BPCO, terza causa di morte nel mondo: in arrivo anche in Italia il primo trattamento mirato

Giulia Ippolito

La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) rappresenta una delle principali sfide sanitarie del nostro tempo. È la terza causa di morte nel mondo, responsabile di 3,5 milioni di decessi nel solo 2021, pari al 5% delle morti globali. Eppure, nonostante l’elevato impatto clinico e sociale, la patologia resta spesso sottodiagnosticata e sottovalutata, anche a causa di un’insorgenza tipicamente tardiva e di sintomi che vengono a lungo confusi con il normale invecchiamento.

L’evento “La BPCO ha un nuovo respiro”, organizzato da Sanofi e Regeneron il 30 gennaio 2026 presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, ha acceso i riflettori sul peso della malattia nella vita quotidiana dei pazienti e dei caregiver, sulle attuali strategie di gestione e sulle nuove prospettive terapeutiche.

Oltre il fumo: una patologia complessa e progressiva

Il fumo di sigaretta rimane il principale fattore di rischio per la BPCO, ma non è l’unico. L’età media di insorgenza è superiore ai 40 anni e la prevalenza supera il 25% negli over 80. In Italia, la diagnosi arriva spesso quando la malattia è già in fase avanzata, con una riduzione della funzione respiratoria che può raggiungere il 50%.

La difficoltà maggiore riguarda le forme non controllate: nonostante la massima terapia inalatoria disponibile, circa il 50% dei pazienti continua a presentare riacutizzazioni, episodi di peggioramento acuto che possono portare a ospedalizzazione, progressione della malattia e, nei casi più gravi, alla morte.

Vivere con la “fame d’aria”: l’impatto su pazienti e caregiver

“La quotidianità di chi convive con la BPCO, specie nelle forme più gravi, è spesso dominata dalla ‘fame d’aria’ e dalla costante paura delle riacutizzazioni. È una condizione che erige barriere invisibili: gesti semplici come fare una rampa di scale o uscire di casa diventano imprese impossibili”, ha testimoniato Simona Barbaglia, Presidente Respiriamo Insieme APS e caregiver di una persona con BPCO.

“Sebbene il range di età dei pazienti sia ampio, si tratta per lo più di anziani, magari soli o assistiti da coniugi fragili o dai figli. Il carico della patologia coinvolge dunque anche i caregiver, con sacrifici rilevanti in termini di tempo, lavoro e vita privata. Poter accedere a una cura che può ridurre gli episodi acuti significa molto di più che respirare meglio: significa restituire dignità e prospettive a intere famiglie.”

Guarda la video intervista QUI.

Una svolta terapeutica dopo decenni di stallo

Una novità rilevante arriva dalla ricerca: dupilumab, il primo farmaco biologico mirato per la BPCO, a breve rimborsato anche in Italia. Già approvato dall’EMA nel luglio 2024, dupilumab è un anticorpo monoclonale che agisce sulle interleuchine IL-4 e IL-13, molecole chiave dell’infiammazione di tipo 2.

I dati clinici dimostrano che, in aggiunta alla terapia standard, il farmaco riduce significativamente le riacutizzazioni moderate e gravi, migliora la funzione polmonare, i sintomi e la qualità di vita dei pazienti selezionati.

Le raccomandazioni GOLD e il nuovo scenario clinico

“Le raccomandazioni GOLD pongono l’accento sul ruolo cruciale delle riacutizzazioni: aumentano il rischio di mortalità, accelerano la progressione della patologia e compromettono la qualità di vita”, ha spiegato Alberto Papi, Professore ordinario di malattie dell’apparato respiratorio e membro della commissione scientifica GOLD.

“In questo scenario, l’avvento di dupilumab segna la svolta terapeutica che attendevamo da decenni. È il primo farmaco biologico ad agire su una popolazione mirata, offrendo un’opzione innovativa per un miglior controllo della malattia e una riduzione del carico clinico-assistenziale.”

L’importanza di un approccio olistico

Durante l’incontro è emersa con forza la necessità di un approccio integrato, che tenga conto non solo dei sintomi fisici, ma anche delle ricadute psicologiche. Ansia, depressione e senso di colpa, soprattutto nei pazienti fumatori, possono contribuire a ritardi diagnostici e a una gestione non ottimale.

“La BPCO porta con sé ferite invisibili come ansia, depressione e la costante paura delle crisi respiratorie”, ha aggiunto Maria Dolores Listanti, fisioterapista e insegnante di mindfulness. “La riabilitazione respiratoria e la mindfulness diventano strumenti essenziali per aiutare pazienti e caregiver a riappropriarsi del proprio respiro e della fiducia nel futuro.”

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