Svapo e infarto: cosa insegna il caso shock di Olender sui rischi delle sigarette elettroniche

Irma D’Aria, giornalista scientifica

La storia di Fraser Olender è uscita due giorni fa, ha fatto il giro dei social e poi, come spesso accade, è scivolata via dal flusso delle notizie. Ma è proprio quando l’attenzione cala che vale la pena fermarsi e guardare meglio. Scriverne oggi significa togliere la vicenda dalla dimensione del “caso virale” e riportarla a quello che è davvero: un segnale d’allarme che riguarda tutti.

Un infarto per una sigaretta elettronica

Olender non immaginava che una boccata di svapo potesse portarlo in ospedale con un infarto in corso. Dolore al petto, fiato corto, confusione. Poi la diagnosi: un vasospasmo coronarico innescato da una lesione polmonare da sigaretta elettronica. La sua esperienza ricorda quanto sia fragile l’idea – ancora molto diffusa – che le e-cig siano un’alternativa “sicura”.

Cos’è davvero l’EVALI

L’EVALI è una lesione polmonare acuta legata all’uso di sigarette elettroniche o prodotti per lo svapo. Può partire con tosse o fiato corto e peggiorare fino all’insufficienza respiratoria. Identificata nel 2019, resta una condizione in parte misteriosa. Molti casi sono collegati all’acetato di vitamina E nei liquidi con THC, soprattutto di mercato nero, ma non è l’unica causa. Episodi sono stati registrati anche tra chi usava solo nicotina. Aumentano il rischio: età sotto i 35 anni, uso di THC, acquisti da fonti non controllate.

I sintomi da non ignorare

Dolore al petto, tosse persistente, difficoltà a respirare, febbre, nausea, vertigini. Sono segnali comuni a molte altre malattie, ed è proprio questo che rende l’EVALI difficile da riconoscere in tempo. Raccontare al medico l’uso di sigarette elettroniche può fare la differenza.

Come si cura l’EVALI

La prima mossa è smettere subito di svapare. Nei casi seri servono ossigenoterapia, corticosteroidi e, se il respiro cede, supporto ventilatorio. Molti pazienti migliorano in pochi giorni, ma il quadro a lungo termine non è ancora chiaro. Per questo servono controlli e un follow-up accurato.

Guarda la testimonianza QUI.

La testimonianza di Fraser Olender

Il 33enne star di Below Deck ha raccontato tutto sui social. Ricovero d’urgenza a Londra, dolori intensi al petto, difficoltà respiratorie. Dopo vari esami, la diagnosi: EVALI con un vasospasmo coronarico, abbastanza severo da provocare un infarto STEMI, infarto del miocardio con sopraslivellamento del tratto ST (la parte dell’elettrocardiogramma che mostra un danno acuto e importante al muscolo cardiaco). “Le arterie che portano sangue al mio cuore si sono improvvisamente chiuse”, ha scritto. Il dolore è stato travolgente: “Due cicli di morfina non hanno fatto nulla. Solo l’antidolorifico più forte del pronto soccorso ha portato il mio dolore da 10 a 7”. È in ripresa e ha smesso di svapare da quel momento.

Perché questa storia conta anche oggi

Quando una notizia invecchia rapidamente, si tende a chiudere il discorso. Ma in questo caso sarebbe un errore. Lo svapo non è più un fenomeno marginale: è diventato un’abitudine quotidiana per milioni di persone, spesso giovanissime, convinte che “sia meno peggio”.
Il punto non è il singolo caso, ma ciò che rivela: la distanza enorme tra la percezione di sicurezza e i rischi reali, che continuano a emergere e che non conosciamo ancora del tutto. Scriverne ora significa riportare l’attenzione su questo divario, mentre l’eco mediatica si spegne. È proprio in questo silenzio che si formano le scelte quotidiane e che si possono cambiare.

Un messaggio difficile da ignorare

“Potevo morire per la stupidità di qualcosa di così ridicolo”, ha detto Olender. È un’ammissione dura, ma utile. Se la sua esperienza può far vacillare anche solo per un momento la certezza che lo svapo sia innocuo, allora vale la pena ascoltarlo. La salute non è un dettaglio. E non dovrebbe essere lasciata indietro quando la notizia smette di fare rumore.

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Si occupa da anni di salute, medicina, prevenzione e innovazione scientifica, con particolare attenzione alla qualità dell’informazione medico-scientifica e alla divulgazione. Firma gli articoli di Salute per Repubblica e ha maturato esperienze anche in Rai con cui continua a collaborare.