«Nel mondo sportivo internazionale si è sviluppata una nuova consapevolezza riguardo al tema della salute mentale e queste Olimpiadi ne fanno uno dei loro punti cardine: il Comitato Olimpico ha scelto di mettere la tutela psicologica degli atleti al centro, rafforzando strumenti, spazi e professionisti dedicati al benessere mentale. Lo sport non è solo performance – ha sottolineato Valentina Di Mattei, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia – ma un potente motore di crescita personale, educativa e sociale. Con “Slalom di voci” vogliamo aprire un confronto sul contributo che la psicologia può offrire alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, affinché lo sport diventi sempre più un presidio di prevenzione, inclusione e sviluppo delle competenze emotive fondamentali».

Corpo e mente, un allenamento inseparabile

«La forza mentale rende possibile il sogno olimpico, un sogno che nasce spesso da bambini e che diventa realtà solo attraverso un allenamento che coinvolga anche la dimensione psicologica – sottolinea Marco Gazzola, Gruppo di Lavoro di Psicologia dello Sport dell’Ordine degli Psicologi del Veneto –. In questo senso, il corpo è il motore, la mente è il navigatore, capace di guidare l’azione e di andare avanti anche di fronte alle difficoltà.»

Dalla gestione degli stimoli esterni al cosiddetto “reset mentale” dopo un errore, la psicologia dello sport lavora su quegli aspetti invisibili ma decisivi che permettono all’atleta di restare nel presente, mantenere lucidità e trasformare la pressione in energia.

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