L’ambiente in cui viviamo e le abitudini quotidiane stanno assumendo un peso sempre più rilevante nello sviluppo dei tumori, in particolare di quelli del sangue. Una consapevolezza che oggi entra con forza anche nel dibattito istituzionale grazie al volume “L’impatto dell’Ambiente e degli Stili di Vita nel rischio onco-ematologico”, presentato alla Camera dei Deputati e frutto del Convegno Nazionale AIL 2024.
Il libro, promosso dall’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL), è stato illustrato nella Sala Tatarella su iniziativa dell’onorevole Luciano Ciocchetti, vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera, con il patrocinio dell’Intergruppo parlamentare One Health.
Non solo invecchiamento: i fattori di rischio modificabili
Il volume mette in discussione una lettura riduttiva dell’aumento dei tumori, spesso attribuito esclusivamente all’allungamento della vita media. Come riportato nel testo, infatti, “l’aumento dell’incidenza dei tumori non è legato solo all’invecchiamento della popolazione, ma anche a fattori di rischio ambientali modificabili”.
Tra questi vengono indicati “l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, le polveri sottili, i pesticidi, i solventi industriali e i metalli pesanti”, elementi sempre più presenti negli studi epidemiologici dedicati alle patologie onco-ematologiche.
Guarda la video intervista QUI.
Ambiente degradato e tumori del sangue: le evidenze scientifiche
Pur riconoscendo la complessità nel dimostrare rapporti causa-effetto diretti, il volume evidenzia come stia emergendo “una crescente convergenza di studi epidemiologici che collegano l’ambiente degradato ad un aumento delle patologie onco-ematologiche”. Un dato che rafforza l’idea di una prevenzione che non può prescindere dalla tutela ambientale.
Il messaggio che attraversa il libro è chiaro: l’esposizione prolungata a contaminanti ambientali rappresenta una delle grandi sfide sanitarie e sociali del nostro tempo, da affrontare con strumenti scientifici, normativi e culturali.
Il ruolo degli stili di vita nel rischio e nel decorso della malattia
Accanto ai fattori ambientali, il volume dedica ampio spazio agli stili di vita, sottolineando il “ruolo di alimentazione, attività fisica, fumo, consumo di alcol e gestione dello stress” nel modulare non solo il rischio di sviluppare una patologia onco-ematologica, ma anche il suo decorso.
La prevenzione, in questa prospettiva, diventa un percorso che coinvolge direttamente le persone, chiamate a essere parte attiva della tutela della propria salute.
Prevenzione integrata: una responsabilità condivisa
Il messaggio conclusivo del volume è esplicito: ambiente e stili di vita devono essere considerati pilastri di una strategia più ampia. Secondo gli esperti, si tratta di elementi centrali di una prevenzione che “deve affiancare la ricerca e le cure, coinvolgendo istituzioni, cittadini e sistema sanitario in una visione condivisa di tutela della salute collettiva”.
Un approccio che richiama il paradigma One Health e che invita a superare la frammentazione degli interventi, puntando su politiche coordinate e di lungo periodo.
Il confronto tra scienza, associazioni e istituzioni
Alla presentazione del volume hanno partecipato rappresentanti del mondo scientifico, associativo e politico. Oltre all’onorevole Ciocchetti, sono intervenuti Aurelio Angelini, sociologo dell’ambiente e curatore del rapporto; Adriano Venditti, direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia della Fondazione Policlinico Tor Vergata; e Giuseppe Toro, presidente nazionale AIL.
Hanno preso parte al confronto anche l’onorevole Luana Zanella, vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali, la senatrice Elena Murelli, l’onorevole Ilenia Malavasi e l’onorevole Ylenja Lucaselli, a testimonianza di un’attenzione trasversale su un tema che intreccia salute pubblica, ambiente e prevenzione.



